Dai comuni

Nov 3 • Dai Comuni, Prima Pagina • 214 Views • Commenti disabilitati su Dai comuni

Locarno

Schermo di Vacchini, quale futuro?

In data 7 luglio veniva presentata un’interrogazione sullo schermo Vacchini in Piazza Grande.

Queste, in breve, alcune osservazioni in merito allo schermo. Molto prima di quanto si potesse prevedere, stanno emergendo in modo evidente le criticità legate alle scelte operate nella gestione del Festival di Locarno, ispirata al «modello Roche» voluto dall’azionista Roche e dalla presidente del Festival, Maja Hoffmann.

Nonostante ciò, la stragrande maggioranza del parlamento ha scelto di non affrontare la questione, respingendo la proposta dell’MPS di adottare, in occasione della seduta di giugno, una procedura che avrebbe permesso il dibattito pubblico in sostituzione della procedura scritta.

In questo modo, senza alcuna discussione sulle problematiche legate alla nuova gestione, alle sue prospettive e al rapporto con la realtà culturale ed economica del cantone, è stato approvato un nuovo credito quadro per il Festival (oltre 17 milioni di franchi), senza alcuna opposizione.

L’eliminazione dello storico e iconico schermo progettato dall’architetto Livio Vacchini – che dal 1971 ha definito l’architettura di Piazza Grande durante il Festival – è solo l’ultimo, ma significativo, episodio di una serie di decisioni che stanno modificando radicalmente la natura stessa della manifestazione.

Il CEO del Festival, Raphaël Brunschwig, intervistato dal quotidiano la Regione (3 luglio 2025), ha dichiarato che uno dei motivi fondamentali di tale decisione è «un cambiamento di prospettiva per rafforzare il futuro». Ha inoltre aggiunto: «Negli ultimi mesi abbiamo avviato un ragionamento sull’opportunità di anticipare leggermente le date del Festival, spostandole verso la fine di luglio.

Questa scelta nasce dalla volontà di rafforzare la posizione di Locarno all’interno dell’industria cinematografica globale, garantendone la centralità per gli anni a venire. Un cambiamento di calendario implica inevitabilmente anche una revisione delle infrastrutture: con tempi di montaggio più stretti e una maggiore necessità di coordinamento con altri eventi cittadini, era necessario pensare a soluzioni più agili, più sicure e sostenibili sul piano economico».

Tuttavia, la presunta difficoltà nel coinvolgimento dei professionisti del cinema a causa delle attuali date non trova conferma nei dati forniti dalla stessa direzione del Festival.

Il 17 agosto 2024, a commento dell’edizione appena conclusa, la direzione scriveva: «Per quanto riguarda i professionisti del settore, gli accreditati (inclusi quelli online) sono cresciuti del 6,5%, raggiungendo un totale di 4.940 persone, di cui 1.884 rappresentanti dell’industria cinematografica e 793 giornalisti, critici e fotografi». Il responsabile di Locarno Pro, Markus Duffner, aveva così commentato: «Siamo estremamente gratificati non solo dal significativo aumento dei numeri, che dimostra come sempre più professionisti trovino la loro strada per Locarno, ma anche dall’entusiasmo e dalla fedeltà dei nostri partecipanti e partner».

Alla luce di questi dati, non si comprende il reale motivo dello spostamento delle date del Festival, se non per favorire una sinergia con la manifestazione Moon&Stars e colmare il «vuoto» temporale tra i due eventi. Una motivazione che difficilmente può essere considerata culturalmente fondata e che apre scenari inquietanti sulle logiche che determinano le scelte del Festival.

Naturalmente, la scelta viene anche giustificata con esigenze di risparmio, in particolare per quanto riguarda il montaggio e lo smontaggio delle strutture. Tuttavia, è evidente che l’attività – da sempre affidate ad aziende artigianali locali – stanno ora migrando altrove, con conseguenze negative sia sul piano economico che su quello della sostenibilità del Festival.

Il CEO del Festival, proseguendo su questa linea, sembra dimenticare quanto dichiarato solo pochi mesi fa, ovvero che l’opera di Vacchini rappresentava «l’elemento identitario del Festival» e che «la forza internazionale del Festival dipende dalla solidità delle radici che lo legano al territorio».

Questa vicenda non solleva solo importanti questioni di natura culturale, ma evidenzia anche problematiche di fondo relative all’organizzazione e alla governance del Festival.

Queste alcune osservazioni che accompagnano l’interrogazione.

In data 8 ottobre, il Consiglio di stato rispondeva all’atto parlamentare e fra l’altro indicava:

«premesso che la decisione formale inerente alla sostituzione della struttura progettata dall’architetto ticinese Livio Vacchini è di competenza del Locarno Film Festival, proprietario della stessa, lo scrivente Consiglio di Stato, preso atto anche delle numerose prese di posizione pubbliche e dell’importante sostegno popolare raccolto dalla petizione consegnata alla direzione del Festival sul tema, ritiene che una riflessione approfondita e aperta in prospettiva futura sul valore culturale e simbolico dello schermo progettato dall’architetto Vacchini e sulla valorizzazione di tale patrimonio collettivo sia opportuna.

Lo stesso Locarno Film Festival, con comunicato stampa del 3 agosto 2025, ha riconosciuto questa necessità, comunicando apertura a instaurare un dialogo adeguato e costruttivo insieme a tutte le parti interessate. finalizzato a esplorare soluzioni concrete condivise per il futuro della struttura progettata da Vacchini.

Conclude nella sua risposta così: «Il Consiglio di Stato non ritiene opportuno intervenire presso la Città di Locarno, segnalando che il crescente legame tra Moon&Stars e il Festival potrebbe compromettere l’opportunità di lanciare una pubblica manifestazione d’interesse per il rinnovo, nel 2026, del mandato per la gestione degli eventi in Piazza Grande e nelle zone limitrofe?

Si tratta di una questione di competenza della Città di Locarno che non necessita quindi di indicazioni da parte del Governo cantonale».

Quindi, per conoscere cosa succederà allo schermo, i 9’400 firmatari dall’iniziativa dovranno attendere ancora per la decisione definitiva in merito.

Losone

Pubblicazioni nostre: nuovo libro di Piozzini

Negli scorsi mesi è apparsa, per la penna di Marco Piozzini e Amédéo Wermelinger, la pubblicazione «Castelli di sabbia», edita da Salvioni Narrativa di Bellinzona. Per Marco si tratta del terzo romanzo. Nel 2022 pubblicò per A. Dadò «Legami letali» e nel 2024 con Wermelinger «Sabbie del Passato» per Salvioni Narrativa. Titolare di un’agenzia immobiliare nel comune, oltre al suo impegno professionale, nel tempo libero, si diletta nello scrivere. Questo romanzo prende lo spunto del rinvenimento di un corpo in acqua, nella darsena di una prestigiosa villa di San Nazzaro, che impone all’ispettore di polizia giudiziaria Alberto Corti di chiedere nuovamente aiuto ai suoi amici, l’anatomo patologo Claudio Loculi e il capitano della polizia lacuale. Questo l’inizio del romanzo.
L’interesse del racconto lo si trova leggendo il libro.

FRG

Progetto #RiparaLo e Ri-cicletta a Losone

Il Comune di Losone propone alla popolazione due progetti per il riuso

Con l’autunno tornano dal 20 ottobre a Losone i progetti #RiparaLo e Ri-cicletta: il primo per riparare piuttosto che buttare piccoli elettrodomestici rotti, mentre il secondo per dare una seconda vita alle biciclette vecchie e inutilizzate.

#RiparaLo

Un lunedì al mese fino a giugno 2026, dalle 14.00 alle 16.00, al Centro La Torre (via Migiome, 1 Losone), un riparatore esperto è a disposizione per valutare la riparazione di piccoli oggetti elettrici o meccanici. Primo appuntamento lunedì 20 ottobre.

#RiparaLo si svolge contemporaneamente a «4 chiacchiere e un caffè», incontro organizzato da alcuni anni dal Gruppo Accoglienza, che tutti i lunedì pomeriggio apre le porte a chi vuole trascorrere un momento conviviale chiacchierando, giocando a carte o realizzando piccoli lavoretti manuali.

Il calendario dei prossimi incontri 2025-26: 17 novembre, 15 dicembre, 19 gennaio, 9 febbraio, 16 marzo, 13 aprile, 18 maggio, 22 giugno.

Ri-cicletta

Il progetto Ri-cicletta permette di donare la propria bicicletta in disuso. Le biciclette ritirate sono portate nell’atelier dell’associazione SOS Ticino a Rivera, dove i loro operai, per lo più persone in disoccupazione che operano in progetti di reinserimento socio-professionale, provvedono alle riparazioni con componenti provenienti da materiali di recupero. Le bici rimesse a nuovo sono poi utilizzate in diversi ambiti e progetti a carattere sociale.

Il ritiro delle biciclette si svolgerà nella settimana dal 20 al 24 ottobre 2025.

Chi desidera aderire all’iniziativa deve contattare l’associazione per chiedere il ritiro a domicilio della propria bicicletta vecchia (possono essere consegnate anche quelle in cattivo stato):

La bicicletta da ritirare va debitamente segnalata con l’avviso «Ri-cicletta» sul veicolo.

Comments are closed.

« »