Zibaldone (di tutto un po’)

Apr 17 • L'opinione, Prima Pagina • 1721 Views • Commenti disabilitati su Zibaldone (di tutto un po’)

Dr. Gianfranco Soldati Presidente onorario UDC Ticino

Dr. Gianfranco Soldati
Presidente onorario UDC Ticino

Pochi giorni fa ho criticato una decisione della BNS, Banca Nazionale Svizzera, un Ente che per il potere e l’indipendenza dalla politica di cui implicitamente fruisce meriterebbe di essere guidato in maniera ineccepibile. E non parlo delle decisioni di competenza statutaria della banca centrale, politica monetaria e contenimento dell’inflazione prima di tutto, decisioni sempre discutibili e quindi anche criticabili, ma dei criteri etici, ossia di onestà intellettuale, sui quali devono poggiare le scelte.

Le decisioni “anomale” o “strambe” (sono due eufemismi) del direttorio della BNS mi confermano nel convincimento che i banchieri dei piani alti o almeno di quelli altissimi delle loro monumentali, imponenti e lussureggianti sedi hanno oramai perso, dopo anni di proficuo impegno nella loro attività di ingegneri finanziari, ogni minima parcella di comune senso etico.

Florian Schwab, autorevole redattore economico della “Weltwoche”, praticamente unico organo di stampa svizzero che dice quello che gli altri non vogliono (o non possono) dire, mi fornisce la possibilità di giustificare le mie critiche con dettagli sicuramente sconosciuti alla stragrande maggioranza dei cittadini, in un articolo nell’edizione nr.14.15, del 2 aprile. Lo riassumo qui per sommi capi.

L’abolizione del tasso di cambio fisso euro/franco a 1,20 dello scorso 15 gennaio ha subito indotto una notevole rivalutazione della nostra moneta facendola così diventare preda appetibile dei capitali stranieri sempre in cerca di sicuri assestamenti, al riparo dalle tempeste della finanza internazionale. L’arrivo in Svizzera di massicce quantità di capitali esteri a sua volta ha un effetto positivo sulla valutazione del franco, contribuendo così a formare un vero e proprio circolo vizioso. Ne deriva l’obbligo, per la BNS, di attuare misure per ostacolare lo spostamento di questi capitali dall’estero alla Svizzera. Una di queste misure, forse la principale, è l’introduzione del tasso di interesse negativo, una misura che frena certamente l’arrivo dei capitali indesiderati, ma che ha anche parecchie conseguenze negative per l’economia svizzera nel suo complesso.

Tutto questo in un mondo che in pratica ha già azzerato i tassi di interesse, in Giappone già da 30 anni, nel mondo occidentale a partire dalla crisi 2007-2008. “Postfinance”, per fare un esempio, versa adesso un interesse dello 0,01% sui risparmi depositati sui suoi conti. Con l’interesse negativo deciso dalla BNS la casse pensioni e gli altri investitori istituzionali (assicurazioni e banche in particolare) invece di ricevere un interesse sui soldi che depositano, al riparo dai ladri, presso la banca centrale, devono pagarlo. Fissato dapprima allo 0,25% il tasso negativo è quasi subito stato aumentato allo 0,75%, per adeguarne il valore dissuasivo alle necessità del momento.

Il mondo del risparmio svizzero (e quello europeo pure) boccheggiava  già per l’azzeramento del tasso di interesse, cosa ben comprensibile quando si consideri che il tasso di conversione per i risparmi del secondo pilastro (cassa pensione obbligatoria) è attualmente fissato dal CF all’1,75%, cosa che obbliga le casse a ricorrere a investimenti ben più rischiosi delle sicure obbligazioni della Confederazione, adesso a tasso praticamente nullo. Immaginarsi le difficoltà, e gli ulteriori rischi che devono assumere le nostre casse pensioni, se oltre a non più ricevere interessi sui risparmi depositati devono anche pagarne uno negativo.

Purtroppo, questa è adesso la regola, e le regole devono valere per tutti. Ma le regole, lo sappiamo bene, per essere veramente tali devono avere delle eccezioni che le confermano. E allora andiamo a curiosare nelle eccezioni, solo  così, tanto per farci un’idea.

  1. C’è una sola banca che paga ancora interessi positivi sui conti privati, che però solo i suoi impiegati e i suoi pensionati possono detenere presso lei. È la BNS, che fino al 31 dicembre 2014 versava su questi conti un interesse dell’1,5%, dal 1 gennaio 2015 solo dello 0,75%. I comuni mortali, che siamo noi, non possono aprire conti nella suddetta banca, che in teoria sarebbe nostra.
  2. La BNS giustifica questo privilegio con il fatto che i suoi impiegati e funzionari soggiacciono a limitazioni per gli investimenti bancari imposte a loro dai regolamenti interni adottati dopo lo scandalo causato dal predecessore Philippe Hildebrand dell’attuale direttore Thomas Jordan. Un abuso, quello del predecessore, di chiarissimo stampo “insider”, difeso però a oltranza dalla Giuda in gonnella e da tutta una schiera di altolocati dei partiti di centro, poi costretti a fare le valigie assieme al … “datore di scandalo” summenzionato.
  3. A beneficiare dell’esenzione dal tasso di interesse negativo sono: AVS, depositi della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni, e ci va benone, visto che queste istituzioni siamo noi tutti, comuni mortali, se così possiamo esprimerci. Con, ancora una volta, due stranezze, dallo  strano e sgradevole sapore di favoritismi: quella della cassa pensione Publica (cassa  della burocrazia statale) e quella della cassa pensione del personale della Banca nazionale, che beneficiano dello stesso privilegio.
  4. L’Asip, associazione delle casse pensioni private, ha fatto richiesta per avere lo stesso trattamento. La risposta è stata un “niet”, pronunciato con l’accento georgiano che caratterizzava il dire di Josif Wissarionowitsch Dshugaschwili, morto il 5.3.l953, in vita padre dei popoli, adesso bisnonno defunto.
  5. La banca nazionale, laconica, ha fatto sapere che sta riesaminando l’eccezione concessa a Publica. In attesa che la protesta si calmi? L’eccezione per la cassa pensione del proprio personale per il momento non è tema di discussioni.
  6. La cassa pensione del personale dispone di un capitale proprio di un miliardo di franchi. 100 milioni stanno su un conto presso la banca stessa. Con uno 0,75% di interessi positivi, sono 750’000 franchi che arriveranno (andranno ad arrivare, si dice nel linguaggio moderno dei cuochi delle televisioni) alla fine dell’anno. Da mettere a confronto con l’uguale importo che dovranno pagare le casse private che avessero deposto la stessa somma.
  7. Il tasso di conversione obbligatorio del secondo pilastro per il 2015 è stato fissato dal CF all’1,75%. Per la cassa di impiegati e pensionati della BNS rimane invece al 3%.
  8. La cassa pensione della BNS ha attualmente un grado di copertura del 110%, le casse private sono tutte in sofferenza, una difficoltà appesantita dalle perdite realizzate su investimenti in euro a seguito dell’abolizione del tasso di cambio fisso tra euro e franco.

 

Amico lettore, tutte queste cifre e questi calcoli sono di una noia opprimente, e la reazione potrebbe essere quella di mandar tutti a quel paese, dedicandosi piuttosto alla pesca o alla ricerca dei funghi, anche fuori stagione. Guardiamoci bene dal farlo, è proprio quello che si aspettano i mungitori.

Certe cose bisogna saperle, almeno tanto per farsi un’idea, e poi ricordarle.

Florian Schwab conclude così, amaro e sconsolato, il suo articolo: “No, nel regno dei collaboratori della BNS non si può dire che i tassi di interesse negativi potrebbero avere conseguenze dannose”.

Resta, immancabile, la morale da trarre  da questa parabola del presidente Jordan e dei suoi prodighi figlioli: i diritti acquisiti, tanto cari alle sinistre nostrane come a quelle internazionali, talvolta non sono altro che diritti d’abuso acquisiti. A danno dei babbei che siamo noi, nostro malgrado.

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