Le piazzate inutili
« La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto, che ogni parte abbia soltanto dell’una o dell’altro.» (Alessandro Manzoni)
Le botte da orbi fra Israele e i paesi arabi – sfociate in vere e proprie guerre ufficiali nel 1948, 1956, 1967 e 1973, dalle quali peraltro lo Stato ebraico è sempre uscito vincitore – si susseguono ininterrottamente dall’assegnazione del territorio a Israele deciso dall’ONU nel 1948. Da notare che il «piano di partizione della Palestina» previsto dall’ONU nel 1947 prevedeva già quello «Stato di Palestina» che diversi governi – in cerca di consensi popolari – cominciano a riconoscere ufficialmente. Ma, leggo su Wikipedia, «Tale partizione fu però osteggiata dagli arabi palestinesi e dai vicini paesi arabi, che intervennero militarmente contro il neonato Stato israeliano il giorno seguente la sua proclamazione; nell’ambito dello scontro si verificò l’esodo palestinese del 1948». Da qui, il mio riferimento all’aforisma di Alessandro Manzoni sopracitato, con il quale giustifico la mia posizione neutrale (da buon Svizzero). Gli eccessi, che in una guerra sono purtroppo prassi comune, sono avvenuti e avvengono da ambo le parti. Nel 2023 Hamas ha effettuato un attacco terroristico che ha provocato oltre 1000 morti fra i civili, Israele sta effettuando una campagna sempre più violenta che, altrettanto, provoca vittime fra i civili. Chissà perché poi, i media e la propaganda interessata parlano sempre di civili, come se ammazzare gente in uniforme fosse invece del tutto lecito e ragionevole. Forse perché fra i militari non si possono pubblicare fotografie di bambini che, giustamente, suscitano compassione e sdegno?
In ogni caso, ritengo che il conflitto arabo-israeliano possa essere risolto solo sul posto e con l’accordo fra le due parti in causa. Se l’ONU non fosse quell’organismo totalmente inutile che ha dimostrato di essere fin dalla sua nascita, l’accordo potrebbe imporlo. Ma così non è, fintanto che i suoi deputati abbandonano la sala quando parla Netanyahu, è palese che questo organismo non possiede la volontà, né tantomeno la necessaria neutralità, per mediare una soluzione.
Lo sdegno popolare e le manifestazioni di piazza
Personalmente, sono convinto che a nulla servono le mobilitazioni popolari negli Stati occidentali (non mi sembra che ce ne siano nei paesi asiatici, forse perché le priorità della loro gente si concentrano sui ben più importanti problemi che la toccano direttamente), i cui scopi reconditi (spesso nemmeno tanto reconditi) cui mira chi le organizza, nulla hanno a che vedere con le sofferenze della popolazione di Gaza.
Ma tant’è. Oggi, mancando le soluzioni ai propri problemi, si trova irresistibile immischiarsi in quelli degli altri. Immischiarsi per modo di dire, perché di risultati concreti la manifestazioni di piazza ne ottengono praticamente solo quando si trasformano in rivoluzioni che, più o meno sanguinariamente, portano alla rimozione del proprio governo o addirittura a un drastico cambio di regime politico. È tale il caso della rivoluzione francese o di quella russa o delle innumerevoli rivoluzioni messicane – rigorosamente avvenute sul e per il proprio territorio – ma è ridicolo il solo pensare che una piazzata a Milano o a Berlino o a Zurigo – ancora più ridicolo: a Bellinzona – possa avere qualche effetto sull’andamento di una guerra in Palestina o in Ucraina. A meno di credere all’«effetto farfalla» di Lorenz, secondo cui «il batter d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas», teoria che affascinò il mondo scientifico degli anni ’60 ma che, personalmente, mi trova molto scettico.
I burattinai dietro le quinte…
L’uso del plurale è giustificato dalle varie forme in cui sono rappresentati – partiti politici «progressisti», associazioni umanitarie, sindacati, eccetera – ma tutte parti di un’unica area politica: l’estrema sinistra! Che si tratti di un partitino comunista ticinese in cerca di una visibilità che non trova nelle istituzioni o di un sindacato in Italia, l’USB, mirante a rompere le scatole al governo di destra, i fini di questi burattinai hanno ben poco a che vedere con la pace a Gaza o in Ucraina. L’USB in Italia è arrivato al punto di indire uno sciopero generale lo scorso 22 settembre. Per misurare la propria forza di ultimo nato dei sindacati italiani – perché, come detto, della situazione di Gaza ai burattinai non frega niente – si bloccano la produzione industriale e i servizi di tutto il paese, provocando decine di milioni di danni! Concordo perfettamente con Giorgia Meloni quando dice: «Quello che accade in Italia non ha come obiettivo alleviare la sofferenza della popolazione di Gaza, ma attaccare il governo italiano. Trovo oggettivamente irresponsabile usare la sofferenza a Gaza per attaccare il governo”.
… i gonzi che ci credono…
Già, quelli che – magari anche in buonafede ma, proprio per questo, gonzi – credono al già citato «effetto farfalla» e – ignari di essere in realtà delle pedine manipolate – danno seguito agli appelli dei burattinai scendendo in piazza a vociare e urlare slogan più o meno insulsi. Ma, perlomeno, loro ci credono, al contrario dei…
… vandali e distruttori di auto e vetrine…
…che, e sono molti, nella mobilitazione di piazza trovano la scusa per dare sfogo ai loro peggiori istinti distruggendo – rigorosamente nascondendo il viso sotto un passamontagna – tutto quanto trovano sulla loro strada.
Riassumendo, mentre non hanno alcun effetto né benefico né malefico sui conflitti in loco – sono semplicemente inutili – ne hanno di nefasti sui paesi che li ospitano e li sopportano.
Fino a quando?
« «L’Occidente è arrogante» Die sinnlosen Straßendemonstrationen »

