Amarcord: dal culturismo al bodybuilding
(enm) «Culturismo», era la parola coniata in Italia per definire quello quel che in inglese si è in realtà sempre chiamato «bodybuilding», termine esotico che ha ormai del tutto sostituito quello più corretto ma … troppo italiano. Già, come in tanti altri campi, vuoi mettere il fascino di un anglicismo rispetto alla banalità di esprimere lo stesso concetto nella nostra lingua madre?
I miei ricordi di questo sport nel quale ho speso parecchi anni della mia vita – quale praticante amatoriale, dirigente, organizzatore di gare e giudice internazionale – risalgono ai primi anni ’60. Alle nostre latitudini non esistevano palestre – sarebbero arrivate 20 anni dopo – e l’attività di pochi appassionati si svolgeva individualmente in casa, in cantina o in giardino, seguendo l’allora famoso «Metodo John Vigna», riportato in un manuale di esercizi dal titolo «Muscoli e bellezza», scritto da un ex giocatore di rugby. Esso prevedeva diversi esercizi a corpo libero e altri con l’uso di un unico manubrio di 5 Kg. A questo fece seguito «Culturismo per campioni» che, agli esercizi del precedente, aggiungeva l’uso di un bilanciere a dischi intercambiabili.
Gli appassionati trovavano poi in alcune edicole delle riviste (Cultura fisica, Santé et Force, Santé e sport, Vigor, Sportman, ecc.) che riportavano gli allenamenti sempre più sofisticati dei vari Mr. America e Mr. Universo di allora, campioni quali John Grimek, Larry Scott o il mitico Steve Reeves che, comparendo quale protagonista in diversi film nei personaggi di Ercole o di Maciste, era l’idolo di noi ragazzi, il modello cui mi ispiravo per i miei allenamenti. Ben e Joe Weider avevano fondato la «International Federation of Body Builders» (IFBB) partendo dal Canada e dagli USA, per espandersi poi in Europa, in particolare in Francia. Rigorosamente «natural» (anche perché cosa fossero gli anabolizzanti non lo sapevo nemmeno), completavo la mia dieta con qualche frullato di proteine acquistate per corrispondenza in Francia, ma niente di più. Personalmente avevo sostituito il mitico manubrio di 5 Kg del «Metodo John Vigna» con un paio di manubri caricabili con diversi pesi, un bilanciere e un paio di panche. Sedute di allenamento di un’oretta alle 6.30 del mattino, doccia, colazione e via a scuola (e più tardi al lavoro quale apprendista). Nel contempo, praticavo canottaggio e tennis. Bei tempi… anche perché, seppure ben lontano dal fisico di Steve Reeves, possedevo dei muscoli un po’ più sviluppati (non tanto) di quelli dei miei coetanei. Ma, soprattutto, perché avevo 14 anni.
A Melbourne la prima palestra
A 18 anni, in Australia, mi iscrissi a una palestra, il «California Health Studio» dotata, oltre che dei soliti pesi liberi, di qualche macchinario, di sauna e bagno turco, tutte cose che, fino ad allora, conoscevo solo attraverso la lettura delle sopracitate riviste specializzate. Era sulla strada fra lavoro e casa, per cui per qualche mese la frequentai regolarmente tre volte a settimana. Il titolare era italiano, il che facilitava la comunicazione. Anche se non durò a lungo – qualche mese dopo mi spostai a Sydney, per poi più tardi rientrare in Svizzera – fu la mia prima esperienza in un ambiente dedicato al culturismo, con colleghi e amici con cui condividere la stessa passione. Incidentalmente, ho cercato su internet la palestra in questione, scoprendo che, nel frattempo, ha cambiato nome e, evidentemente, anche lo scopo commerciale, visto che è diventata una sauna per gay… O tempora, o mores!
Le prime palestre in Ticino
Tornato in Ticino, gli allenamenti continuarono, ma sempre in luoghi privati e ad alternanza irregolare, fino al 1980 – da una decina d’anni ero a Lugano – con l’apertura del Free Time Club di Cassarate, che fu l’apripista di un’innumerevole quantità di centri fitness. Felice di poter riprendere finalmente un’attività culturistica regolare, mi scrissi subito e formai con altri giovani entusiasti un gruppo di frequentatori dedicati interamente al bodybuilding. Fondammo il «Body Studio 34» – una specie di club nel club dedito all’attività culturistica – con il quale cominciammo a organizzare delle gare interne. Nel 1983, facemmo una trasferta a Zurigo per assistere a un campionato di professionisti reduci dal Mr. Olympia che aveva avuto luogo la settimana prima a Monaco di Baviera. Tornammo entusiasti e decidemmo che era giunta l’ora di organizzare una gara a livello svizzero, sponsorizzata dallo stesso Free Time Club nella persona dell’allora proprietario Yves Russbach. Detto e fatto. Prendemmo contatto con la Federazione svizzera di bodybuilding e ottenemmo facilmente l’autorizzazione e la collaborazione per la prima «Coppa di Lugano» che ebbe luogo lo stesso anno. Ripetemmo l’esperienza ogni anno, estendendo l’evento nel 1988 a un incontro ufficiale Svizzera-Italia che, nel 1990 divenne un «Incontro triangolare Svizzera-Italia-URSS».
Gli anni ’90 videro videro l’ascesa di parecchi atleti ticinesi a livello nazionale. Tony Panatti, Fabrizio Arigoni, Roberto Vignati, Mariano Villena, Roberto Martinella, Giuseppe Camalleri, tanto per citarne alcuni. Le palestre in Ticino erano aumentate in modo esponenziale. Io ero, nel frattempo, diventato giudice internazionale e membro del comitato della Federazione svizzera. In quella veste accompagnai spesso la squadra svizzera ai campionati europei e mondiali nei quali, spesso, gli atleti svizzeri emergevano. Nel 2000/2001, fui infine presidente di IFBB Svizzera e l’allora presidente internazionale – e fondatore di IFBB – Ben Weider mi chiese di organizzare i Campionati europei del 2000 a Losanna. Fu una bella avventura che segnò anche il picco massimo della mia carriera. Alla presenza del presidente IFBB, Ben Weider, e del presidente del comitato olimpico internazionale, Juan Antonio Samaranch, oltre cento atleti provenienti da 23 paesi si diedero battaglia. Ciliegina sulla torta: l’oro nella categoria welters del nostro Mariano Villena, atleta cresciuto culturisticamente presso il Free Time Club di Lugano.
Un altro mondo
Ebbene, il MIO bodybuilding è finito lì. Con l’assunzione sistematica a quantitativi industriali di ormoni anabolizzanti, già negli anni ’80 si vedeva la tendenza dei bodybuilders – professionisti e no – a spingere le prestazioni sempre oltre. Già Schwarzenegger che, peraltro, rispetto agli atleti di oggi faceva un uso relativamente moderato di detti prodotti, mostrava un fisico di fronte al quale lo Steve Reeves degli anni ’50 sarebbe sembrato mingherlino. Ma dal 1990 in poi, non c’è più stato alcun freno. A sua volta, Arnold Schwarzenegger avrebbe sfigurato contro un Ronnie Coleman – 8 volte Mr. Olympia dal 1998 al 2005.

Una parola sulle donne
Ai miei tempi, il bodybuilding femminile era praticato da belle ragazze che non miravano allo sviluppo prettamente mascolino dei muscoli, avevano un corpo sportivo sì, ma esteticamente bello e dotato di sex-appeal. Atlete come Rachel McLish, Cory Everson, Anja Langer, eccetera, sfido chiunque a dire che non erano belle.
Poi, come al solito, arrivarono le esagerazioni e, soprattutto, l’assunzione di ormoni maschili, al fine di spingere al parossismo lo sviluppo muscolare, con conseguente perdita della femminilità. Voce che avrebbe fatto invidia a un basso lirico, peluria che a ogni ceretta avrebbe fornito abbastanza materiale per la confezione di un colbacco per la guardia reale britannica, senza andare a indagare su parti del corpo più intime. Ricordo che un giudice romando che con me faceva parte della giuria chiamata a valutare una categoria femminile ai campionati mondiali di Katowice, vedendo una protuberanza sospetta nel bikini di un’atleta, me la indicò dicendo: «Regarde, regarde, elle a un morceau d’zizi!». E siccome accompagnò l’esclamazione indicando con l’indice l’oggetto delle sue perplessità, sebbene fortunatamente non ci furono strascichi, fu grande il mio imbarazzo.
Per non perdere l’enorme potenziale commerciale rappresentato dall’attività fitness (mercato di miliardi di dollari in centri, abbigliamento, integratori alimentari, competizioni, eccetera), le varie federazioni hanno ora introdotto diverse categorie – femminili, ma anche maschili – che costituiscono un traguardo più facile da raggiungere ma che, avendo rinunciato allo sviluppo muscolare come obiettivo base degli allenamenti, non sono molto distanti da un semplice concorso di bellezza.

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