Echi dal Gran Consiglio

Ott 19 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 225 Views • Commenti disabilitati su Echi dal Gran Consiglio

Preventivo 2026: la solita strategia di un governo che tira a campare.

L’UDC Ticino prende atto del Preventivo 2026 presentato dal Consiglio di Stato. Ma lo denuncia con forza: ancora una volta il governo si piega alla logica dello scaricabarile e dimostra che la volontà popolare per lui non conta nulla. L’importante è, in qualche modo, riuscire ad arrivare ad aprile 2027, data delle prossime Elezioni cantonali, evitando di prendere le scelte che erano e sono ancor più necessarie.

Comuni spremuti contro il voto popolare

Il Consiglio di Stato vuole riversare ulteriori costi sui comuni, in pieno contrasto con il Decreto Morisoli, votato dal popolo e valido fino a fine 2025. È la prova che per il governo il voto dei Ticinesi è insignificante. Da anni i comuni vengono spremuti per tappare i buchi del cantone senza mai vedere risultati. È vergognoso che si continui con questa politica fallimentare.

Aumento prelievo sui valori di stima: arroganza istituzionale

Il governo propone aumenti dei valori di stima mentre è pendente un’iniziativa popolare che chiede di neutralizzarli. Questo è uno schiaffo al popolo: invece di forzare la mano, si porti l’iniziativa al voto e si lasci decidere ai cittadini.

Stop all’aumento dei dipendenti cantonali: più 800 in 5 anni

L’UDC, con altre forze politiche e con il sostegno de Il Mattino della Domenica, ha lanciato l’iniziativa popolare «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali» e chiede di andare al voto subito. Negli ultimi cinque anni il personale cantonale è cresciuto di 800 unità, una cifra insostenibile.

La proposta del Governo di non sostituire il 10% dei partenti appare ridicola dinnanzi a queste cifre.

Il vero nodo: spesa sociale e costo del personale

Il vero nodo delle finanze cantonali è doppio:

  • una socialità fuori controllo che costa oltre 1 miliardo di franchi all’anno con abusi e sprechi enormi;
  • un costo del personale cantonale esploso, che nessuno ha mai avuto il coraggio di contenere.
    Qui sta il cuore del problema, non certo nei comuni o nei cittadini.

In parlamento sono pendenti numerose iniziative e mozioni dell’UDC andanti  in questa direzione, che però rimangono in qualche cassetto a Palazzo delle Orsoline.

La ricetta dell’UDC: tagliare la spesa, non aumentare le tasse.

L’UDC lo ribadisce: la sola ricetta credibile è tagliare la spesa e snellire lo Stato. Ciò significa:

  • ridurre drasticamente le uscite, mediante interventi incisivi, a partire dal personale che può essere ridotto nel giro di pochi mesi non sostituendo tutte le numerose partenze naturali (circa 250 annui), senza dunque licenziare, ma neppure assumendo nuovi dipendenti;
  • snellire la macchina statale, eliminando burocrazia e costi inutili. Ogni dipartimento e ufficio porti delle proposte concrete all’attenzione del Consiglio di Stato;
  • cancellare leggi e regolamenti superflui che creano burocrazia e costi;
  • chiudere uffici e servizi non più necessari, mediante una riorganizzazione dell’organigramma dell’Amministrazione cantonale.

L’UDC collaborerà con chiunque abbia il coraggio di agire in questa direzione, ma si opporrà con ogni mezzo a qualsiasi aumento di imposte e tasse.

Basta immobilismo: basta tirare a campare!

Il Consiglio di Stato ha passato metà legislatura aspettando che i problemi si risolvessero da soli. È ora di svegliarsi, rimboccarsi le maniche e prendere decisioni anche impopolari ma necessarie per salvare le finanze del cantone.

L’UDC lo aveva detto in tutte le sedi: la situazione finanziaria era disastrosa e stava peggiorando. Governo e gran parte partiti di maggioranza hanno fatto finta di nulla. Oggi, dopo le votazioni del 28 settembre, la realtà li ha travolti: la sveglia è suonata, e non c’è più tempo da perdere.

Piero Marchesi Presidente

Interpellanza UDC

Branco del Carvina: il Cantone ha perso deliberatamente tempo chiedendo a Berna?

Motivazione riguardo l’interesse pubblico e l’urgenza

Il caso «Carvina» riguarda possibili ibridi lupo–cane: in tale situazione l’art. 8a OCP attribuisce al cantone la facoltà di intervenire senza preventiva autorizzazione federale. Il protrarsi dell’inazione espone le greggi a nuovi danni, favorisce la propagazione degli ibridi e mina la certezza del diritto, poiché una competenza esplicita rimane inutilizzata. Non è solo una questione d’urgenza operativa, ma di conformità legale. Per questi motivi il Consiglio di Stato deve chiarire subito le ragioni che lo hanno portato ad agire in tal senso.

Testo dell’interpellanza

La gestione del lupo è un tema complesso e sensibile anche per il nostro cantone. È noto che, in linea generale, quando un branco provoca ripetuti danni al bestiame o mostra un comportamento problematico, il cantone deve valutare le misure da adottare in coordinamento con l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM).

Diversa sarebbe invece la situazione se ci si trovasse di fronte a ibridi lupo–cane. La normativa federale prevede infatti che questi non appartengono alla diversità delle specie indigene e che, di conseguenza, spetta ai cantoni intervenire direttamente per impedirne la propagazione, con il solo obbligo di informare successivamente l’UFAM (art. 8°). In questo caso, quindi, non vi sarebbe necessità di un’autorizzazione preventiva da Berna.

Ci risulta che il cosiddetto branco Carvina non sia composto unicamente da lupi, ma comprenda un maschio riproduttivo ibrido e che anche i giovani nati dallo stesso e dalla femmina del branco sarebbero di conseguenza da considerare ibridi. Se questo fosse confermato, si tratterebbe dunque di un branco compromesso sotto il profilo genetico e che il cantone avrebbe potuto abbattere immediatamente, senza attendere decisioni federali.

Nonostante ciò, sembra che il Dipartimento del territorio abbia comunque avviato una procedura formale con l’UFAM, attendendo una risposta da Berna. Se così fosse, si tratterebbe di una scelta difficilmente comprensibile, che potrebbe aver comportato un ritardo nell’intervento e conseguenze concrete per gli allevatori di montagna.

Giova ricordare che in passato erano già state espresse critiche politiche alla gestione del dossier lupo da parte del DT. A queste critiche era stato replicato che si voleva trasformare il Ticino in un «far west» sparando a tutti i lupi. Se le informazioni oggi emerse sul branco Carvina fossero confermate, sembrerebbe invece che la realtà fosse l’opposto: non si chiedeva alcun approccio indiscriminato, ma un’applicazione coerente e tempestiva delle basi legali.

Alla luce di quanto sopra, chiediamo al Consiglio di Stato:

1.            Conferma quanto sopra descritto in merito alla composizione del branco Carvina e alla possibile presenza significativa di ibridi?

2.            Conferma che, in caso di branco ibrido, la legislazione vigente attribuisce al cantone la competenza di intervenire direttamente, senza preventiva autorizzazione dell’UFAM, con il solo obbligo di informarne successivamente l’autorità federale?

3.            È corretto che il Dipartimento del territorio ha comunque chiesto all’UFAM un’autorizzazione ad abbattere il branco Carvina? In caso affermativo, quando è stata inoltrata la richiesta e con quali motivazioni?

4.            È corretto che l’UFAM ha risposto indicando che, trattandosi di ibridi, il cantone avrebbe potuto procedere autonomamente senza richiedere un’autorizzazione?

5.            Se ciò fosse confermato, per quale motivo il Dipartimento del territorio ha scelto ugualmente di chiedere un’autorizzazione a Berna, pur non essendo necessaria?

6.            Non ritiene il Consiglio di Stato che tale scelta abbia causato un ritardo a scapito della protezione delle greggi e della serenità degli allevatori?

7.            Il Consiglio di Stato ha già disposto l’abbattimento dei soggetti ibridati del cosiddetto branco «Carvina»? in caso contrario, quando e con quali modalità intende procedere in tal senso al fine di impedirne la propagazione genetica?

Alain Bühler (primo firmatario)
Lara Filippini
Aline Prada

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