Terrorismo islamico: cinici cavilli su atti chiaramente dettati da indottrinamento religioso!

Ago 3 • Prima Pagina • 952 Views • Commenti disabilitati su Terrorismo islamico: cinici cavilli su atti chiaramente dettati da indottrinamento religioso!

Porcherie

Patanegra

Patanegra

 

La scorsa settimana, l’Europa è stata ancora una volta colpita da un’ondata di sanguinosi atti di violenza, con centinaia di morti e feriti. Naturalmente, ogni singolo caso può differire leggermente dagli altri per ciò che concerne i dettagli. Ma una cosa è chiara: praticamente in tutti i casi, i presunti autori di questi atti criminali sono persone che hanno assassinato a causa della loro fede islamica, del loro accecamento religioso, rispettivamente a seguito di un indottrinamento islamico o addirittura di appelli alla violenza. 

 

La volontà di suicidio è secondaria. Chi, per problemi personali, si vuole suicidare, si spara in casa o si butta da un ponte, senza trascinare con sé il massimo numero possibile di innocenti. Chi agisce diversamente, ha ben altri motivi.

 

Il pretenzioso rigore clinico con il quale i politici e gli psichiatri occidentali tentano ora, con fatica, di differenziare semanticamente se questi atti di sangue siano di volta in volta stati degli “atti di terrorismo”, dei “tentativi di suicidio” o chissà cos’altro ancora, è decisamente troppo cinico – non soltanto nei confronti delle vittime di oggi, ma anche di tutte quelle future.    

 

Foto articolo Burkhard

Immagine da Les amis du blog Police & Réalités

La “psichiatrizzazione” delle vittime attualmente in atto, serve soltanto alle autorità responsabili da patetica scusa per le loro gravi negligenze. Naturalmente è facile, dopo gli atti di sangue, spendere grandi parole per dichiarare: “Si è trattato, appunto, di un criminale isolato, psichicamente instabile, era già in terapia psichiatrica e aveva dei problemi personali, contro gente così non si può fare assolutamente niente”. E gli psichiatri chiamati in causa trincerano poi la loro superpagata inefficienza dietro al segreto professionale e alla protezione dei dati.

 

Quando poi emergono dei chiari contatti fra il criminale e gli ambienti islamici radicali, quando entra in gioco un indottrinamento islamico, l’informazione da parte dell’autorità si fa notevolmente più rarefatta. Talvolta si sapeva sì qualcosa, ma non si è fatto nulla, rispettivamente non si poteva far nulla, altre volte si è stati colti di sorpresa perché, dopotutto, non si vogliono né si possono sorvegliare tutti e tutto.

 

La “psichiatrizzazione” buonista dei criminali serve ai nostri politici e agli psichiatri da alibi per la loro precedente e futura inazione. Quando i criminali scelgono di sopravvivere ai loro programmati ed eseguiti atti di sangue, vengono dichiarati poveri “malati”, necessitano di intense cure assistenziali e non possono in alcun caso essere rimandati nei loro paesi d’origine, perché lì – immaginatevi! – potrebbero essere minacciati di “discriminazione, trattamenti disumani, tortura, eccetera”.  Dopotutto, questi “poveracci” volevano semplicemente morire eroicamente nel nome di Allah, trascinando con sé il maggior numero possibile di Europei e ottenendo, in compenso del loro martirio, il biglietto d’entrata al Paradiso e alle promesse vergini. Che delusione, per questi martiri finire, invece che in Paradiso, in un altrettanto paradisiaco carcere di lusso dell’Occidente europeo. Ma anche lì sembrano esserci donne vogliose che forse, presto o tardi, non solo procureranno loro delle soddisfazioni sessuali, ma li aiuteranno addirittura a evadere. 

 

 

 

 

 

 

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