Sconfitti vincitori

Giu 26 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 99 Views • Commenti disabilitati su Sconfitti vincitori

Dalla Weltwoche del 16.06.2026, l’editoriale di Rogder Köppel

La Svizzera è fantastica. È vero, anche il nostro paese sta andando a rotoli, nella direzione sbagliata come la Germania o la Francia, ma, se non mi sbaglio, si sta delineando una resistenza, gli Svizzeri si stanno svegliando. La votazione popolare di domenica non ha portato una vittoria degli iniziativisti contro la «Svizzera da 10 milioni», ma ha provocato un terremoto politico. Esaminiamo i fatti con lucidità, imparzialità e – sì, mi conoscete – con buon umore.

In questa votazione, l’UDC si è trovata completamente sola. La falange compatta dell’establishment – associazioni economiche, governo, amministrazione, autorità cantonali, chiese, televisione di Stato, quasi tutti i partiti rappresentati in Consiglio federale, le principali testate giornalistiche – non si è mobilitata contro l’iniziativa, no, si è mobilitata contro un partito. Tutti contro l’UDC.

Molti si sono chiesti: a che punto potrebbe trovarsi il nostro paese, dove sarebbe la Svizzera borghese, se il PLR e il PBD non lottassero sempre per i propri interessi e contro l’UDC, ma si battessero una volta tanto per la Svizzera?

Non è stata l’indecente disinformazione proveniente da Palazzo federale a fare la differenza.

Gli Svizzeri non sono così facili da manipolare come vorrebbero i politici e i media.

Probabilmente, alla fine, per la maggior parte di loro il «tetto demografico» era comunque troppo estremo, troppo poco svizzero, uno schiaffo ai vicini, in qualche modo la ricetta sbagliata per una nazione di albergatori.

Eppure, nonostante la gigantesca contropropaganda delle autorità, il 45 per cento degli Svizzeri ha votato Sì. Il 45 per cento: a un passo dalla maggioranza assoluta. Molti di coloro che hanno votato NO vedono il problema, ma vorrebbero una soluzione diversa.

Ora tocca ai vincitori. Jonas Projer, il furbastro del PLR, domenica sera ha cercato ancora una volta di scaricare la responsabilità sull’UDC. Bel tentativo. In realtà, ora tocca ai vincitori.

Durante la campagna di voto hanno ripetuto fino alla nausea che l’UDC non aveva soluzioni, mentre loro sì. Siamo curiosi di vedere cosa succederà.

45 per cento: la percentuale è destinata ad aumentare di giorno in giorno se i vincitori non manterranno le promesse. Simon Michel, l’euroturbo del PLR, twitta fino a far surriscaldare i transistor. Ritiene che le possibilità di approvazione dei trattati di sottomissione all’UE stiano aumentando. Noi non ne siamo così sicuri. Il pacchetto UE mira ad ampliare ulteriormente la libera circolazione delle persone, non a limitarla.

Lo storico esperto di economia Tobias Straumann lo esprime in modo più incisivo: non può e non ci sarà un «continuiamo come prima». «Se adesso la classe politica non mantiene le promesse, quel 45 per cento diventerà ben presto il 51 per cento.»

Non si dovrebbe serbare rancore nei confronti dell’UDC. Il partito ha fatto quasi tutto nel modo giusto. Forse in Romandia e in Ticino si è sottovalutata la questione dei frontalieri. Con un tetto massimo rigido, aumenta l’incentivo a far arrivare manodopera dalle regioni di confine.

Risultato: ancora più malumore, ancora più ingorghi. Ma col senno di poi, tutti sono più saggi.

Non regge nemmeno la curiosa accusa secondo cui i malvagi romandi avrebbero «imposto» ai poveri Svizzeri tedeschi il proseguimento dell’immigrazione senza limiti. Non è corretto, né è giusto, accusare una maggioranza democratica di essere una dittatura. A parte ciò, in questo senso, i Romandi avrebbero ben più motivi di lamentarsi degli Svizzeri tedeschi.

No, gli «sconfitti vincitori» dell’UDC devono ora restare concentrati sull’obiettivo, contribuire a frenare l’immigrazione, contrastare le iniziative della sinistra ostili all’economia (responsabilità delle grandi imprese) e, sì, anche sostenere gli amici un po’ particolari di Economiesuisse, l’élite dei nostri funzionari dell’economia, quando si tratta di rafforzare le nostre imprese.

Certo, ci sono voci che vorrebbero vendicarsi di Economiesuisse per essersi resa, in questa votazione, l’«utile idiota» della sinistra. La vendetta è dolce, ma stupida. L’elettore non si aspetta intrighi, bensì obiettività. Solo perché gli oppositori dell’UDC, in mancanza di idee migliori, vogliono fare del male, non significa che i membri dell’UDC debbano per forza imitare queste sciocchezze.

Il vero dramma di questo fine settimana è il crollo del Centro. Il PLR e il Centro, un tempo PPD, hanno subito una battuta d’arresto, e per giunta brutale. Diciotto anni dopo la sua autoesclusione dal Consiglio di Stato grigionese, l’UDC torna trionfante, con un aumento di ben dieci seggi in parlamento, a spese del PLR e del Centro. Anche nel canton Glarona l’UDC ha stravinto, con il PLR in coma e il Centro in caduta libera.

Gerhard Pfister, osannato dai media come «geniale stratega», si trova di fronte alle macerie dell’opera della sua vita. Proprio lui, che un tempo si era proposto di riportare il PPD (in tedesco CVP, Christliche Volkspartei) alle sue radici cristiane, ha strappato la «C» dal nome del partito, trasformandolo in un insipido «Centro» (in tedesco Mitte).

Come già era accaduto con la radicale inversione di rotta della collega di partito di Pfister, «Atom-Doris» Leuthard, trasformata in paladina delle turbine eoliche e degli impianti solari, i giornalisti si sono lasciati abbagliare. Che cose non hanno inventato e interpretato per esaltare alle stelle la fusione tra il PPD e i traditori di Blocher del PBD.

Ora constatano con stupore che delle loro fantasie non è rimasto più nulla. Pfister, per distogliere l’attenzione dalla sua personale débâcle, nel frattempo twitta con tono beffardo contro il presidente della Confederazione Parmelin; il germanista del «Centro» è ormai sperduto nel sottobosco della disperazione politica.

Città contro campagna: l’antichissima linea di conflitto, presente probabilmente in ogni Stato del mondo, emerge anche in questa questione. Gli abitanti delle città incarnano l’elemento liberale, finanziato dall’estero, che spinge in avanti. La gente di campagna costituisce il polo opposto conservatore. Ancora una volta le città hanno trionfato in questa epica lotta, sebbene il 58,9 per cento di tutti i comuni abbia votato a favore dell’iniziativa.

È assurda l’affermazione secondo cui gli abitanti delle campagne avrebbero detto di no perché non hanno ancora mai visto uno straniero da vicino. Da argomenti del genere traspare la pura arroganza degli abitanti delle città, una nuova avanguardia piccolo-borghese dalla mentalità ristretta in Svizzera.

Naturalmente, i comuni rurali sanno fin troppo bene cosa significhi il sovraffollamento della Confederazione da parte di stranieri, ovvero un’invasione di Svizzeri delle periferie che non possono più permettersi un alloggio nei centri urbani.

Nessuno ha perso nulla, ma abbiamo guadagnato una consapevolezza: la democrazia diretta è viva, e con essa anche la Svizzera. Nessuno potrà aggirare così facilmente questo 45 per cento. Avanti verso la prossima battaglia! 

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