Evvai con le moschee!
Nel nostro cantone fra poco ne conteremo ben tre: Viganello, Pregassona e Giubiasco!
«Melius abundare quam deficere?» Ma il Ticino non è Roma e non ha alcuna intenzione di assomigliare alla Città Eterna, diventata la potenziale capitale dell’Islam. Infatti, lì i luoghi di culto islamico sono ben cinquanta, ma non tutti sono autorizzati. Così l’avanzata di Maometto e il conseguente pericolo jihadista, continuano! Non vorremmo fra non molto, anche nelle nostre piazze, come accade già in molte città europee, dover assistere a salamelecchi all’aperto in onore di Allah! Quindi, opportuno parlar chiaro e dare uno svegliarino a chi sta dormendo alla grande, comprese le nostre femministe d’assalto, quelle che si battono contro il patriarcato, del quale l’Islam è il principale patrocinatore!
Intanto, e per fortuna, di edificare minareti in Svizzera non se ne parla più e ciò grazie all’iniziativa popolare del 29 novembre 2009, accolta da popolo e cantoni. Ma siccome i buonisti da noi non fanno difetto, non vorremmo che si cominciasse con gli «embrassons-nous», come purtroppo sta accadendo in Italia, con incontri cordiali e menu a base di cucina halal, scolaresche in visita ai centri islamici, scambi culturali e via dicendo, favoriti anche dalla Chiesa, per addolcire quella che fra pochi anni potrebbe rivelarsi una totale sottomissione a Maometto. Sinceramente, non c’è da meravigliarsi più di tanto: quello che valeva ieri, a dipendenza del vento che tira, oggi non vale più, eppure in passato un po’ di botte con i seguaci del Profeta ce le siamo date, eccome!
Comunque, se non ci si dà una calmata in fatto d’accoglienza, il rischio di un’espansione dell’islamismo è da tenere in seria considerazione. Qualche esempio per rinfrescare la memoria dei «belli addormentati» che ci ritroviamo in casa, citiamo: «Londra, 1982. È l’anno in cui, sottotraccia, viene istituito il primo consiglio islamico del Regno Unito. Da allora, i tribunali della sharia si sono moltiplicati, raggiungendo l’impressionante cifra di 85unità operative. Oggi, la Gran Bretagna si è guadagnata il titolo di capitale occidentale della giurisprudenza islamica, attirando l’attenzione e l’indignazione dei politici europei e d’oltreoceano. Questi pericolosi consigli islamici operano come organismi informali, prevalentemente focalizzati su matrimoni e divorzi. Si stima che nel Regno Unito siano stati celebrati circa 100.000 matrimoni islamici, molti dei quali non registrati presso le autorità civili. Una situazione che lascia le donne in balia di norme religiose discriminatorie, lontane anni luce dai principi di giustizia e uguaglianza del diritto britannico» (fdc)
Siccome anche da noi si continua a manifestare, tenendo bordone ai Pro-Pal e blaterare per i diritti delle donne, pur sapendo che nell’Islam non sono contemplati, poiché le donne sono considerate esseri inferiori, citiamo: «La National Secular Society ha lanciato l’allarme su come questi tribunali minano il principio di una legge uguale per tutti e colpiscono in particolare i diritti delle donne. Va ricordato che i consigli della sharia esistono solo perché le donne musulmane ne hanno bisogno per ottenere un divorzio religioso. Gliuomini musulmani non ne hanno bisogno, perché possono unilateralmente divorziare dalla moglie» (fdc)
Signori Jans, Cassis, Baume-Schneider e kompagni ro$$overdi, benpensanti a oltranza e che parteggiano sempre per Caino!
Guardate che non abbiamo l’intenzione di dover assistere – fra pochi, anni – a cortei dell’Ashura e vedere donne rinchiuse in recinti come se fossero pecore e capre! Quindi, datevi da fare, senza se e senza ma, piaccia o no alla CEDU!
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