Querulo dialogo interno a una famiglia LGBTQ

Ott 15 • L'opinione, Prima Pagina • 179 Views • Commenti disabilitati su Querulo dialogo interno a una famiglia LGBTQ

Satira

Dopo il recente SÌ al «matrimonio per tutti» nel 2021 e il poco successivo SÌ alla completa liberalizzazione dell’adozione, della donazione di sperma, della fecondazione in vitro ecc., è iniziata una vivace discussione all’interno delle nuove «famiglie», ossia nelle comunità LGBTQ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer) di oggi. I bambini vogliono sapere. Quello che segue è il dialogo di un bambino di circa 9 anni con uno dei suoi «genitori» LGBTQ di nome Andrea.

Figlio: «Andrea, ma tu sei poi la mia mamma o il mio papà? Gli altri bambini a scuola hanno una mamma e un papà chiari, e io non so bene come sia la mia situazione».

Andrea: «Ecco, sono un po’ di entrambi».

Figlio: «Dunque, anche il tuo/la tua partner è un po’ di entrambi?».

Andrea: «Sì, è così».

Figlio: «Bene. Ma poi è stato anche detto che per avere un figlio occorrono un uomo e una donna. È corretto?»

Andrea: «Sì, è così».

Figlio: «Ma tu sei un uomo e il tuo compagno/la tua compagna una donna, o viceversa, o siete ambedue “un po’ di entrambi” o niente di tutto ciò?».

Andrea: «Noi ci amiamo, e questo ti deve bastare».

Figlio: « Ma io vorrei solo sapere chi è il mio “vero” papà e chi è la mia “vera” mamma, non lo capisci?».

Andrea: «Sei troppo giovane per saperlo. Te lo diremo quando avrai 18 anni».

Figlio (brontolando insoddisfatto): «Ma, nel frattempo, almeno mi comperi quella nuova bicicletta che mi piace tanto?».

Andrea: «Naturalmente».

Poiché il «figlio» ha continuato a chiedere insistentemente negli anni seguenti, ha ricevuto molti altri regali dai suoi «genitori» LGBTQ a mo’ di «risarcimento», ma per contro non ha mai ricevuto un vero papà e una vera mamma. Quando ha compiuto 18 anni, gli è finalmente stato detto.

Andrea: «Dunque, il tuo vero padre, che ha donato lo sperma per la tua nascita, si chiama XY e vive a YZ. E la tua vera madre, che ti ha partorito, si chiama XY e vive a YZ. Adesso puoi contattarli tu stesso».

Ed è ciò che il figlio ha fatto. Il giovane, ormai cresciuto, è andato al domicilio del suo padre biologico, ma c’erano già altri 4-5 giovani in coda davanti alla casa. Gli hanno detto che anche loro provenivano dalla stessa donazione di sperma e che anche loro avrebbero voluto conoscere il loro vero padre. Il figlio ha allora rinunciato a fare la fila e se n’è andato. Poi ha rinunciato a incontrare la sua vera madre. Profondamente deluso, il giovane ha rapidamente lasciato la sua casa LGBTQ. I regali LGBTQ che una volta gli erano stati generosamente dati come «figlio» non li ha dati via, bensì li ha distrutti. Perché altri «figli» non devono cadere in una tale trappola LGBTQ.

 

Ronco    

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