Vittoria! Vittoria?

Apr 3 • L'opinione, Prima Pagina • 545 Views • Commenti disabilitati su Vittoria! Vittoria?

Rolando Burkhard

Il Ticino ha vinto, ha praticamente battuto il Consiglio federale ai tempi supplementari. Con la sua „Lex Ticino“ del 27 marzo, il governo nazionale ha deciso – con l’apertura di una “finestra di crisi” – di approvare a posteriori gran parte delle misure adottate, e inizialmente dichiarate contrarie al diritto federale, dal cantone a sud delle Alpi contro il diffondersi del coronavirus (in particolare la chiusura di esercizi e cantieri). Molti esultano. In me, questa decisione suscita invece dei sentimenti contrastanti. Perché ci sono due livelli ben diversi di considerazione: uno di politica costituzionale e l’altro di politica economica. Evidentemente, parliamo di politica espressa ai massimi livelli e, in questo caso, metterli entrambi sotto lo stesso cappello non risulta essere facile.

Osserviamo dapprima la cosa puramente dal punto di vista politico-costituzionale

È fuori di dubbio che il Ticino sia stato colpito dal coronavirus prima e più gravemente del resto della Svizzera. E questo è del resto stato il motivo delle misure adottate dal cantone per arginarlo. La Confederazione ha reagito con riluttanza, dapprima non facendo nulla, per poi più tardi dichiarare la “situazione particolare” e, infine solo con il travagliato decreto di “situazione straordinaria” con il quale, tramite il diritto di necessità, ogni potere decisionale a livello federale è assegnato a ordinanze del Consiglio federale.

In questo modo, ha esautorato i cantoni che, in una situazione di crisi come l’emergenza pandemia, sono invece molto più a contatto con gli eventi e i loro sviluppi, che non la Confederazione, la cui autorità federale competente (Ufficio federale della sanità pubblica), con i suoi oltre 600 dipendenti, apparentemente non è nemmeno in grado di fornire tempestivamente i dati inerenti agli infettati e ai morti per coronavirus (mentre, come si è saputo, uno studente, mediante una semplice ricerca su Internet, li trova in un attimo accedendo ai siti delle autorità sanitarie cantonali).

Che il Consiglio federale abbia fatto marcia indietro e sancito – in «situazione straordinaria» – le misure ticinesi nonostante queste siano costituzionalmente di chiara e unica sua competenza decisionale, è una chiara vittoria del sistema federalista. È comprensibile che, per motivi di politica prettamente nazionale, questa decisione non sia stata facile per il Consiglio federale. Bisogna dargli merito di averlo fatto. Perché le situazioni sono molto diverse nei singoli cantoni, anche in momenti d’amergenza. In questi casi necessita flessibilità, e il Consiglio federale l’ha dimostrata.

Ma ci sono anche le non meno importanti considerazioni di politica economica 

La chiusura di tutti gli esercizi e cantieri causa naturalmente all’economia enormi danni, la cui entità è quasi inimmaginabile e che possono portare a una crisi economico-congiunturale di lunga durata, con la quale dovremo probabilmente fare i conti per anni. Questo era il grande rischio della decisione del Consiglio federale: cedendo al Ticino, è possibile che altri cantoni seguano, costringendolo, con la tattica delle fette di salame, a dover accettare una per una le estensioni di divieti decise da altri cantoni. E ciò provocherebbe il crollo totale.

La domanda è però: la chiusura imposta per motivi sanitari a esercizi e cantieri è tale da giustificare gli enormi danni economici che provocherà? Naturalmente, nessuno dispone della sfera di cristallo, io stesso sono piuttosto scettico. Evidentemente conta ogni caso di morte (stato al 28.03.2020, a livello svizzero sono circa 200). Ma trovo irritante che, negli ultimi anni, circa 1’000 persone sono morte ogni anno a seguito di una normale influenza, e assolutamente nessuno ne ha fatto un dramma.

Per concludere

Nonostante o a causa di tutto ciò, trovo ragionevole la decisione del Consiglio federale nei confronti del Ticino. Perlomeno a livello di alta politica nazionale. In materia di politica economica, sono invece molto meno sicuro che sia stata giusta, solo il futuro ce lo dirà. Se fossi in Consiglio federale, avrei, volente o nolente, votato come la sua maggioranza. Con una coscienza politico-costituzionale pulita, ma una coscienza politico-economica molto sporca.

Comments are closed.

« »