Er gatto avvocato

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Trilussa (Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri) – 1871-1950 – poeta, scrittore e giornalista italiano

La cosa annò così. La Tartaruga,

mentre cercava un posto più sicuro

pe’ magnasse una foja de lattuga,

j’amancò un piede e cascò giù dar muro:

e, quer ch’è peggio, ne la scivolata

rimase co’ la casa arivortata.

Allora chiese ajuto a la Cagnola;

dice: — Se me rimetti in posizzione

t’arigalo, in compenso, una braciola

che ciò riposta a casa der padrone.

Accetti? — Accetto. — E quella, in bona fede,

co’ du’ zampate l’arimise in piede.

Poi chiese: — E la braciola? — Dice: — Quale?

— Ah! — dice — mó te butti a Santa Nega!

T’ammascheri da tonta! È naturale!

Ma c’è bona giustizzia che te frega!

Mó chiamo er Gatto, j’aricconto tutto,

e te levo la sete cór preciutto! —

Er Gatto, che faceva l’avvocato,

intese er fatto e j’arispose: — Penso

che è un tasto un pochettino delicato

perché c’è la questione der compenso:

e in certi casi, come dice Orazzio,

promissio boni viri est obbligazzio.

Ma prima ch’io decida è necessario

che la bestia medesima sia messa

co’ la casa vortata a l’incontrario

finché nun riconferma la promessa,

pe’ stabbili s’è un metodo ch’addopra

solo quanno se trova sottosopra. —

Così fu fatto. Er Micio disse: — Spero

che la braciola veramente esista… —

La Tartaruga je rispose: — È vero!

Sta accosto a la gratticola… L’ho vista.

— Va bene, — disse er Gatto — nu’ ne dubbito:

mó faccio un soprallogo e torno subbito. —

E ritornò, defatti, verso sera.

— Avemo vinto! — disse a la criente.

Dice: — Da vero? E la braciola? — C’era…

ma m’è rimasto l’osso solamente

perché la carne l’ho finita adesso

pe’ sostené le spese der processo.

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