Il doppio passaporto non è un diritto scolpito nella pietra

Lug 25 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 398 Views • Commenti disabilitati su Il doppio passaporto non è un diritto scolpito nella pietra

È tempo di tornare a chiedere regole più restrittive per le cittadinanze multiple.

La vicina Penisola ha dato un giro di vite alla trasmissione della cittadinanza italica. D’ora in poi, i discendenti nati all’estero da cittadini italiani acquisiranno il passaporto tricolore automaticamente solo per due generazioni: dovranno dunque avere almeno un genitore o un nonno italiano nato in Italia. Per la discendenza successiva, la sede consolare verificherà caso per caso. Anche un figlio nato all’estero da cittadini italiani con doppio passaporto potrebbe vedersi rifiutare la cittadinanza del Belpaese. L’obiettivo di Roma è quello di evitare la trasmissione infinita della nazionalità italiana, da una generazione a quella successiva, a persone che sono sempre nate e vissute all’estero e che non hanno alcun legame con la Penisola. Il tema si pone anche per la cittadinanza elvetica. Di principio, il figlio di almeno un genitore svizzero acquisisce il passaporto rosso, anche se nato all’estero. Tuttavia, se il genitore svizzero è nato all’estero e non è stato registrato presso un’autorità elvetica (ambasciata o consolato), il figlio, al compimento del 25° anno, perde la cittadinanza svizzera se non ha manifestato la volontà di mantenerla. Questo sistema, come scriveva il Vero Ticinese 2.0 nei mesi scorsi, frena ma non esclude la trasmissione perpetua della cittadinanza elvetica da una generazione all’altra. Accade infatti che discendenti, anche lontani, di emigranti svizzeri, che hanno ereditato il passaporto rosso senza mai aver avuto qualsivoglia legame con il nostro Paese, trovandosi in difficoltà, decidono di arrivare qui e di mettersi a carico del nostro Stato sociale. In quanto cittadini elvetici, ne hanno facoltà illimitata. Non si può impedire loro l’ingresso e men che meno espellerli. Attualmente gli Svizzeri all’estero sono circa 827.000. Ricordiamo l’importante emigrazione in America Latina (in particolare in Argentina) tra il 1850 e il 1940. Si tratta di svariate decine di migliaia di Svizzeri, tra cui anche numerosi ticinesi, che hanno avuto una discendenza.

I fabbrica-Svizzeri

Con la sua modifica legislativa, l’Italia chiama però in causa anche un altro tema che ci interessa assai: le doppie cittadinanze e le naturalizzazioni facili. In Svizzera, in media, vengono naturalizzati 45’000 stranieri all’anno. Senza sorpresa, si scopre che il maggior fabbricante di Svizzeri, anche per una semplice questione di dimensioni, è il canton Zurigo, con oltre 9’000 naturalizzazioni annue. Seguono Vaud e Ginevra a quota, rispettivamente, 5’100 e 4’800. La «medaglia» di primo naturalizzatore seriale se la aggiudica il canton Vaud, con circa 2,7 naturalizzazioni ogni 100 abitanti, seguito da Zurigo (2,5) e Ginevra (2,1). Ricordiamo di transenna che nel 2024, sotto la presidenza uregiatta, la Commissione delle petizioni del Consiglio comunale di Lugano decise di riunirsi durante tutta l’estate per naturalizzare 12 mesi su 12, a getto continuo. Quest’anno accadrà la stessa cosa. A dicembre 2023, tra i residenti in Svizzera, gli stranieri erano il 26,2%. Nel 2000 erano meno del 20%. Tra i cittadini svizzeri di oltre 15 anni, il 20% (ben oltre un milione di persone) ha il doppio passaporto. Circa un terzo nasce con la doppia cittadinanza, i restanti due terzi sono stranieri naturalizzati. Tra questi ultimi, sono pochissimi quelli che, all’ottenimento del passaporto rosso, rinunciano alla cittadinanza del paese d’origine. Come scritto più volte su queste colonne, il sospetto che molte naturalizzazioni avvengano per comodità e non per convinzione è fondato.

Dove non si può

Prima del 1992 le cose andavano diversamente: l’acquisizione della cittadinanza svizzera comportava la decadenza di quella originaria. No al piede in due scarpe: non si potevano avere in tasca due passaporti, per estrarre ora l’uno ora l’altro a seconda della convenienza del momento.

La possibilità di avere più di un passaporto non è né ovvia, né scontata. In vari Stati, ciò non è possibile, o lo è solo a condizioni restrittive. Lasciando da parte paesi «esotici» o non esattamente democratici (vedi la Cina), un paio di esempi: in Giappone, entro i 22 anni occorre scegliere una cittadinanza. In Norvegia, la doppia cittadinanza non era possibile fino al 2020. In Germania, il doppio passaporto è pienamente consentito solo dal giugno del 2024: prima era ammesso solo per i cittadini UE e per gli Svizzeri. Nei Paesi Bassi, chi acquisisce un’altra cittadinanza perde quella originaria. Anche in Austria, seppur con delle eccezioni, vale la stessa regola: chi acquisisce volontariamente una cittadinanza straniera perde quella austriaca. La Confederella è uno dei paesi che permettono liberamente la doppia cittadinanza. Ma questo non è scolpito nella pietra. Chi starnazza che il doppio passaporto sarebbe «un diritto umano» (e da quando?) o «un segno di civiltà», può andare a Baggio a suonare l’organo.

Politicanti parzialmente elvetici

Come ben sappiamo, ci sono anche politicanti federali con il doppio passaporto. Nel parlatoio bernese se ne contano 24 (19 in Consiglio nazionale e 5 agli Stati): circa il 10% del totale. Mica pochi. Nel 2000 ne risultavano 3. Attenzione però: dal 1° giugno 2024, i deputati a Berna sono tenuti a indicare pubblicamente, nel sito del parlatoio, assieme alle relazioni di interesse, anche il numero dei passaporti. C’è però chi se ne «dimentica», sicché la cifra reale potrebbe essere superiore a quella ufficiale. Nessuna disposizione impedisce inoltre a uno sconsigliere federale di avere varie nazionalità. È il colmo: sotto le cupole bernesi ci sono politicanti naturalizzati, esponenti della partitocrazia, che non si sentono nemmeno abbastanza svizzeri da rinunciare alla cittadinanza del paese d’origine e che, tuttavia, decidono sulla sottomissione del nostro paese alla fallita UE e sulla rottamazione della neutralità (solo per citare due esempi). Non è accettabile. La Lega tornerà alla carica con la richiesta che almeno chi fa politica a livello federale sia tenuto ad avere solo la cittadinanza elvetica. Dopodiché, sarà il turno dei doppi passaporti in generale. Il ritorno alla situazione pre-1992 (vedi sopra) non è un tabù, bensì un obiettivo.

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