Appello alla responsabilità

Ott 6 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 436 Views • Commenti disabilitati su Appello alla responsabilità

Sabato 21 settembre 2024 ha avuto luogo a Mendrisio il congresso orinario di UDC Ticino. All’ordine del giorno diversi interventi, fra cui abbiamo scelto di riportare quello del presidente GUDC, Diego Baratti, esempio di una gioventù sana e impegnata che, per fortuna, esiste ancora.

Discorso al congresso cantonale UDC del presidente dei GUDC, Diego Baratti

Presidente Giovani UDC Ticino

Cari amici, colleghi e membri dell’UDC,

Magari qualcuno di voi, leggendo la convocazione al congresso odierno, avrà storto un po’ il naso vedendo il titolo del mio intervento come «appello alla responsabilità». Magari alcuni di voi avranno pensato che avrei iniziato a parlare di clima e socialità. Sicuramente qualche giornalista in sala lo avrà sperato. Ma non vi preoccupate, non è così.

La responsabilità di cui vi voglio parlare oggi non è una responsabilità collettiva, gestita dallo Stato. Ma è una responsabilità molto più complessa, con molte sfaccettature, che comporta scelte e conseguenze, e che riguarda noi, e soltanto noi: è con convinzione e determinazione che oggi lancio un appello alla responsabilità individuale, perché è proprio da qui che parte la difesa della nostra libertà.

Negli ultimi anni, abbiamo assistito a una tendenza sempre più marcata: lo Stato si è espanso, entrando progressivamente in ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Molte persone, di fronte alle difficoltà, anche quelle più piccole e banali, hanno iniziato a rivolgersi allo Stato per chiedere soluzioni, protezione e sostegno, delegando a esso gran parte delle proprie responsabilità. Ma dobbiamo chiederci: fino a che punto siamo disposti a lasciare che lo Stato decida per noi?

Il rischio che stiamo correndo è quello di perdere la nostra autonomia, la nostra capacità di prendere decisioni individuali. Quando lo Stato diventa il principale arbitro di ciò che è giusto o sbagliato per noi, limitiamo la nostra libertà. Ogni volta che deleghiamo responsabilità a un’entità esterna, perdiamo un po’ del nostro potere di autodeterminazione. È una questione fondamentale di libertà personale e collettiva: meno responsabilità ci assumiamo, più lo Stato prenderà il controllo delle nostre vite.

Questo continuo delegare delle responsabilità allo Stato, ha delle evidenti conseguenze: la situazione in cui ci troviamo oggi in Ticino, con delle finanze lontane anni luce dal pareggio di bilancio, l’incapacità politica di prendere delle scelte coraggiose, la crescita a dismisura dell’apparato statale e del debito pubblico, ne sono l’evidenza eclatante. E a farne le spese sono anche coloro che invece sono pronti a prendersi le responsabilità, e a condurre una vita senza che lo Stato sia presente a dire loro cosa fare ogni volta che sono chiamati a prendere una decisione.

Le società più prosperose e libere sono quelle in cui gli individui si assumono le proprie responsabilità, consapevoli che il loro futuro dipende in gran parte dalle proprie azioni. Nessuna comunità può prosperare a lungo se i suoi membri rinunciano a prendersi cura di sé stessi, aspettandosi che qualcun altro – lo Stato, in questo caso – lo faccia per loro. La libertà autentica si fonda sulla responsabilità.

Chi ha il coraggio di prendere decisioni autonome, chi si assume i rischi, chi accetta le sfide, è chi contribuisce a una società dinamica e prospera. Al contrario, chi si rifugia nella dipendenza dalle strutture pubbliche e delega ogni aspetto della propria vita a un’autorità esterna, accetta implicitamente di vivere in una società meno libera. È facile chiedere maggiori interventi statali quando ci si sente insicuri, ma dobbiamo ricordare che, con ogni intervento in più, rischiamo di cedere una parte della nostra sovranità personale.

È evidente che in alcune circostanze lo Stato ha un ruolo importante. Non neghiamo l’importanza delle infrastrutture, della sicurezza e di una rete di protezione sociale per chi è realmente in difficoltà. Non a caso lo slogan dell’UDC è «Sicurezza e libertà», proprio perché condivide nel suo programma un intervento dello Stato solo ed esclusivamente a tutela della sicurezza (che può essere intesa come militare, alimentare o energetica) e delle nostre libertà (intese anche come indipendenza e autodeterminazione). Infatti, se non si è sicuri, non si può neanche essere liberi. Tuttavia, quando lo Stato va oltre il suo ruolo di garante delle condizioni minime per la libertà e inizia a decidere attivamente per i cittadini, cominciano i problemi. Siamo di fronte al rischio di uno Stato che, piuttosto che proteggere la libertà, la limita, intervenendo in ogni aspetto della nostra vita: dall’educazione, all’economia, alle scelte personali più intime.

Se ci abituiamo a vivere in una società dove lo Stato è il principale attore economico e sociale, a lungo andare ci troveremo a dipendere dalle sue decisioni. Questo riduce la nostra capacità di reagire autonomamente alle sfide, ci rende meno creativi, meno intraprendenti e, in definitiva, meno liberi. Non possiamo accettare che lo Stato diventi il pilota automatico della nostra vita. Dobbiamo essere noi a guidare il nostro futuro.

Una società libera non può prosperare senza responsabilità individuale. L’iniziativa personale, la capacità di assumersi rischi, di investire tempo e risorse sono le fondamenta di una società dinamica e innovativa. I grandi pensatori economici del passato ci hanno insegnato che, quando l’economia è lasciata in mano allo Stato, le inefficienze e la stagnazione diventano inevitabili. Ed è quello che purtroppo stiamo vivendo oggi in Ticino. Solo attraverso la libera iniziativa e la responsabilità possiamo garantire la crescita e il benessere di tutti.

La crescente domanda di regolamentazioni e assistenzialismo economico rischia di soffocare lo spirito imprenditoriale che è il motore del nostro paese. Quando gli individui si aspettano che lo Stato intervenga per correggere ogni ingiustizia percepita o per alleviare ogni difficoltà, l’incentivo a migliorare sé stessi, a innovare e a creare valore diminuisce. Al contrario, una società basata sulla responsabilità individuale favorisce la crescita e la prosperità per tutti. Più siamo responsabili di noi stessi, più siamo liberi di costruire il futuro che desideriamo.

Il mio appello va in particolare ai giovani. Noi siamo la generazione che erediterà il futuro, e abbiamo la responsabilità di difendere i valori della libertà e dell’autonomia. È facile cadere nella tentazione di cercare scorciatoie o affidarsi a qualcun altro per risolvere i nostri problemi. Ma non dobbiamo dimenticare che il nostro futuro è nelle nostre mani, non nelle mani dello Stato.

Dobbiamo imparare a gestire le nostre vite con fiducia nelle nostre capacità, consapevoli che possiamo essere protagonisti del nostro destino. Questo richiede coraggio, determinazione e responsabilità. Non possiamo aspettarci che qualcun altro – lo Stato, le istituzioni, o altre entità – decidano per noi ciò che è meglio. Solo attraverso l’impegno personale possiamo costruire una società giusta e prospera.

Amici, colleghi, è tempo di riprendere in mano le nostre vite. Ogni volta che deleghiamo le nostre responsabilità, perdiamo una parte della nostra libertà. E non dobbiamo dimenticare che la libertà è preziosa, fragile, e va difesa ogni giorno. Il cammino verso una società prospera, verso un Ticino dove lavorare, vivere, sognare e costruire una famiglia, non passa attraverso un aumento dell’intervento statale, ma attraverso la valorizzazione della responsabilità individuale.

Se vogliamo mantenere il nostro sistema basato sulla democrazia diretta, sulla libertà economica e sulla responsabilità personale, dobbiamo essere disposti a lottare per esso. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, grandi o piccole che siano, e riconoscere che il vero benessere nasce dalla libertà di scegliere, e di affrontare le conseguenze di quelle scelte.

Questo è il nostro compito oggi. Questo è il mio appello alla responsabilità. Grazie.

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