Echi dal Gran Consiglio
Interrogazione
Zonaprotetta: annunci sessisti e propaganda gender finanziati dai contribuenti? (grazie al PS!)
L’organizzazione Zonaprotetta, con sede in via Bagutti 2 a Lugano, ha pubblicato il 21 febbraio un annuncio su La Regione per la posizione di «Operatore/operatrice con incarico al 20%». Tra i requisiti richiesti, si evidenzia la necessità di una persona transgender (uomo, donna, non binario o altra identità di genere) con esperienza diretta nelle tematiche LGBTQ+, sottolineando la necessità di visibilità in tali ambiti.
Consultando il sito dell’organizzazione e il suo conto economico, si nota che tra le entrate figurano ben CHF 230’000 come «sussidio cantonale».
L’articolo 2 dello statuto di Zonaprotetta definisce gli scopi dell’associazione nei seguenti termini:
2.1 Promuovere il diritto alla salute sessuale per i giovani e la popolazione generale.
2.2 Informare la popolazione della Svizzera italiana riguardo alle problematiche legate all’Hiv/Aids e alle altre malattie sessualmente trasmissibili.
2.3 Sviluppare progetti e attività di prevenzione nell’ambito dell’Hiv/Aids e delle altre malattie sessualmente trasmissibili.
2.4 Promuovere la solidarietà e lottare contro ogni forma di discriminazione verso persone sieropositive, persone con diverso orientamento sessuale, persone che si prostituiscono e altre persone esposte a un forte rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.
2.5 Offrire sostegno e consulenza alle persone sieropositive e alle persone esposte a un forte
rischio di contrarre l’Hiv/Aids e le altre malattie sessualmente trasmissibili.
L’annuncio di lavoro pubblicato sembra in evidente contrasto con gli scopi statutari dell’associazione e con il quadro giuridico svizzero, per i seguenti motivi:
– In Svizzera, secondo l’ordinamento giuridico, sono riconosciuti esclusivamente due sessi, maschile e femminile. Non esistono altri sessi ufficiali come il «non binario» o «altra identità di genere».
– Non appare chiaro perché l’associazione intenda assumere una persona con una simile identità di genere, visto che negli scopi statutari non vi è alcun riferimento specifico a consulenze per persone che non siano riconosciute come uomo o donna.
È altresì degno di nota come l’annuncio di lavoro, imponendo l’esclusiva richiesta di un’identità transgender rifletta una visione intrinsecamente sessista e discriminatoria. Tale approccio, anziché favorire una reale inclusività, sembra accentuare divisioni di genere, escludendo implicitamente coloro che rientrano nei generi «uomo» e «donna». In questo contesto, la scelta di adottare criteri di selezione non allineati con il quadro normativo vigente risulta non solo incoerente con gli scopi statutari dell’associazione, ma anche in contrasto con i principi di parità e rispetto che dovrebbero guidare ogni intervento sociale.
Inoltre, si osserva che il contributo cantonale di CHF 230’000, se confermato, rappresenta una somma significativa. Vi sono altre associazioni, con radicamento sul territorio e con finalità sociali di grande impatto, che non ricevono alcun contributo pubblico. È quindi difficile comprendere la giustificazione per un sussidio così cospicuo, soprattutto in un momento in cui le finanze cantonali sono sotto pressione e il pareggio è lontano dall’essere raggiunto. Questo episodio rafforza l’evidenza che, nell’amministrazione cantonale, in particolare nel DSS, ci sia grasso che cola.
Alla luce di quanto esposto, si sottopongono al Consiglio di Stato le seguenti domande:
1. Conferma l’erogazione del contributo cantonale di CHF 230’000 all’associazione Zonaprotetta?
2. Quali motivazioni hanno spinto il cantone a finanziare questa associazione? Quali obiettivi deve perseguire l’associazione per beneficiare di tale sussidio? Come vengono misurati questi obiettivi e da chi?
3. In considerazione del quadro giuridico svizzero, che riconosce esclusivamente i generi maschile e femminile, come valuta i requisiti indicati nell’annuncio di lavoro dell’associazione? Ritiene corretto che il denaro dei contribuenti venga usato per finanziare associazioni che adottano criteri sessisti?
4. Ritiene corretto che i soldi dei contribuenti vengano spesi per finanziare associazioni che
promuovono iniziative di questo tipo?
5. Intende rivedere l’erogazione del sussidio cantonale all’associazione alla prima occasione utile?
Per il gruppo UDC:
Bühler Alain – Bassi Raide – Filippini Lara – Galeazzi Tiziano – Giudici Andrea –
Morisoli Sergio – Prada Aline – Soldati Roberta
Mozione
Più trasparenza nei controlli della velocità in Ticino – Si alla prevenzione, No a far cassetta finanziati dai contribuenti (grazie al PS!)
Premessa
Negli ultimi anni, l’uso dei radar stradali in Ticino ha sollevato un acceso dibattito tra cittadini, automobilisti e autorità. Se da un lato i controlli della velocità sono essenziali per garantire la sicurezza stradale e ridurre il numero di incidenti, dall’altro emerge la crescente percezione che il loro utilizzo non sia sempre orientato alla prevenzione, bensì alla generazione di entrate finanziarie per il cantone e i per i comuni. I dati raccolti negli ultimi anni confermano questa tendenza: nel 2022, gli incassi derivanti dai radar hanno raggiunto i 13,37 milioni di franchi, che crescono a 16.1 milioni a preventivo 2025.
Parallelamente, l’incremento del numero di controlli radar ha portato a una riflessione sulla loro collocazione e modalità d’uso. Sebbene la polizia cantonale e le polizie comunali abbiano indicato che i radar vengono posizionati in base a criteri di sicurezza e a segnalazioni da parte della popolazione, diversi casi mostrano che essi vengono installati anche in tratti di strada privi di un reale pericolo, ma potenzialmente più redditizi in termini di multe. Questo aspetto rafforza il sospetto che il loro impiego vada oltre la sola tutela della sicurezza stradale.
Il Consiglio di Stato ha risposto a diverse interpellanze confermando che non vi sono obiettivi di incasso assegnati alla polizia cantonale, ma non ha fornito risposte esaurienti rispetto alla trasparenza nella gestione degli incassi e alla loro destinazione. Inoltre, l’assenza di un obbligo di segnalazione preventiva dei radar fissi e mobili contribuisce a rafforzare l’idea che la funzione repressiva sia prioritaria rispetto alla funzione preventiva.
L’uso dei radar stradali deve essere chiaramente finalizzato alla sicurezza dei cittadini e non a un incremento delle entrate per le casse cantonali e comunali. Con questa mozione si chiede al Consiglio di Stato di introdurre misure che garantiscano maggiore trasparenza, prevenzione effettiva e un utilizzo più mirato ed equo dei controlli di velocità, affinché la fiducia dei cittadini verso le istituzioni venga preservata.
Pertanto, al fine di ripristinare la fiducia dei cittadini nell’effettivo obiettivo dei controlli di velocità e garantire che essi siano realmente finalizzati alla prevenzione e alla sicurezza stradale, si incarica il Consiglio di Stato di:
1. vincolare e garantire che almeno l’80% dei controlli avvenga in tratti stradali ritenuti critici per la sicurezza (aree scolastiche, cantieri stradali, tratti in cui si riscontrano statisticamente numerosi incidenti). Il Consiglio di Stato, oltre ad approntare direttive chiare in merito, deve fornire annualmente una lista aggiornata dei controlli radar effettuati sul territorio ticinese dalla polizia Cantonale e dalle oolizie Comunali, giustificandone l’installazione, al fine di garantire trasparenza e una corretta informazione ai cittadini;
2. predisporre un rapporto annuale che valuti l’impatto reale dei controlli radar effettuati sulla riduzione degli incidenti e su un fattivo aumento della sicurezza stradale, confrontando i dati pre- e post-installazione, per garantire che i dispositivi siano realmente utili alla sicurezza stradale.
Per il gruppo UDC:
Bühler Alain – Galeazzi Tiziano – Giudici Andrea – Prada Aline
Interpellanza
Apertura di centri per richiedenti l’asilo: basta alle imposizioni del DSS!
Motivazione riguardo l’interesse pubblico e l’urgenza [cfr. art. 97 cpv. 1 ultima frase LGC]
I centri per i richiedenti l’asilo vengono creati e aperti senza la consultazione delle Autorità comunali, creando così confusione e perplessità nelle autorità stesse e nei cittadini.
Testo dell’interpellanza
Recentemente, il Dipartimento della Sanità e della Socialità (DSS) ha autorizzato l’apertura di nuovi centri per richiedenti l’asilo minorenni. In particolare:
– Un centro presso il Centro al Süü a Bombinasco (comune di Curio);
– Un altro a Rovio presso l’ex Park Hotel, che ospiterà almeno 40 asilanti.
Secondo quanto riportato dai media, i comuni interessati vengono a conoscenza di queste decisioni attraverso la stampa o con un preavviso di pochi giorni. Questo modus operandi mina fortemente il coinvolgimento e il rispetto delle autorità locali, che si trovano di fatto impossibilitate a partecipare al processo decisionale su questioni di rilevante impatto per la loro comunità. L’installazione di centri per richiedenti l’asilo in piccoli paesi e in zone discoste genera, comprensibilmente, preoccupazione tra la popolazione locale, sia per possibili ripercussioni sulla sicurezza sia per gli effetti sulla coesione sociale. In alcuni casi, il numero di richiedenti l’asilo potrebbe addirittura superare quello degli abitanti delle frazioni o dei piccoli centri coinvolti, alterandone gli equilibri sociali, oltre che minare la loro sicurezza.
Alla luce di queste premesse, si interroga il Consiglio di Stato:
1. Ritiene opportuno il modo di agire del DSS, che insedia richiedenti l’asilo in piccoli paesi, dove la loro presenza rischia di essere numericamente superiore a quella degli abitanti locali?
2. Ritiene accettabile che il DSS informi le autorità locali solo a decisione già presa, lasciando ai comuni la sola possibilità di lamentarsi pubblicamente, senza però poter effettivamente intervenire nelle scelte che riguardano il loro territorio e la loro popolazione?
3. A fronte della contrarietà espressa dalle autorità comunali di Rovio e dalla popolazione locale, intende il Consiglio di Stato rivedere la decisione e cercare una soluzione alternativa? 4. Intende il Consiglio di Stato elaborare una procedura che obblighi il DSS a un maggiore coinvolgimento degli enti locali in progetti di questo tipo, evitando di compromettere l’autonomia decisionale che il cantone tanto difende nei confronti dei comuni?
Per il gruppo UDC:
Prada Aline – Bühler Alain – Filippini Lara – Galeazzi Tiziano – Giudici Andrea – Morisoli Sergio – Soldati Roberta


