Raglio d’asino non sale al cielo… ma, purtroppo, qualcuno l’ascolta lo stesso

Set 25 • L'editoriale, Prima Pagina • 4525 Views • Commenti disabilitati su Raglio d’asino non sale al cielo… ma, purtroppo, qualcuno l’ascolta lo stesso

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Sono stato combattuto fra il rispondere alle farneticazioni di Mario Jermini, ospitate nella rubrica dei lettori del CdT del 17 corrente, e l’applicare il dantesco “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. A favore della seconda alternativa, la conoscenza personale dello squallido individuo – gretto personaggio che la natura ha dotato più di bile che di materia grigia, in perenne guerra contro il mondo intero, approdato all’UDC provenendo dalla Lega contro cui aveva a suo tempo il dente avvelenato, che lasciò poi l’UDC (avvelenandosi qualche altro dente) sulle orme dell’ex-presidente dell’UDC Distretto di Lugano – vantato dal suo articolo come quello che “ha rimesso il campanile al centro del villaggio” nel Comitato UE-NO – fondando il Fronte degli indignati con Donatello Poggi. L’alleanza di ex-UDC con un ex-comunista, dovrebbe far riflettere il signor Jermini, prima di accusare altri di incoerenza, ma quando lo strumento a disposizione per ragionare è unicamente la bile… Mi risulta poi che, passati pochi mesi, il gatto e la volpe in questione abbiano poi litigato anche con quest’ultima compagine politica, andandosene sbattendo la porta e, ovviamente, parlandone poi il peggio possibile. Chissà se si saranno resi conto che, per far parte di quei “tre o quattro gatti” (la cifra è ripresa dall’articolo di Jermini, in realtà sono un po’ di più, anche se mai abbastanza) che trainano il partito bisogna, primo: averne le capacità, secondo: impegnare attivamente forze, energie e anche denaro?

A ciò va ad aggiungersi il fatto che, avendo sciolto il Comitato ticinese UE-NO a favore di quello costituitosi il 3 giugno scorso, mi ero imposto di non recriminare (pur avendone la voglia e anche il motivo) e non ostacolare il lavoro del secondo, data l’importanza vitale del comune obiettivo: opporsi alla strisciante adesione all’UE in atto nella Berna federale.

Questo proponimento però, presupponeva che la non-belligeranza a favore dell’obiettivo comune fosse reciproca. Mi ritrovo invece ad essere attaccato nel giornale più diffuso del Ticino, con affermazioni e apprezzamenti gratuiti da uno che, nel nuovo comitato riveste, salvo errore, la carica di cassiere.

Ho optato quindi per una risposta a mezzo di questo editoriale, perché qualche passaggio un po’ “cattivello” s’impone, e non sono sicuro che il CdT me l’avrebbe pubblicato. Ne Il Paese godo invece di maggiore libertà, e posso mettere dei puntini sulle “i” senza tema di essere censurato.

 

Comitato apartitico – comitato interpartitico

Quando Christoph Blocher avviò l’operazione “Comitato contro la strisciante adesione all’UE” a livello nazionale, per diverse riunioni fui l’unico rappresentante ticinese presente. Leit-Motiv delle riunioni, oltre all’aggiornamento della situazione, era “il comitato deve essere apartitico”, il consenso deve essere trasversale. Chiesi quindi di poter organizzare una sezione ticinese, cosa che mi venne subito accordata. Orbene, cos’è un “comitato apartitico”? A mio avviso, un’associazione aperta a tutti, per fondare la quale non si interpellano i partiti. Si indice un’assemblea costituente, convocandola mediante i media (chi c’è, c’è), che fonda l’associazione, ne approva gli statuti e ne elegge il comitato direttivo. Cosa che puntualmente feci, il 1° agosto 2014, a Biasca. È vero che, per comodità mia, lo feci giusto prima dei festeggiamenti dell’UDC per il Natale della Patria, ma è altrettanto vero che, della sessantina di persone presenti ce n’erano diverse non appartenenti all’UDC, che il carattere apartitico dell’associazione fu da me ribadito più volte, tant’è vero che il primo comitato direttivo eletto comprendeva due UDC, un Area Liberale e un membro di area PPD. Altrettanto vero che l’acquisizione di membri che fece seguito alla fondazione ebbe la rispondenza di parecchia gente che, certamente, non milita nel partito.

Ma ciò non interessava evidentemente il gatto e la volpe di cui sopra che, in preda a un sobbollimento biliare nei confronti di UDC Ticino e del sottoscritto in particolare, scrissero lettere a Christoph Blocher lamentando che il neonato comitato era riservato all’UDC. Purtroppo, il raglio d’asino raggiunse l’obiettivo, con il risultato di annullare una serata già programmata e pronta a Muralto con Blocher quale oratore, e il rimprovero a me di non aver interpellato i partiti prima della fondazione del nostro comitato. La mia obiezione che mi era stato chiesto un comitato APARTITICO, e non INTERPARTITICO, fu liquidata dicendomi che giocavo sulle parole. E al gatto e la volpe fu dato l’incarico di prendere contatto con i partiti per fondare un comitato erroneamente chiamato apartitico, quantomeno nell’iter della sua fondazione.

 

Un rospo ingoiato in nome dell’ideale

Ci trovavamo nell’assurda situazione di avere due comitati con una denominazione quasi uguale e un obiettivo del tutto identico. Perciò, nonostante considerassi e consideri tuttora di essere stato in qualche modo pugnalato alle spalle, ritenendo l’ideale del movimento prioritario rispetto ai sentimenti personali, il 23 maggio 2015 convocai l’assemblea generale che ha decretò lo scioglimento della nostra associazione e la confluenza dei suoi membri nel nuovo comitato. Per buona misura, al fine di dimostrare la buona volontà nei confronti dell’ideale perseguito da entrambi le parti, presenziai alla conferenza stampa del 3 giugno scorso, invitato dalla controparte, dove annunciai l’avvenuto scioglimento del nostro comitato (nel frattempo giunto a oltre 140 membri). Lo scioglimento è perciò un mistero solo per Jermini. Se poi quest’ultimo fra i personaggi fotografati in quell’occasione che “con il nuovo comitato non hanno nulla a che fare” intende me, significa che la bile non smette di sgorgare e gli consiglierei qualche epato-protettore a base di carciofo.

Per concludere, è un vero peccato che la materia grigia non si possa comprare nei grandi magazzini: avrei saputo a chi indirizzare qualche buono-acquisto per Natale. Dubito però che le mie finanze mi permetterebbero di sponsorizzarne un quantitativo sufficiente a riempire dei crani nei quali il vuoto è assoluto.

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