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Dic 16 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 56 Views • Commenti disabilitati su Spazio musicale

Splendida «Incoronazione di Poppea» di Monteverdi a Como

Chi si reca a vedere un’opera come «L’incoronazione di Poppea» di Monteverdi deve dimenticare i melodrammi popolari dell’Ottocento. Se riesce a farlo e a collocare il capolavoro monteverdiano nell’ambito degli stilemi e delle preferenze espressive del suo tempo può trovarvi le più alte soddisfazioni. Tanto più quando l’esecuzione raggiunge uno straordinario livello di eccellenza, come è stato il caso dell’allestimento andato in scena il 24 novembre (con replica il 26) al Teatro Sociale di Como.

Nel libretto, di Giovanni Francesco Busenello, la vicenda avanza a passo lento e con largo respiro ma la qualità linguistica del testo e la varietà tanto degli avvenimenti quanto delle situazioni evita allo spettatore la noia delle lungaggini. Tra i momenti drammatici e quelli lirici si inseriscono anche deliziose scene vivaci e mordenti, come quella dei soldati di Nerone che stigmatizzano a loro modo la decadenza dell’Impero oppure i commenti arguti e i consigli di Arnalta e dell’altra nutrice alle rispettive padrone. Di ogni personaggio o episodio il compositore  ha saputo cogliere musicalmente le particolarità traducendole in recitativi ricchi e penetranti. Un vertice è costituito dal battibecco tra Seneca e Nerone, dove risaltano da un lato i grandi principi morali del filosofo e dall’altro le prepotenze sfacciate dell’imperatore. Certamente Seneca con le parole e i toni sentenziosi appare come una figura artificiosa e quasi disumana, però in questo frangente scatena la stizza di Nerone e dà vita a un contrasto violento e teatralmente avvincente. Molto ci sarebbe da dire di Ottavia, «disprezzata regina», amareggiata per l’infedeltà di Nerone, ormai innamorato follemente di Poppea, e decisa a fare vendetta. Incarica senza mezzi termini Ottone, a sua volta invaghito della cortigiana, di ucciderla mascherandosi sotto vesti femminili. In questa scena Ottavia si rivela donna senza scrupoli per la crudeltà con cui tormenta Ottone e lo costringe ad accettare di compiere il delitto. Quando poi, fallito il complotto, viene esiliata, si congeda con un addio a Roma che non commuove nessuno. Qualche parola merita Drusilla, fidanzata di Ottone, sinceramente innamorata di lui ma non ricambiata (dice l’uomo dopo un incontro con la ragazza: «Drusilla ho in bocca ed ho Poppea nel core»). Da Drusilla Ottone si fa prestare l’abbigliamento occorrente per il misfatto e quando questo è scoperto la donna viene accusata di tentato omicidio. Drusilla è stata ingenua e avventata, forse perché resa cieca dall’amore, tuttavia trova poi un momento di autentica grandezza decidendo di accettare l’accusa a suo carico per salvare la vita di Ottone. Il gesto, quando la verità emerge, commuove perfino l’imperatore, il quale, in un trasporto di clemenza, assai sorprendente in lui, assolve entrambi. Due scene siano ancora menzionate: la ninna nanna di Arnalta per addormentare Poppea, dolcissima e colma di affetto, e il duetto finale tra Poppea e Nerone («Pur ti miro, pur ti godo»), nel quale le voci si intrecciano in una delle più alte e toccanti espressioni di amore che esistono in musica.

Per gli interpreti dell’opera ci sono da distribuire solo elogi. Antonio Greco e l’Orchestra Monteverdi Festival – Cremona Antiqua, un gruppo di validissimi musicisti che ha suonato su strumenti d’epoca, ha fatto della partitura uno scrigno di meravigliose sottigliezze, non però fini a se stesse, ma tutte volte a sottolineare ogni moto psicologico dei personaggi e ogni avvenimento. Stupendo lo scintillio dei colori. Quanto ai cantanti, nell’impossibilità di citarli tutti (una quindicina), mi soffermo su Roberta Mameli, una soprano assai richiesta in tutta Europa specialmente per le opere del periodo barocco, che dispone di una voce forte, limpida, calda, smaltata, ideale insomma per Poppea. Accanto a lei il controtenore Federico Florio è stato un Nerone perfetto sia per l’ottima qualità della voce, sia per le straordinarie doti interpretative. Indimenticabile la sua travolgente prestazione nello scontro con Seneca. Tra gli altri esprimo una parola di apprezzamento per Candida Guida: degni di nota i suoi commenti pungenti, ma soprattutto la dedizione e la tenerezza per la padrona emerse in special modo nella ninna nanna, un vero incanto.

Pier Luigi Pizzi ha curato, come è stata sua abitudine in gran parte della lunga carriera, tutti gli elementi visivi dello spettacolo: scene ridotte a un minimo e parzialmente stilizzate, costumi adeguati e una regia intensa, ricca di spunti e fedelissima alla musica. Faccio una sola riserva: c’è stata una certa esagerazione nel mettere in evidenza la procacità di Poppea, un personaggio certamente ambiziosissimo, capace di approfittare largamente e senza scrupoli della sua avvenenza (ma all’epoca di Nerone di gente senza scrupoli era piena Roma) eppure capace di una finissima espressione come nel duetto finale di cui ho detto sopra.

Per concludere: uno spettacolo durato circa tre ore e mezzo eppure senza l’insorgere, almeno in chi scrive, ma anche in molti altri spettatori, a giudicare dall’intensità degli applausi, di alcun disagio o senso di saturazione. Qualcuno è partito dopo il primo atto, un comportamento inevitabile da parte di chi, andando a vedere un’opera, fissa le attese su grandi melodie di tipo verdiano o pucciniano, che sono bellissime e intramontabili, però sarebbe consigliabile allargare i propri orizzonti a stili e valori diversi.

Dopo la fine dello spettacolo Pier Luigi Pizzi ha ricevuto nel corso di una breve cerimonia il premio Como Città della Musica, istituito dagli Amici del Teatro e dal Teatro Sociale di Como.

Carlo Rezzonico

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