Vittoria schiacciante: ma è solo la prima puntata
Con il 58,2% dei votanti, il popolo ha sconfessato tutti i partiti borghesi inclusa – e mi dispiace dirlo – l’UDC. Come si pensasse di far respingere dal popolo un’iniziativa a favore dei nostri anziani, mentre quotidianamente si assiste allo sperpero di miliardi di franchi per UE, Zelensky, falsi asilanti e quant’altro, decisamente sfugge a chiunque sia dotato di un minimo di buonsenso.
Un’ovvietà che apparentemente sfugge ai politici: le spese per l’estero non sono un dogma
Qualsiasi famiglia si occupa innanzitutto del suo benessere. Al maxi-televisore, alla seconda auto, alle vacanze al mare e a tutto ciò che non sia indispensabile – compresa la beneficenza di cui noi Svizzeri siamo campioni con la nostra Catena della solidarietà – si pensa DOPO aver assicurato il miglior livello di vita possibile ai propri cari. È una semplice e naturale priorità di cui non c’è da vergognarsi e che non deve farci perdere il sonno.
Pertanto, la Confederazione – che può essere paragonata a un’enorme famiglia – prima di spendere soldi per il maxi-televisore, la seconda auto o le vacanze al mare (metafora per UE, Zelensky, falsi asilanti, eccetera), ha il dovere di provvedere al benessere della PROPRIA popolazione (e la 13esima AVS fa parte di questo dovere).
L’errore a monte della posizione dei partiti borghesi è il presupposto che:
1. I soldi da sprecare per la politica estera e d‘asilo facciano parte di un bilancio contabile separato, intoccabili e ormai assegnati, cui non si può più attingere per coprire spese assai più urgenti. Non è così, il bilancio della Confederazione è un insieme di voci che è possibile intercambiare in sede di preventivo, tagliando il superfluo e incrementando il necessario.
2. Il finanziamento dell’AVS sia rigorosamente da effettuare solo con i prelievi sui salari e una quota di IVA. È vero, così dice la Costituzione. Ma è compito dell’Assemblea federale legiferare e modificare, allorquando necessario, sia le leggi che la Costituzione (almeno fino a quando uno sciagurato accordo-quadro non ci obbligherà a riprendere acriticamente il diritto europeo).
L’UDC ha toppato
Questa visione meramente contabile ha influenzato i detti partiti, che hanno basato la loro campagna sulla minaccia di un aumento delle fonti di finanziamento dell’AVS (prelievi salariali e IVA).
Nel comunicato stampa di UDC Svizzera che pubblichiamo qui accanto, si legge: «L’UDC, invece, chiede che l’iniziativa sia attuata senza ricorrere all’aumento dell’IVA e delle trattenute sui salari».
Già, ma durante la campagna elettorale ha accettato il presupposto che il finanziamento dell’AVS sia una cosa a sé e che l’accettazione dell’iniziativa avrebbe portato a un ulteriore balzello per i lavoratori.
Così è facile dare la responsabilità alla maggioranza parlamentare di sinistra e alle sue spese pazze – cosa peraltro comprovata – ma resta il fatto che, proprio perché si tratta di una maggioranza, sarà difficile realizzare i buoni propositi post-votazione.
È solo la prima puntata, l’incipit di una telenovela
In ogni caso, non illudiamoci in una tempestiva applicazione dell’iniziativa. Questo voto, ancorché essenziale per l’ottenimento della 13esima AVS, è solo l’incipit di una telenovela che rischia di durare a lungo. Già la preparazione di una legge apposita e l’iter parlamentare sono un processo che dura normalmente alcuni anni. Se poi consideriamo il fatto che il Consiglio federale e il Parlamento, contrari fin dall’inizio all’iniziativa, arriveranno con la proposta dell’aumento dell’IVA e dei prelievi (dalla serie, noi ve l’avevamo detto, avete voluto la bici, adesso pedalate) in attesa del referendum – obbligatorio in materia di Costituzione – passerà qualche altro annetto. Poi, delle due l’una: se il popolo, incoerentemente con il voto di domenica, accetterà gli aumenti, la Berna federale continuerà a sperperare i soldi per UE, Zelensky e falsi asilanti. Se invece li rifiuterà, i «non si può», i «non ci sono i soldi» e simili amenità si moltiplicheranno, aumentando intoppi e attese.
Quale la soluzione?
Per conto mio, la soluzione sarebbe il lancio di un’iniziativa popolare volta a introdurre il referendum finanziario obbligatorio per spese oltre una certa soglia (100 o 200 milioni basterebbero, credo, a ridurre drasticamente lo sperpero, senza paralizzare l’attività politica della Berna federale). Oppure a sottoporre a referendum facoltativo TUTTE le singole voci a preventivo, anche qui oltre una certa soglia. Vorrei vedere allora, di fronte al suffragio popolare, che fine farebbero i miliardi di coesione all’UE, o le elargizioni a Zelensky per una «ricostruzione dell’Ucraina» prima che finisca la guerra.
Si tratterebbe di fatto, di togliere la competenza di disporre liberamente di importi importanti a qualunque buontempone smanioso di grandezza, eletto in Consiglio federale non tanto per capacità, quanto perché i quel momento soddisfa dei criteri partitici e regionali, passando di lì per caso.
Prepariamoci al prossimo NO
Suppongo che il prossimo NO dovremo metterlo nelle urne quando – alla terza o quarta puntata della telenovela – saremo chiamati a votare l’aumento dell’IVA e/o dei prelievi salariali. Sarà importante in quel momento non lasciarci intimorire dalle minacce che non mancheranno e ribadire con un netto NO il segnale che abbiamo lanciato oggi: «Il popolo vuole che per il finanziamento dell’AVS si attinga ai fondi finora destinati alla politica estera e all’accoglienza di falsi asilanti!»
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