Gli statisti di oggi ovvero il festival della mediocrità

Lug 14 • L'editoriale, Prima Pagina • 529 Views • Commenti disabilitati su Gli statisti di oggi ovvero il festival della mediocrità

Eros N. Mellini

Se dal di dentro la stupidità non assomigliasse tanto al talento, al punto da poter essere scambiata con esso, se dall’esterno non potesse apparire come progresso, genio, speranza o miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido e la stupidità non esisterebbe. [Robert Musil (1880 –1942), scrittore e drammaturgo austriaco].

Questa frase un po’ ermetica mi fa pensare che chi l’ha coniata nutrisse il mio stesso scetticismo circa la capacità di discernimento delle masse. Non tanto perché il talento, rispettivamente l’intelligenza, siano merce particolarmente rara, ma perché è la stupidità a essere purtroppo ormai fuori controllo. Anche e soprattutto in politica.

La storia e la ragione del più forte

La storia la si scrive sempre al passato e i grandi personaggi che ne sono protagonisti – fra di loro, ovviamente anche scienziati, artisti e umanisti di diverse discipline, ma in questo articolo mi limito a parlare di statisti – vengono esaltati per le loro gesta, conquiste, e più o meno saggia e lungimirante gestione dello Stato. Una cosa li accomuna, oltre naturalmente a delle doti personali d’eccezione: il ricorso alla forza e alle armi che, a quei tempi, era considerato del tutto normale, addirittura insito nella natura umana. Oggi non si può più, in un mondo ormai preda di pacifisti a oltranza – in particolare quando la pace la si pretende dagli altri senza essere coinvolti direttamente in un conflitto – essere più forti non è più un atout, bensì paradossalmente un handicap. Non ci sono ragioni che tengano, si è i cattivi per antonomasia.

Alessandro Magno, Giulio Cesare, Carlomagno… tutti banditi di cui abbattere le statue.

Pullulano i mediocri

Oggi, i grandi statisti del passato sono stati sostituiti da una serie di mezze cartucce che, ben lungi dal fare la storia, sarà tanto se ne verranno da essa ricordate. Lo saranno senz’altro per la loro funzione ufficiale in un determinato momento, ma certamente non per le loro gesta eroiche. A partire da Joe Biden, cui i democratici USA puntano per contrapporsi a Donald Trump. Un personaggio la cui demenza senile va ben oltre il semplice sospetto, contro un istrione – ma molto più lucido – che certamente non dimostra di avere le doti ideali per dirigere la prima superpotenza mondiale. Come su quasi 350 milioni di abitanti non si sia trovato di meglio su cui puntare, è un mistero (salvo accettare il fatto che a governare gli USA siano dei gruppi d’interesse nelle mani dei quali il presidente di turno non è che una marionetta, il che ai miei occhi appare ovvio).

In Francia, un Emmanuel Macron, che nella passata legislatura ha ampiamente dimostrato i suoi limiti, deve fare i conti con il fronte di sinistra, con cui si è coalizzato per poter arginare l’ascesa del Front national di Marine Le Pen – la quale sembra emergere un po’ rispetto agli altri politici francesi per realismo e determinazione – contro cui però, da sempre, s’innalza lo spettro della destra «estrema».

In Germania, imperversa Olaf Scholtz che, con la sua coalizione «semaforo», sta facendo di tutto per affossare l’economia tedesca.

Ma come mai vengono eletti?

Qui torniamo alla citazione iniziale. A una maggioranza di elettori creduloni, costoro riescono a far passare per talento una stupidità che il popolo condivide perché, altrimenti ammetterebbe paradossalmente di essere stupido. Difficile da capire? Mettiamola così: tu dici una cazzata e io, poiché la condivido, la considero intelligente. Così siamo intelligenti tutti e due.

E così, dei politici mediocri vengono eletti da una maggioranza altrettanto mediocre.

L’enorme vantaggio degli statisti del passato, almeno fino alla Rivoluzione francese, era quello di non dover essere eletti dal popolo, e quindi di non dovere niente a quest’ultimo. S’imponevano con la forza a una cerchia sempre più vasta, grazie solo alla loro abilità (e sovente alla loro prepotenza), fino a raggiungere il predominio di regni e imperi. Il principio «Dio lo vuole» superava di gran lunga quello di «Noi, il popolo…» che sarebbe arrivato solo con la Costituzione degli Stati uniti d’America nel 1787. E le cose erano molto più facili, sebbene sfociassero spesso in cruente e sanguinose guerre.

Impera il pacifismo… con pochi pregi e molti difetti

Intendiamoci, non sono un guerrafondaio, per me il pacifismo avrebbe solo pregi, se non fosse perlopiù dettato dalla paura – o meglio, dal terrore – di rivivere gli orrori di un passato relativamente recente di guerre mondiali. In effetti, quello di «rivivere» detti orrori è ormai il timore di pochi sopravvissuti, per la stragrande maggioranza di noi sarebbe la prima volta e quindi l’iterativo «ri» è fuori luogo. Ma, purtroppo, l’odierno pacifismo non è tanto dettato dall’amore e/o compassione per il prossimo – anche se così lo si camuffa ipocritamente – bensì dal calcolo, peraltro non sempre azzeccato, che un atteggiamento di pace nei confronti del nemico comporti la reciprocità. E, soprattutto, dalla consapevolezza che un conflitto mondiale oggi sarebbe nucleare, con la quasi certezza per ognuno di noi di non risultare alla fine fra i pochi superstiti.

Un’imperante ipocrisia

A ben vedere, se non s’impone più l’uso delle armi – benché il possesso e quindi il possibile ricorso alle armi nucleari sia sempre presente e, per fortuna, abbia finora fatto da deterrente per la paura delle terribili conseguenze che una guerra atomica avrebbe su tutti i belligeranti – la più subdola guerra economica ha luogo ogni giorno e in ogni dove. E ipocritamente, mentre si punta il dito contro Israele (provocato dagli hezbollah) o contro Putin (altrettanto provocato dalla NATO) perché cannoneggiano rispettivamente la striscia di Gaza e l’Ucraina, nessuno ha remore nell’utilizzare qualsiasi strumento che la globalizzazione ha vieppiù diffuso (sfruttamento di manodopera a basso costo, monopolio dell’acquisto di materie prime in paesi sottosviluppati, concorrenza sleale permessa da accordi di libero scambio d’interesse a senso unico, eccetera). E sono proprio questi interessi che finora hanno impedito lo scatenarsi di un terzo – e fatale per quasi tutta l’umanità – conflitto mondiale. Nessuno vuole una guerra in casa propria, rispettivamente parteciparvi attivamente con perdite di vite umane. Fare la voce grossa sì – l’assemblea dell’ONU fornisce un palcoscenico ideale dietro il quale nascondere la propria codardia -, emettere sanzioni, fornire armi, tutto… fuorché impegnarsi direttamente.

E in un tale scenario, i mediocri hanno il sopravvento… Applauditi dalla platea che si meritano, ma senza possibilità di entrare a pieno titolo nella storia. Non statisti, tutt’al più statali.

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