Riprendiamoci il controllo dell’immigrazione

Set 6 • L'opinione, Prima Pagina • 293 Views • Commenti disabilitati su Riprendiamoci il controllo dell’immigrazione

Ecco perché occorre abrogare l’accordo di libera circolazione delle persone

Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste)

Uno Stato sovrano ha il diritto e anzi il dovere di decidere quanti e quali stranieri è in grado di ospitare stabilmente sul suo territorio

È giusto o no che in materia di immigrazione la Svizzera possa decidere autonomamente quanti ( e quali…) stranieri sia in grado di ospitare stabilmente e quali limiti numerici fissare per l’ingresso di frontalieri? E se qualcuno pensa che non sia giusto, allora a cosa servono i confini: quegli stessi confini che molti Stati hanno chiuso, in barba alla libera circolazione delle persone, per evitare la diffusione del coronavirus? In sostanza, è questo l’interrogativo al quale dovranno rispondere i cittadini nella votazione del 27 settembre sull’iniziativa dell’UDC intitolata “Per un’immigrazione moderata”,  che propone di abolire l’Accordo di libera circolazione delle persone siglato una ventina di anni fa l’Unione Europea (UE).

Limitare l’immigrazione non significa azzerarla

Come si evince dal suo titolo, l’iniziativa  non  vuole certo azzerare l’immigrazione, bensì semplicemente disciplinarla e adattarla alle nostre effettive necessità e  possibilità. Del resto, la Svizzera è fra i paesi al mondo con la più alta percentuale di stranieri (25%), per cui nessuno potrebbe rimproverarci di essere xenofobi qualora l’iniziativa venisse accolta. L’accordo che l’UDC propone di abolire venne approvato a due riprese dagli Svizzeri: una prima volta a titolo provvisorio nel 2000 (con il 67,2% di voti favorevoli), e una seconda volta a tempo indeterminato nel 2009 (con i voti favorevoli scesi al 59,6%.). Al secondo round solo quattro cantoni votarono contro, e fra questi il Ticino, dove si registrò la più alta percentuale di voti contrari (65,8%).

Le bugie del Consiglio federale

In occasione della prima votazione il Consiglio federale, nell’opuscolo informativo allegato al materiale di voto, scrisse che “ i timori dei comitati referendari secondo cui la Svizzera sarebbe invasa da cittadini comunitari non sono motivati. In realtà, i movimenti migratori all’interno dell’UE sono esigui. Studi indipendenti sono giunti alla conclusione che non vi saranno ripercussioni negative sul mercato del lavoro e dei salari (…) . Non si prevede nemmeno un massiccio aumento dei medici stranieri, vista l’elevata densità di medici già presenti in Svizzera”.  Mai previsioni si rivelarono più fallaci. Basti pensare che nel solo decennio fra il 2007 ed il 2016 immigrarono in Svizzera ben 806’000 persone in più di quante nello stesso periodo se n’erano andate, di cui 557’000 provenienti dai Paesi dell’UE, 71’000 da altri Paesi europei e 178’000 dal resto del mondo. In queste cifre non sono compresi né i frontalieri (passati da 252’000 nel 2011 a 318’000 nel 2016) né i richiedenti l’asilo, che nell’arco del decennio in questione ammontarono almeno a 230’000. Per quanto riguarda i medici, poi, quelli in attività nel 2019 erano 37’882, di cui ben 13’755 (36,3 %) stranieri, e dal 2013 al 2019 il numero complessivo è aumentato di 4’600 unità, di cui ben 4’000 stranieri (!). È lecito pensare che il popolo sia stato preso per il naso alfine di indurlo a votare in un certo modo?

500 milioni di potenziali immigranti

Anche nel 2009, in occasione della seconda votazione, il Consiglio federale cercò di convincere i cittadini ad approvare l’accordo scrivendo nell’opuscolo informativo che esso “rende più facile ai cittadini svizzeri stabilirsi sul territorio dell’UE e ai cittadini dell’UE di stabilirsi sul territorio svizzero”. Ma anche un bambino capirebbe che l’aver reso più facile ai 500 milioni di  cittadini della disastrata UE insediarsi stabilmente in Svizzera in cambio dell’agevolazione per gli 8 milioni di abitanti della Svizzera a stabilirsi in uno dei  27 Paesi dell’UE, è stato un passo rischioso e penalizzante per il nostro piccolo e ambito Paese: basti pensare agli effetti negativi sulla cementificazione dell’ambiente, sull’inquinamento atmosferico, sull’intasamento di treni e strade,  sulle spese per l’aiuto sociale (praticamente la metà dei beneficiari è straniera) e sul dumping salariale.

Terrorismo economico per spaventare i cittadini

L’Accordo sulla libera circolazione delle persone venne approvato assieme a un “pacchetto” di altri sei accordi bilaterali  concernenti i settori  dei trasporti terrestri e aerei, della ricerca, dell’agricoltura, degli appalti pubblici e dell’omologazione di prodotti industriali (per informazioni più dettagliate rinvio i lettori all’articolo pubblicato su www.ilguastafeste.ch il 24 luglio scorso). Una clausola prevedeva che, in caso di abrogazione unilaterale di uno solo di questi accordi, la controparte avrebbe potuto disdire tutti gli altri. È soprattutto in virtù di questa clausola, denominata “ghigliottina”, che gli avversari predicono grandi sventure per l’economia svizzera qualora l’iniziativa fosse approvata. Questi uccelli del malaugurio danno infatti per scontato che, nel caso in cui dalle urne uscisse un “SÌ”,  l’UE disdirebbe immediatamente tutto il “pacchetto”. Ma attenzione: se per la rescissione degli accordi si seguisse la medesima procedura adottata per la loro stipulazione, la decisione di applicare la clausola ghigliottina dovrebbe essere presa all’unanimità dal Parlamento europeo e dovrebbe poi essere approvata  dal Consiglio europeo. E dato che alcuni Stati hanno più interesse della Svizzera a mantenere questi accordi, sarebbe ben difficile raggiungere la necessaria unanimità.

Occorre più fiducia nelle potenzialità della Svizzera

Ma anche nella denegata ipotesi di un’abrogazione dei 6 accordi (nessuno dei quali è di vitale importanza per la Svizzera) i vantaggi derivanti dalla possibilità di riprendere il controllo dell’immigrazione sarebbero superiori a quelli derivanti da questi accordi, e in ogni caso le frontiere rimarrebbero aperte nei due sensi  per acquisti o per vacanze.  Già in occasione del voto del 1992 sull’adesione della Svizzera allo spazio economico europeo, furono in molti a predire lo sfacelo dell’economia svizzera in caso di mancata adesione. E invece, grazie al voto contrario del popolo, è successo l’esatto contrario, con la Svizzera che da allora ha primeggiato in tutti i settori rispetto ai paesi dell’UE.  Sono convinto che succederebbe la stessa cosa anche stavolta perché, a differenza di chi magari osteggia questa iniziativa solo per interessi personali o per motivi ideologici e politici (perché è stata lanciata dall’UDC…), ho molta fiducia nelle enormi potenzialità  del mio paese che, non dimentichiamo, dà attualmente lavoro ad almeno un milione di Europei…

Meglio rimanere sovrani che diventare sudditi dell’UE

Ammesso (e non concesso) che l’eventuale rottura con l’UE possa avere qualche conseguenza negativa per il nostro benessere materiale, sarebbe comunque preferibile tirare un po’ la cinghia e mantenere la nostra libertà, autonomia e sovranità, anziché diventare sudditi di un’UE sempre meno democratica che, fra l’altro, in futuro potrebbe stipulare un accordo di libera circolazione delle persone con la Turchia dell’islamofascista Erdogan, spalancando così le porte dell’Europa ai suoi 82 milioni di abitanti (di cui centinaia di migliaia potrebbero stabilirsi in Svizzera in aggiunta ai circa 65’000 già presenti, accelerando così il processo della sua islamizzazione…).

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