Accordi quadro: il Consiglio federale e le sue false dichiarazioni
Dal «Nebelspalter» del 24.03.2026, un interessante articolo di Dominik Feusi
«Fact-checking» sui trattati con l’UE
I fatti: Il Consiglio federale ha trasmesso gli accordi quadro al parlamento. Nel comunicato stampa e durante la conferenza stampa si è espresso a favore del pacchetto di accordi, con dichiarazioni che contraddicono la sua stessa documentazione.
Paerché è importante: Ai sensi della Costituzione federale, il Consiglio federale è tenuto a fornire informazioni oggettive, al fine di garantire la «libera formazione della volontà e l’espressione fedele del voto» (art. 34, cpv. 2). Nel dossier UE, esso viola ripetutamente questo principio.
Abbiamo esaminato attentamente i punti più importanti:
«Con questo progetto, il Consiglio federale intende consolidare la collaudata via bilaterale e renderla sostenibile per il futuro.»
La via bilaterale è stata intrapresa a seguito del rifiuto dell’adesione allo Spazio economico europeo (SEE). Poiché tale rifiuto era stato causato dal legame istituzionale con l’UE, si è deciso di rinunciarvi. La Svizzera ha rinviato la questione UE a un momento successivo, facendo riferimento alla domanda di adesione ancora in sospeso. A partire dal 2008 l’UE non era più d’accordo e ha chiesto nuovi accordi – con l’obbligo di ripresa del diritto e la valutazione delle controversie da parte della Corte di giustizia UE. Con ciò si è conclusa la via bilaterale, quale alternativa al legame istituzionale. Fino a poco tempo fa, anche il Consiglio federale evitava di usare questa definizione. Per l’UE, gli accordi sono «trattati di associazione» ai sensi del Trattato sul funzionamento dell’UE (art. 217) – la Svizzera si allinea così politicamente all’UE.
L’affermazione è falsa.
Il consigliere federale Beat Jans: «Garantiamo il nostro accesso al mercato interno dell’UE e, con esso, il nostro benessere.»
L’accesso al mercato interno dell’UE è garantito dall’accordo di libero scambio del 1972. Tale accordo non fa parte né dei trattati bilaterali né degli accordi quadro recentemente rinegoziati. L’accordo in esso contenuto sugli ostacoli tecnici al commercio disciplina esclusivamente il riconoscimento reciproco delle omologazioni dei prodotti – e ciò solo in venti settori industriali menzionati nell’allegato. Per questo motivo i benefici sono così esigui e non hanno nulla a che vedere con il «benessere».
«Senza … questi accordi, la via bilaterale perderebbe gradualmente di rilevanza.»
Sin dall’approvazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa nel 2014, l’UE minaccia di non aggiornare l’accordo sugli ostacoli tecnici al commercio. La nuova legislazione UE non verrebbe più menzionata nell’allegato, nemmeno se la Svizzera l’avesse ripresa nel proprio ordinamento giuridico. Nel caso della regolamentazione del settore medtech (con un costo di 525 milioni di franchi all’anno), l’UE ha fatto sul serio. Da allora i prodotti devono essere omologati anche nell’UE, il che però è meno costoso che in Svizzera. I costi aggiuntivi sono quindi modesti. Secondo uno studio del Consiglio federale, è in gioco al massimo lo 0,48 per cento del prodotto interno lordo – in vent’anni e solo se l’UE dovesse effettivamente denunciare l’intero accordo sugli ostacoli tecnici al commercio.
L’affermazione è teoricamente corretta, ma improbabile ed economicamente poco rilevante.
«Inoltre, il pacchetto garantisce la partecipazione a programmi di ricerca fondamentali come «Horizon Europe», rafforzando così la Svizzera quale polo di innovazione.»
Il programma di ricerca «Horizon Europe» durerà solo fino al 2027. È probabile che entro quella data non avremo ancora neppure votato sugli accordi quadro. La Segreteria di Stato per l’istruzione conferma che i contratti quadro non offrono alcuna garanzia di partecipazione al programma successivo. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin lo ha sottolineato anche durante la conferenza stampa. E ha fatto notare che numerosi paesi partecipano ai programmi senza avere trattati così impegnativi con l’UE.
L’affermazione nel comunicato stampa è falsa.

Foto: Keystone
«Allo stesso tempo, essi (i contratti quadro, ndr) garantiscono l’indipendenza istituzionale del paese».
In tutti i nuovi accordi, la Svizzera si impegna a riprendere il diritto UE, purché rientri nell’ambito di applicazione degli accordi stessi. Tale ambito di applicazione spesso non è definito in modo esaustivo, il che potrebbe causare incertezza giuridica circa la necessità o no di riprendere un nuovo atto giuridico dell’UE. In cinque dei sette accordi è prevista la procedura di integrazione per la ripresa del diritto. Il Consiglio federale scrive nel messaggio al parlamento (pag. 96, PDF) che in questo modo il diritto dell’UE «diventa parte dell’ordinamento giuridico svizzero solo attraverso la sua adozione nell’accordo». Ciò significa che le istituzioni in Svizzera, dal Consiglio federale al parlamento fino alla popolazione, svolgono un ruolo solo se i nostri diplomatici a Bruxelles si oppongono all’inclusione in un accordo. Si profila un trasferimento di potere verso l’amministrazione. Anche altri la pensano così.
L’affermazione è falsa.

«[Il pacchetto] continua a conciliare in modo coerente la libera circolazione delle persone con le esigenze del mercato del lavoro.»
La libera circolazione delle persone non si applica solo ai lavoratori a tempo pieno, ma anche ai lavoratori a tempo parziale e senza limitazioni, in tutti i settori, compresi quelli in cui non vi è alcuna necessità di ricorrere a manodopera straniera. La maggior parte dei lavoratori immigrati non viene assunta in settori nei quali vi è carenza di personale qualificato – al contrario. Le persone immigrano nonostante nel paese vi siano migliaia di disoccupati in cerca di lavoro. A ciò si aggiunge il fatto che la maggioranza degli immigrati (62 per cento) non viene in Svizzera per lavorare, ma per altri motivi.
Beat Jans: «Non ci sarà alcun afflusso di immigrati nei servizi sociali.»
Il Consiglio federale ha commissionato uno studio su questo tema, dal quale emerge che il diritto all’assistenza sociale per i cittadini UE sarà notevolmente ampliato. Lo studio prevede da 3’000 a 4’000 persone in più all’anno – senza considerare che l’immigrazione potrebbe aumentare ulteriormente perché, con il nuovo accordo sulla libera circolazione, sarà ancora più facile entrare in Svizzera. Inoltre, non sarà più possibile revocare il permesso di soggiorno, perché la Svizzera dovrà riprendere la direttiva sui cittadini dell’Unione. Secondo lo studio, ciò comporterà per cantoni e comuni un costo aggiuntivo compreso tra 56 e 74 milioni di franchi l’anno.
L’affermazione è falsa.

Foto simbolica: Keystone
Beat Jans: «Siamo convinti che la via bilaterale, in particolare grazie alla libera circolazione delle persone, abbia contribuito in modo determinante a migliorare la situazione della Svizzera rispetto a prima dei bilaterali».
Secondo uno studio del Consiglio federale, i benefici economici degli accordi bilaterali sono modesti. Dall’introduzione della libera circolazione delle persone, l’incremento del prodotto interno lordo pro capite si è dimezzato, attestandosi al di sotto dell’uno per cento. L’immigrazione avvantaggia principalmente gli immigrati e le grandi aziende che li portano in Svizzera – la popolazione non ne trae alcun beneficio. Ma ne avverte fortemente i costi in termini di affitti, ingorghi, sanità, scuole, infrastrutture di trasporto e ospedali. Chi possiede una casa ne trae vantaggio: a causa dell’immigrazione la domanda è elevata, il che fa aumentare i prezzi.
L’affermazione è falsa.
« Immigrazione fuori controllo… e dovremmo anche pagarne il prezzo! Freniamo ora l’immigrazione! Rahmenverträge: Der Bundesrat und seine Falschaussagen »

