UE e il clima come religione

Nov 13 • L'opinione, Prima Pagina • 34 Views • Commenti disabilitati su UE e il clima come religione

Dr. Alessandro von Wyttenbach
Presidente onorario UDC Ticino

Nessuno può oggi negare i mutamenti del clima del pianeta. Poiché il riscaldamento è però iniziato lentamente già nel 19° secolo, non si può escludere che esso sia, almeno in parte, naturale e che le emissioni di gas serra siano solo una delle concause del fenomeno e che quindi la riduzione delle emissioni non possa garantire di arrestarlo. Nonostante queste incertezze, la CE si pone degli obiettivi a dir poco assurdi, quale un’Europa a emissioni zero entro il 2050 passando da una riduzione del 55% entro al 2030. Poiché al clima non interessa dove sul pianeta avvenga la riduzione, per una razionale valutazione politica è utile tenere presente alcune eloquenti cifre. Nell’ anno 2019 il maggior emittente di CO2 con il 30% fu la Cina, seguono gli USA con il 13% e l’UE (Gran Bretagna compresa) col 9% (cui si devono aggiungere le crescenti emissioni dell’India). Mentre la riduzione degli USA nel 2018 fu del 2,6% e dell’UE del 3,8%, in Cina si registrò un aumento del 3,8% – ciò, nonostante il suo più alto aumento della produzione di energie alternative a livello internazionale.

Queste cifre sono impietose, per cui è legittimo chiedersi se i folli costi per raggiungere l’obiettivo che vorrebbe imporre l’UE siano ancora giustificabili con la ragione. La Presidente von der Leyen, con la sicumera di conoscere la ricetta giusta, non vuole solo che la popolazione europea protegga la natura, devono anche cambiare la produzione, i consumi, il lavoro, l’alimentazione, il riscaldamento e i trasporti, insomma il modo di vivere. Una vera economia dirigista e la tutela dei cittadini. Siamo ormai al punto nel quale il fondamentalismo degli ambientalisti assume quello di una ideologia al di sopra della ragione. Una fede che indusse il sindaco di Berna a tollerare e legittimare l’illegalità della manifestazione dei giovani sulla piazza federale (perché non vanno a manifestare in Piazza Tienanmen?).

Di fronte all’1,5 per mille delle emissioni globali della Svizzera – di cui 1/3 dovuto alla produzione di CO2 per i prodotti importati – il grido di battaglia dei giovani Svizzeri “salviamo il pianeta”, diventa assurdo se non ridicolo. I giovani potrebbero contribuire molto più concretamente rinunciando sempre all’ultimo modello del cellulare, ai videogiochi elettronici. Molte sarebbero le altre misure possibili che, sommate, darebbero un reale contributo per ridurre le emissioni. Ad esempio, l’obbligo legale di assicurare la riparazione di elettrodomestici, PC o stampanti, ecc. ben oltre i due anni di garanzia, invece di rottamarli come rifiuti inquinanti a ogni guasto a garanzia scaduta. Ogni cittadino potrebbe dare quale consumatore il suo piccolo contributo. In realtà l’’unico mezzo politico razionale ed efficiente per ridurre la produzione di CO2 nel rispetto dell’economia di mercato e del benessere, è il commercio internazionale delle emissioni di gas serra che stimoli l’interesse alla loro riduzione.

Nella discussione sul riscaldamento e il degrado dell’ambiente vi è un fattore importantissimo che è tabù: l’impressionante aumento della popolazione del pianeta. Nel 1500 era di 0,5 Mia. di abitanti, 1 Mia. nel 1800, 2,4 nel 1960 e 7,7 nel 2020. In alcune regioni dell’Africa subsahariana la media delle gravidanze di ogni donna è di otto, il vero dramma umanitario della fame (e dei flussi migratori). Urgenti sarebbero grossi investimenti nell’istruzione delle donne nei paesi poveri per rendere possibile una pianificazione familiare. Le basi per la sopravvivenza dell’umanità in aumento sono la ricerca e la disponibilità di energia (Prof. B. Fritsch, ETH), per cui il sogno degli ambientalisti di un mondo a zero emissioni di CO2 e la proibizione di sostanze chimiche nell’agricoltura, sono una reale minaccia di fame nel mondo. È interessante la notizia, che nei Paesi Bassi, la patria dei mulini a vento, per garantire l’approvvigionamento di energia elettrica e ridurre le emissioni di CO2, si sollevi politicamente la possibilità della costruzione di centrali atomiche dell’ultima generazione, molto più efficienti e in grado di produrre idrogeno liquido con una massiccia riduzione di scorie radioattive di più breve vita.

Anche nel nostro Paese, a favore del clima, razionalmente non si dovrebbe escludere a priori di sostituire progressivamente le attuali centrali nucleari sorpassate con nuove di ultima generazione. Contro la legge svizzera per la riduzione delle emissioni di CO2 vi sarà un referendum. Anche se nessuno mette in dubbio la necessità di ridurre l’uso di energie fossili, l’obiettivo non lo si può raggiungere in tempi brevi con autoritarie prescrizioni e proibizioni, che nella storia hanno sempre fallito. Una legge fondata non sulla ragione, ma sulla cieca fede “religiosa” ambientalista.

Invece di pensare solo alla riduzione delle emissioni di gas serra, sarebbe necessario e anche urgente riflettere seriamente sulle misure e gli investimenti necessari per prevenire o minimizzare i probabili futuri danni correlati ai mutamenti climatici in atto: garanzia dell’approvvigionamento alimentare, dell’acqua ed elettrico, misure contro i danni da maltempo, incendi dei boschi, periodi di siccità. L’evoluzione verso la necessaria riduzione dell’uso di energia fossile giustamente è già in atto, ma è possibile solo con piccoli passi e richiede tempo e perseveranza.

Chi vuole portare il paradiso sulla terra porta l’inferno, le misure che vorrebbero imporre autoritariamente gli ambientalisti causerebbero irresponsabili danni collaterali.

 

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