Sanità ed economia devono andare (quasi) di pari passo

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Eros N. Mellini

L’UDC è uscita recentemente con comunicati, rispettivamente con proposte al Consiglio federale, su come affrontare un’uscita  – la più rapida possibile – dalla crisi di Covid-19, non soltanto dal punto di vista sanitario, ma anche da quello non meno importante dell’economia. E l’ha fatto tempestivamente, invitando il governo a preparare una strategia efficace da mettere in atto subito dopo il 19 aprile, termine dello stato di necessità decretato dal Consiglio federale sulla base della legge sulle epidemie. Tra parentesi, questo “stato di necessità” è una sorta di legge marziale che, per un periodo determinato, toglie praticamente parte dei poteri che la Costituzione assegna al popolo, rispettivamente al parlamento, per affidarli all’esecutivo. Una messa in quarantena dello Stato di diritto che, se non fosse per l’eccezionalità della situazione, sarebbe una crassa violazione della Costituzione federale. Ma tant’è, un’epidemia è un evento eccezionale quanto una guerra, e se nel secondo caso è giustificata (o perlomeno ammessa) l’introduzione della legge marziale, altrettanto si possono ammettere delle misure, grevi di conseguenze ma essenziali per fronteggiare tempestivamente l’emergenza. Ma, appunto, l’eccezione deve essere limitata nel tempo e bisogna fin da subito programmarne l’uscita, rispettivamente allentarne gradualmente le misure più drastiche man mano che la situazione sanitaria va migliorando.

Ma siccome la proposta giunge dall’UDC, ecco che, verosimilmente senza averne letto dettagliatamente il contenuto, ci si scaglia contro l’odiato partito tacciandolo di irresponsabile e accusandolo di anteporre gli interessi degli imprenditori – mascalzoni il cui unico scopo è quello di far soldi – alla protezione della popolazione. In realtà, la strategia proposta dall’UDC il 31 marzo scorso (che pubblichiamo qui sotto) è, a nostro avviso, più che ragionevole. La chiusura dei commerci e delle industrie deve essere allentata al più presto, seppure salvaguardando nella misura del possibile la salute dei cittadini, lo scenario di una sua continuazione a oltranza – quindi fino alla fine dell’allarme virus che comunque non siamo in grado di prevedere – è catastrofico almeno quanto quello che si prospetta con un aggravamento sul fronte sanitario. Al di là dei costi pubblici – il governo ha finora stanziato 42 miliardi di franchi per un primo programma urgente di compensazioni, in aggiunta a quanto stanno stanziando cantoni e comuni, ma il perdurare della crisi fa prospettare spese ben più elevate – si pensi alle ditte costrette a chiudere, rispettivamente a fallire per mancanza non solo di fondi, ma di clienti. È bene ricordare che quando si parla di economia in Svizzera, non ci si riferisce solo ai grandi gruppi industriali, bensì alle piccole e medie imprese che costituiscono il 98% delle aziende. Molte di queste non hanno riserve tali da garantire la loro sopravvivenza a medio termine e la loro chiusura sarebbe inevitabile. Con conseguente aumento esponenziale del tasso di disoccupazione. Basti pensare che in un solo mese, da febbraio a marzo 2020, i disoccupati in Svizzera sono passati dal 2,5 al 2,9% (+0,4%), in Ticino dal 3,4 al 3,6% (+ 0,2%), ai quali vanno ad aggiungersi quelli che lavorano a tempo ridotto. Solo nel primo mese di entrata in vigore, quindi quando è immaginabile che le aziende abbiano ancora qualche seppur minima riserva, oltre a ottenere il sostegno dello Stato. Immaginiamoci quando le riserve saranno finite e il sostegno dello Stato, che non è necessariamente ripetibile a oltranza, verrà a mancare!

Una cosa deve essere chiara: se la sanità pubblica è la base della nostra sopravvivenza in un momento di minaccia più o meno circoscritto nel tempo, l’economia è la base della nostra vita in ogni momento, anche in futuro a crisi terminata. La sanità pubblica ci salva o ci previene dalle malattie, ma da queste malattie guariamo solo se siamo vivi. E ad assicurarci la vita è la tanto vituperata economia, con la sua produzione di generi di prima necessità, con i suoi stipendi che ci possono essere garantiti solo se le industrie e i commerci possono lavorare, senza contare poi che è anche l’economia a finanziare quella stessa protezione sanitaria la cui priorità si reclama a gran voce. Quanti maratoneti (sanità), pensate che porterebbero a termine la gara, se non ci fossero sul percorso le stazioni di rifornimento (economia) a dare loro l’acqua con cui idratarsi?

Quindi, come detto nel titolo di questo articolo, sanità ed economia devono andare (quasi) di pari passo – laddove il “quasi” è inteso come la priorità alla sanità durante il periodo di massimo sviluppo dell’epidemia, ma dopo il quale i due settori assumono la stessa importanza. Davvero, un crollo dell’economia farebbe perlomeno tante vittime quante il peggiore dei virus. È perciò più che logica la richiesta dell’UDC di allentare al più presto – nel limite del possibile e garantendo il rispetto delle elementari norme di sicurezza – l’attuale “lockdown”. Ed è giusto pensarci adesso, non aspettare il cessato allarme. La stessa logica che vuole l’allestimento di un preventivo in anticipo rispetto al periodo d’esercizio, è da applicare alla preparazione tempestiva del “dopo crisi” Covid-19.

 

Documento strategico dell’UDC per l’uscita dalla crisi Covid-19

 Proteggere la popolazione minimizzando nel contempo i danni economici: strategia per la Svizzera dopo il 19 aprile 2020

  1. Situazione iniziale

Per far fronte alla pandemia di coronavirus, il Consiglio federale ha fatto ricorso, il 16 marzo 2020, al diritto d’urgenza per prendere delle decisioni grevi di conseguenze sulla base della legge sulle epidemie. Queste misure servono a proteggere gli abitanti del paese dall’epidemia di coronavirus, ma costituiscono anche dei gravi attentati alle libertà dei cittadini, come pure dei pesanti interventi nell’economia, al punto di sospendere in vasta misura il regime statale svizzero e le regole dello Stato di diritto. La validità di queste norme d’urgenza è attualmente limitata al 19 aprile 2020.

Allo scopo di attenuare i danni economici e, in particolare, le perdite del reddito e della cifra d’affari, la Confederazione ha messo in atto un programma urgente di un valore di 42 miliardi di franchi e adottato delle misure supplementari tramite i cantoni e i comuni.

L’epidemia di coronavirus e le sue conseguenze erano inizialmente sconosciute. Si sa oggi che questo virus è estremamente contagioso e pericoloso, in particolare per le persone anziane affette da patologie pregresse. Il tasso di mortalità è particolarmente elevato in questa fascia della popolazione. È tuttavia prevedibile già sin d’ora, che le misure di protezione adottate comportano dei danni estremamente gravi per l’economia, dunque per le imprese, i datori di lavoro, i salariati e tutta la popolazione. Le conseguenze di questi interventi saranno molto più gravi di quelle dell’epidemia.

  1. Descrizione del problema

Si distinguono attualmente quattro gruppi di problemi e altrettante domande da porsi:

  • come proteggere la popolazione dopo il 19 aprile in funzione del rischio corso, dunque come mettere in atto una protezione differenziata?
  • come garantire questa protezione attenuando i danni economici che derivano e ancora deriveranno dalle misure della Confederazione?
  • che cosa bisogna fare per rilanciare l’economia dopo l’abrogazione parziale o totale delle misure prese il 16 marzo 2020?
  • che cosa fare affinché la Svizzera esca al più presto da questo regime d’urgenza e ritrovi il suo regime costituzionale e democratico?
  1. Misure possibili dopo il 19.04.2020

3.1.   Isolamento ancora più rigoroso di tutti gli abitanti, decretando un coprifuoco generale e un’ulteriore immobilizzazione dell’economia.

  • Non è una buona soluzione nonostante l’isolamento di tutta la popolazione che comporta, perché le conseguenze negative per l’insieme del paese (disoccupazione, crollo delle aziende, povertà, fame) supererebbero di gran lunga i danni provocati dall’epidemia di coronavirus.

3.2.   Proseguimento delle misure prese finora

  • Non è una buona soluzione, perché i danni collaterali sono già enormi e perché le misure prese non permettono una protezione della popolazione mirata e basata sul rischio.

3.3.   Abrogazione di tutte le restrizioni motivate dalla protezione dall’epidemia di coronavirus (limitazione delle libertà e interventi economici).

  • Questa soluzione deve essere rifiutata, perché sarebbe prematura tenuto conto dell’attuale evoluzione dell’epidemia. Si tratta tuttavia dell’obiettivo da prefiggersi, perché il regime d’urgenza non deve diventare un regime ordinario.

3.4.   Messa in atto di una strategia ottimale che assicuri la protezione della popolazione senza l’intervento massiccio dello Stato e che ristabilisca il più rapidamente possibile il regime costituzionale ordinario.

  • Questa strategia assicura una protezione mirata della popolazione, impedisce effetti secondari disastrosi, permette il ritorno alla vita sociale ed economica con tuttavia delle eccezioni basate sui rischi e ristabilisce rapidamente il regime costituzionale ordinario. È questa la versione da scegliere. Vedi punto 4.
  1. Strategia da seguire

Ecco che cosa significa in dettaglio:

4.1.   Misure immediate: le misure ordinate dal Consiglio federale il 16 marzo 2020 devono restare in vigore fino al 19 aprile 2020, giuste o sbagliate che siano.

  • Le lacune emerse nell’approvvigionamento di crisi devono essere immediatamente Bisogna, in particolare, dare assolutamente la priorità all’acquisizione di maschere di protezione, kit di test, medicamenti e apparecchi respiratori.

4.2.   Nell’ambito del dispositivo di protezione della popolazione, le persone anziane, che sono particolarmente minacciate, e le persone affette da patologie pregresse devono proteggere sé stesse dal contagio, quindi isolarsi sistematicamente. Lo Stato veglia a che questa norma sia applicata.

  • A questo riguardo, la protezione alle frontiere deve essere rafforzata: tutti gli immigranti della fascia a rischio e qualsiasi immigrante che non può garantire l’assenza del virus devono essere respinti.
  • Indossare la maschera di protezione deve essere reso obbligatorio ogni volta che più persone entrano in contatto. Tutto il personale medico e ospedaliero deve essere immediatamente equipaggiato con maschere di protezione del tipo FFPS/FFP3, poi la totalità della popolazione deve essere munita di maschere di protezione standard, rispettivamente la loro distribuzione al pubblico deve essere garantita. L’uso sistematico di maschere di protezione riduce il rischio di contagi involontari.
  • Le prescrizioni concernenti la distanza da rispettare, i disinfettanti e l’obbligo di lavarsi regolarmente le mani devono di principio essere mantenute.
  • I pazienti a rischio testate positive al Covid-19 devono essere rigorosamente messi in quarantena.

4.3.    Per ristabilire il buon funzionamento dell’economia e della società, occorre per tutte le altre fasce, dunque per la maggior parte della popolazione, adottare le misure seguenti, nel rigoroso rispetto delle regole di distanza e d’igiene:

  • togliere il divieto di lavorare laddove non sia possibile il telelavoro;
  • permettere l’apertura dei commerci, mantenendo tuttavia nel contempo delle misure di protezione efficaci;
  • permettere l’apertura dei ristoranti, mantenendo tuttavia nel contempo delle misure di protezione efficaci (eventualmente vietandone l’accesso ai gruppi a rischio);
  • le scuole devono essere aperte a seconda del rischio;
  • il divieto di assembramento deve essere attenuato;
  • le implicazioni devono tenere conto delle diverse particolarità regionali.

4.4.   Ristabilire il regime costituzionale ordinario. A eccezione delle restrizioni menzionate ai punti 4.1 e 4.2, il regime d’urgenza deve essere abrogato e l’ordine costituzionale ordinario deve essere ristabilito.

La regolamentazione qui descritta deve essere limitata a fine maggio 2020.

 

Berna, 31 marzo 2020

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