Smontate le «perplessità» del governo contro l’iniziativa sulla legittima difesa

Set 17 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 84 Views • Commenti disabilitati su Smontate le «perplessità» del governo contro l’iniziativa sulla legittima difesa

Un modo subdolo e poco serio di informare i cittadini a suon di illazioni e ipotesi

Date fiducia al Ghiro : il 26 settembre votate SÌ alla legittima difesa  

Dopo la sentenza del tribunale federale che ha annullato la precedente votazione a causa delle affermazioni «non oggettive e in parte tendenziose» contenute nell’opuscolo informativo, il Consiglio di Stato continua a sollevare anche nel nuovo opuscolo dubbi non comprovati sulla conformità dell’iniziativa al diritto federale.

Nell’opuscolo informativo dedicato alle votazioni in programma per il 26 settembre il Consiglio di Stato (CdS) torna in modo subdolo a seminare dubbi sulla conformità al diritto federale dell’iniziativa intitolata «Le vittime di aggressione non devono pagare i costi di una legittima difesa», sulla quale i Ticinesi avevano già votato nel febbraio del 2020.  Come noto, la prima votazione è stata annullata dal Tribunale federale in quanto l’opuscolo informativo allestito dal Consiglio di Stato (CdS) conteneva delle affermazioni «non oggettive e in parte tendenziose» che «hanno influenzato in maniera inammissibile i cittadini».  A detta dei giudici, nell’opuscolo si affermava «non in maniera interrogativa, dubitativa o quale ipotesi, bensì in modo categorico, assoluto e tassativo» che l’iniziativa creava delle disparità di trattamento e violava il diritto federale: affermazioni che però non erano state comprovate né dal Parlamento né dallo stesso CdS (!).

Il governo non ha imparato la lezione e continua a disinformare! 

Dimostrandosi un cattivo perdente, il governo ha deciso di riproporre anche nel nuovo opuscolo le medesime argomentazioni, ma questa volta però il CdS ha prudentemente usato la forma dubitativa, scrivendo che l’iniziativa «pone delle serie perplessità quanto alla parità di trattamento e prevede una soluzione di rimborso delle spese che desta perplessità quanto alla conformità al diritto federale».  In mancanza di fatti accertati si preferisce insomma argomentare in modo poco serio, seminando dubbi fra i cittadini sulla base di illazioni e ipotesi. È bene che si sappia che l’unico modo per accertare in modo inoppugnabile se l’iniziativa sia conforme o no al diritto federale è quello di presentare un ricorso contro le nuove norme, ma per fare ciò è necessario che l’iniziativa venga dapprima approvata dal Popolo. Votare contro l’iniziativa – come chiede di fare il CdS – per il timore che la stessa potrebbe violare il diritto federale, ma senza averne la certezza, è un po’ come suicidarsi per paura di morire.

Argomenti a favore della conformità dell’iniziativa al diritto federale

Per rassicurare gli indecisi, è dunque bene ribadire che un eventuale ricorso contro la nuova legge sulla legittima difesa avrebbe ben poche possibilità di spuntarla, perché a favore della sua  conformità al diritto federale vi sono già alcuni elementi concreti che inspiegabilmente il CdS continua a ignorare. Fra questi elementi vi sono due pareri giuridici che a suo tempo avevano indotto il Gran Consiglio a votare – senza neppure un voto contrario! – a favore della ricevibilità dell’iniziativa, ossia a favore della sua conformità al diritto federale! E anche se il Tribunale federale non si è espresso su tale conformità, va detto che nella sua sentenza vi sono delle considerazioni che sembrerebbero propendere a favore della stessa.

Siccome noi preferiamo basarci sui fatti anziché su fumose illazioni costruite sul nulla, ecco qui di seguito a titolo esemplificativo alcuni stralci dei citati pareri giuridici e della sentenza.

Un trattamento diverso non è di per sè illecito o arbitrario!

Per il Governo l’iniziativa è da respingere perché, a suo dire, pone delle perplessità quanto alla parità di trattamento tra chi viene assolto per un reato commesso in stato di leqittima difesa e chi viene assolto per altri tipi di reato.

Risposta

Dal punto di vista giuridico non vi è disparità se si trattano in modo differente casi differenti: è ovvio che vi è una bella differenza fra chi ha commesso un reato ferendo o uccidendo l’aggressore, e viene assolto per legittima difesa, e chi invece viene assolto perché non ha commesso il reato di cui era accusato. «La circostanza che l’iniziativa si applicherebbe ad alcune fattispecie e non a altre – si legge nella sentenza del Tribunale federale – non significa ancora ch’essa comporterebbe l’asserita disparità di trattamento: espressione che lascia sottintendere e allude a un’inammissibile violazione dell’uguaglianza giuridica sancita dall’art. 8 della Costituzione».  Il trattamento diverso fra due diverse fattispecie è dunque frutto di una scelta politica che, se giustificata da motivi ragionevoli, non è necessariamente illecita o arbitraria.

A proposito della presunta disparità di trattamento, il consulente giuridico del Parlamento, nel suo parere favorevole alla ricevibilità, aveva fra I’altro osservato: «V’è da chiedersi se esiste una giustificazione per questo “trattamento di favore” operato nei confronti della persona che ha agito per legittima difesa, rispetto a un’altra. Benché a prima vista una tale differenziazione possa suscitare qualche comprensibile perplessità, il Tribunale federale condanna per prassi unicamente le discriminazioni insostenibili o arbitrarie (…omissis…,). Ritengo pertanto che la “copertura” in oggetto, riservata a una categoria ben definita di imputati, peraltro vittima di un’aggressione ingiusta (…) difficilmente verrebbe recepita dal TF come «insostenibile o arbitraria: da un lato perché i due contesti non sono paragonabili, d’altro canto perché l’imputato che agisce per legittima difesa è nel contempo anche vittima di un reato o ha agito in difesa di un terzo, anch’egli vittima».

In merito alla disparità di trattamento il Tribunale federale, in una sentenza del 17.10.2014, aveva stabilito che entro certi limiti «il legislatore cantonale dispone di un ampio potere discrezionale».

Violazione del diritto federale …o competenza cantonale ?

L’iniziativa prevede un rimborso integrale dei costi dell’avvocato di fiducia anche per i casi semplici (quelli che prevedono una pena detentiva inferiore ai 4 mesi) per i quali, in base al diritto federale, non è previsto alcun rimborso: per il governo, ciò desta perplessità quanto alla conformità con il diritto federale.

Risposta

Nella sentenza del Tribunale federale si legge che «anche nell’ipotesi di una violazione del diritto federale per il punto in questione il Gran Consiglio avrebbe potuto se del caso (…) proporre di stralciare la frase che riguarda i casi semplici e bagatellari. In effetti quando soltanto una parte dell’iniziativa risulti irricevibile, la parte restante può nondimeno mantenere la sua validità (…)». Un eventuale ricorso vincente contro questa parte secondaria dell’iniziativa non farebbe dunque cadere «tutto il castello», come qualcuno ha scritto.

Ma poi, chi ha detto che un rimborso dei costi non previsto dal diritto federale sia di per sè illecito? Nel suo parere, il consulente giuridico del Gran Consiglio aveva scritto in proposito: «Il Codice di diritto processuale penale (CPP) sembra non escludere la possibilità che un singolo Cantone regolamenti il finanziamento della difesa oltre i limiti definiti agli articoli 127 e seguenti, e decida di erogare una prestazione positiva di natura pecuniaria “ad hoc”. Ciò è del resto desumibile – quanto meno in parte – dal fatto che “comme pour la défense d’office, l’étendue et les limites du droit à l’assistence judiciaire gratuite sont réglées en premier lieu par le droit de procédure cantonal, qui tout en respectant les garanties minimales et subsidiaires prévues par la Constitution (29 III) peut prévoir des garanties plus étendues.”» (A.Kuhn e Y.Jeanneret, Code de procédure pénale suisse. 2011, pag 551 n.14).

Le lacune tecniche del testo non costituiscono un problema

Nell’ opuscolo, il CdS scrive pure che l’iniziativa va respinta perché il testo presenta delle lacune tecniche (esso non definisce i dettagli necessari per la sua attuazione, come le procedure per il rimborso delle spese per l’avvocato di fiducia, i termini da rispettare, le autorità chiamate a pronunciarsi ecc.).

Risposta

In effetti l’iniziativa si limita ad enunciare in un solo articolo il principio del rimborso integrale delle spese per l’avvocato di fiducia nei casi di assoluzione dell’imputato, senza definire i dettagli tecnici necessari per la sua attuazione. Ma questo non è assolutamente un motivo per bocciare un’iniziativa che il Gran Consiglio aveva ritenuto essere ricevibile «nonostante la sua formulazione sia da considerare lacunosa», come si legge nel rapporto commissionale.

Nel suo parere, il consulente giuridico del Gran Consiglio aveva osservato che «nulla impedisce al Parlamento di completare la proposta anche in un secondo tempo» (e cioè di completare il testo dopo l’eventuale approvazione dell’iniziativa da parte del Popolo). Del resto, esiste già un modello di legge composto di sei articoli che consentirebbe di porre rimedio a tutte le lacune tecniche citate: si tratta del controprogetto, gradito anche agli iniziativisti, sostenuto nel 2019 in Gran Consiglio dalla Lega dei ticinesi, dall’UDC, da “Più donne” e dalla maggioranza del PPD.

 

Giorgio Ghiringhelli

(primo firmatario dell’iniziativa)

 

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