Sacralità e prezzo della vita umana

Mag 29 • L'editoriale, Prima Pagina • 62 Views • Commenti disabilitati su Sacralità e prezzo della vita umana

Eros N. Mellini

Premetto che questo è il pensiero di un ateo – o meglio di un agnostico – che esprimo con tutto il rispetto per coloro le cui convinzioni religiose vanno in tutt’altra direzione, facendo della sacralità della vita umana una colonna portante del proprio comportamento. Il mio discorso è invece del tutto accademico e rivolto a chi segue il pensiero ricorrente (mainstream) senza essere sorretto da una cieca fede che, per definizione, non chiede dimostrazioni o prove: o la si ha o non la si ha. A coloro, e sono tanti, che accettano acriticamente dei luoghi comuni il cui fondamento è peraltro tutto da dimostrare, solo perché sarebbe “scandaloso” andare controcorrente. A queste mie riflessioni posso quindi già presentire le reazioni la cui indignazione sarà direttamente proporzionale al grado di “politicamente corretto” che la società è riuscita a inculcare nel lettore. Quel “politicamente corretto” che fa prendere per dogmi assolutamente incontrovertibili i più banali luoghi comuni del tipo “non si deve parlar male dei morti” o “meglio 1000 criminali liberi che un solo innocente in galera” e altre amenità del genere. Perché mai, se ho considerato idiota una persona durante tutta la sua vita, questa dovrebbe improvvisamente diventare uno scienziato di provata fama solo perché è morto? Quanto al secondo esempio, c’è una sola persona, a mio avviso, che ha il diritto di pensarla così: l’innocente in galera. Per tutti gli altri – cui la sicurezza sta a cuore al punto di giustificare un certo cinismo, lo ammetto – è molto meglio la prima alternativa.

Il “caso Sawiris”

A inizio maggio, ha suscitato lo sdegno di molti utenti dei social network una frase pronunciata dall’imprenditore egiziano Samith Sawiris, noto investitore nel turismo ad Andermatt il quale, in un’intervista alla Sonntagszeitung, aveva dichiarato che lo sforzo profuso dalla Confederazione per salvare le persone sotto i 60 anni era sproporzionato e che – questa la frase incriminante – «Vanno persi miliardi di franchi per avere qualche centinaio di morti in meno». Naturalmente, apriti o cielo! Dalla condanna per il cinico anteporre il guadagno alla salute pubblica (peraltro tutto da discutere, dato che il lockdown potrebbe provocare più vittime dello stesso virus), agli auguri di subire il contagio e il susseguente ricovero in cure intense con fra le righe – alla faccia della sacralità della vita – il nemmeno tanto celato auspicio che ci lasciasse le penne, la gamma di reazioni non ha certo mancato di fantasia. Ma aveva davvero tutti i torti Sawiris?

Svuotiamo, per un attimo, la testa

Per un attimo, svuotiamoci la testa di tutte le convenzioni sociali, e di tutti i luoghi comuni che ne derivano, per analizzare la situazione scevri da qualsiasi influenza morale o religiosa o quant’altro. La vita umana è sacra? No, non lo è. È l’essere umano che l’ha resa tale per convenzione, una specie di contratto sociale che ha permesso e permette tuttora una convivenza accettabile e ragionevolmente a rischio limitato. Perché, se io accetto la tesi che sia sacra e quindi mi astengo dal toglierla agli altri, posso ragionevolmente presumere che – nella maggior parte dei casi – lo stesso principio valga anche per gli altri che quindi non faranno del male a me. Quanto sia opinabile poi questo concetto, è dimostrato da come, sperando di poterlo fare impunemente, l’essere umano sia incline a infrangere la regola. La vita umana non ha prezzo? Balle, ancora una volta questo concetto lo sosteniamo quando a rischio è la NOSTRA vita, e semmai quella di familiari e amici. E allora, assistiamo a paradossi come quello di Silvia Romano per la quale – in piena crisi con Italiani che muoiono letteralmente di fame – lo Stato paga milioni per il riscatto di una sola persona, finanziando in questo modo il terrorismo islamico che di vite umane ne ha sacrificate e continuerà a sacrificarne molte di più.

Deve prevalere l’interesse di tutti su quello del singolo individuo? Ancora una volta, balle! Questo è il principio con cui il governo dovrebbe (e probabilmente lo fa) agire quando impone delle misure, ma per il singolo conta anche qui prevalentemente il suo interesse. Mi obbligo a mettere la mascherina per non contagiare gli altri? No, mi assoggetto a questa fastidiosa misura, e addirittura ne pretendo l’obbligo, perché se lo fanno tutti IO mi risparmierò il contagio. Ancora una volta, una sorta di contratto sociale assicurativo: il premio da pagare (la mia mascherina) per la garanzia (si fa per dire) che non mi verranno soffiati addosso milioni di microorganismi patogeni.

Stabilito questo – nessuno è obbligato a credermi, dover ammettere di essere un po’ cinici ed egoisti non piace a tutti – che valore ha qualche centinaio di vite umane rispetto ai danni economici causati dal lockdown? Ovviamente, a prescindere da quel qualche centinaio di persone colpite direttamente per le quali non ha prezzo, un valore da contrapporre a quello del danno causato da un’economia paralizzata lo si deve dare. E, di conseguenza, valutare il rapporto costi/benefìci. Anche quando ciò urta la sensibilità ad arte coltivata e diffusa dai media politicamente corretti. E quindi, l’imprenditore egiziano ha giustamente evidenziato questo rapporto costi/benefici, ritenendo i primi essere decisamente superiori ai secondi.

È Samith Sawiris davvero un cinico affarista privo di sensibilità? Probabilmente non più di tanti altri. Ma, quantomeno, è schietto abbastanza da non nascondersi dietro ai facili luoghi comuni del mainstream.

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