Una “giustizia” ridicola (ma non per le vittime)

Ott 18 • L'editoriale, Prima Pagina • 172 Views • Commenti disabilitati su Una “giustizia” ridicola (ma non per le vittime)

Eros N. Mellini

Val-de-Ruz (NE), 1° ottobre 2019: il tribunale condanna un quarantenne che, lo scorso dicembre, rientrato a casa ubriaco alle sei del mattino, tenta di strangolare la moglie dopo averla riempita di botte. Questa riesce a sfuggirgli e a chiudersi in camera da dove chiama la polizia. Lui sfonda la porta e la trascina fuori continuando a malmenarla. Questi, più o meno, i fatti riportati dalla stampa locale.

Di conseguenza, l’energumeno è passato davanti alla giustizia per “aver messo in pericolo” la moglie. Il giudice ha “severamente” biasimato il comportamento dell’uomo, che ha definito “non scusabile, in una coppia le violenze devono essere bandite (perché, fra estranei no? NdA). Il prevenuto ha messo in pericolo sua moglie e l’equilibrio di tutta la famiglia.”

Queste parole stridono un po’ anzi, rendono del tutto incoerente, la condanna che il giudice ha pronunciato nei confronti del quarantenne (apparentemente straniero, visto che lo stesso giudice ha rinunciato a decretarne l’espulsione dal paese “perché è bene integrato e i suoi figli vivono in Svizzera”): 9 mesi di detenzione con beneficio della condizionale, più le spese di giustizia, una multa di 500 franchi e 2’000 franchi da pagare alla consorte per danni morali.

Al di là del fatto che, personalmente, non approvi le inutili e assolutamente declamatorie “giornate” decretate dall’ONU a favore o contro qualcosa, non posso non constatare come fossero molti i politici, lo scorso 25 novembre 2018 (Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne, istituita dall’Onu nel 1999) a manifestare, con dichiarazioni più o meno roboanti, il loro sdegno per gli atti di violenza subiti dal gentil sesso, spesso all’interno dell’economia domestica. Fra parentesi, è perlomeno bizzarro come durante questa “giornata” di proclami, la parità dei sessi venga accantonata: non contro la violenza, ma contro la violenza sulle donne. Di quella su uomini, bambini, animali domestici, chi se ne frega? Chiusa la parentesi.

Orbene, a che serve tutto questo sdegno se il primo a incoraggiare questa violenza è il potere giudiziario con le sue sentenze sempre più pro-delinquenti e totalmente incurante delle vittime? Potere giudiziario a tutti i livelli, federale, cantonale e distrettuale. Il primo, ossia il Tribunale federale, con le sue sentenze sempre più miti per paura di incorrere in ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo perlopiù propensa a premiare i malfattori, purché siano stranieri e offrano la possibilità di bacchettare sulle dita le autorità nazionali. Le corti inferiori i cui giudici, al di là di quelli già imbevuti di per sé stessi di stupido buonismo, desiderano invece prevenire un ricorso a un Tribunale federale vieppiù propenso a smentirli.

Risultato: pene ridicole (ma non per le vittime) che, invece di avere un effetto dissuasivo, danno una giustificata impressione di quasi immunità e costituiscono un incentivo a continuare con un comportamento delinquenziale estraneo alla nostra cultura e ai nostri costumi. Quando il giudice di cui sopra afferma che uno che picchia la moglie e tenta di strangolarla “è bene integrato”, c’è evidentemente qualcosa che non va. E, purtroppo, non è il solo la cui mansarda che ospita il cervello ha delle massicce infiltrazioni d’acqua, questo atteggiamento è condiviso da molta, troppa gente e, soprattutto, da troppi politici. Gli apostoli delle porte aperte, dell’arricchimento multiculturale e dell’”embrassons-nous” che, nell’industria dell’asilo e del sociale hanno la loro fonte di sostentamento.

In Svizzera c’è la separazione dei poteri – anche se il Tribunale federale spesso lo ignora, invadendo il campo del potere legislativo con le sue sentenze che, facendo giurisprudenza, si tramutano di fatto in leggi. Per cui, la politica non può imporre ai tribunali l’applicazione sempre e solo del massimo della pena. Qualcosa però si potrebbe fare: ridurre (se del caso, addirittura togliere) il margine di apprezzamento dei giudici modificando la legge, nella fattispecie il Codice penale. Ma è un’ipotesi illusoria fintanto che a Berna eleggeremo gente la cui parola d’ordine è “allinearsi”. Allinearsi al “mainstream”, termine esotico per definire il pensiero comune imposto a una società (che non se ne rende conto) da una manciata di lobbies interessate – che si chiamino UE, ONU, OCSE, o altro organismo di carattere economico, purché sovrannazionale – che hanno trovato il modo di pilotare le masse facendo loro credere di essere loro stesse a decidere. In Svizzera abbiamo ancora – ma è difficile dire fino a quando – la democrazia diretta quale estremo baluardo di un potere decisionale veramente popolare. Ma proprio per questo diamo fastidio e si lavora dietro le quinte per toglierci questo potere. Purtroppo, con la complicità di gran parte della Berna federale, cui daremo la benedizione con le elezioni di questa domenica. E fintanto che le cose staranno così, la giustizia continuerà a essere ridicola. Per buona pace delle vittime.

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