Sfondata la soglia di 70’000 frontalieri – Esattamente come avevamo previsto
Non bisognava essere profeti per capire che la crisi Covid-19 avrebbe penalizzato i ticinesi e favorito – ancora una volta – i lavoratori frontalieri. Nelle scorse settimane i dati statistici hanno indicato che recentemente i posti di lavoro per i residenti sono diminuiti di 5’000 unità, oggi arriva la notizia che i frontalieri sono cresciuti dell’1,1% rispetto all’ultimo trimestre, superando la soglia delle 70’000 unità.
In occasione della campagna di voto sull’iniziativa per la limitazione, i partiti che combattevano la proposta dell’UDC, in Ticino sostenuta anche dalla Lega – cioè PLR, PPD, PS, Verdi, MPS e Forum alternativo – affermavano che non era questa la proposta giusta per combattere l’effetto sostituzione e il dumping salariale. L’iniziativa, seppure sia passata in Ticino e in altri Cantoni, è stata bocciata a livello federale. Uno degli obiettivi dell’iniziativa era proprio quello di impedire alle aziende di speculare assumendo personale estero quando invece vi è la possibilità di impiegare quello locale.
I partiti e politici che si sono riempiti la bocca con semplici slogan quali “non possiamo isolare la Svizzera, bisogna trovare una soluzione cantonale” o “bisogna evitare che la medicina sia peggiore della malattia” o peggio ancora “il Ticino non vuole soluzioni razziste”, ora dovranno spiegare al popolo come intendono arginare questo disastroso e sistematico fenomeno di sostituzione di manodopera residente con quella estera.
I dati di questi giorni, anche per chi ha le fette di salame sugli occhi, dimostrano che il futuro dei ticinesi è in costante svendita ai lavoratori frontalieri da parte di aziende che speculano perché la libera circolazione glielo permette. Quell’accordo che PLR, PPD, PS, Verdi & Co. hanno difeso con le unghie e con i denti e che ora, ancora una volta, possiamo verificare quanto sia negativo per i cittadini ticinesi.
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