Quando il Tribunale insulta le donne, ovvero come stuprare impunemente!

Dic 2 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 1281 Views • Commenti disabilitati su Quando il Tribunale insulta le donne, ovvero come stuprare impunemente!

Céline Amaudruz Consigliera nazionale, Ginevra

Céline Amaudruz
Consigliera nazionale, Ginevra

Le norme miranti a garantire l’internamento a vita dei delinquenti sessuali pericolosi e incurabili stentano decisamente a decollare, nonostante l’accettazione dell’iniziativa portante lo stesso nome da parte di popolo e cantoni l’8 febbraio 2004. In un articolo dello scorso 19 novembre, rilevavo l’applicazione potenzialmente aleatoria del testo, nella misura in cui certi psichiatri non riescono ad ammettere la loro impotenza allo stato attuale della scienza. Essi pronosticano quindi una possibile redenzione del soggetto in futuro, qualsiasi sia il crimine, o meglio i crimini che possa aver commesso.

Questa preoccupante constatazione non è purtroppo il solo pericolo che minaccia la volontà popolare. Apprendiamo oggi che Markus W., considerato come uno dei delinquenti sessuali più pericolosi in Svizzera, è sfuggito all’internamento a vita al quale l’aveva condannato il Tribunale penale di Basilea nel giugno 2013, pena complementare a 4 anni e mezzo di prigione.

“Questa predatore sessuale braccava le donne nei boschi, nei garage e nelle aree di sosta delle autostrade. Le drogava e poi le stuprava. Dopo aver fatto 22 vittime, era stato condannato alla prigione.”

Ecco quanto si può leggere sul sito gratuito 20minutes.ch. Lo leggiamo diverse volte per essere sicuri di aver capito bene. Ahimè, bisogna ammetterlo, uno dei più pericolosi delinquenti sessuali del paese non sarà condannato all’internamento a vita grazie a una nuova sorprendente giurisprudenza del Tribunale federale. Evidentemente, l’internamento a vita non entusiasma per nulla i giudici di Mon-Repos. Infatti, il Tribunale federale interviene cassando la sentenza che gli è stata sottoposta, spiegando che nella fattispecie l’internamento a vita non si applica.

“Nella loro sentenza, (…) i giudici di Mon-Repos hanno ritenuto che l’internamento a vita non sia giustificato nel presente caso. Il TF ha ricordato che la violazione dell’integrità fisica, psichica e sessuale delle vittime deve essere “particolarmente grave” affinché si giustifichi l’internamento a vita. Ciò che non è in questo caso, contrariamente a quanto ritenuto dal Tribunale penale di Basilea”.

Incredibile! Uno stupro commesso con l’aiuto di prodotti stupefacenti non può essere invocato nel caso di un internamento a vita secondo le disposizioni volute dal sovrano, mentre che uno stupro per così dire “semplice” permetterebbe l’applicazione delle norme in questione.

Il Tribunale federale vola alto fra le nuvole. Ama giocare a fare il sofista pignolo, ma ha manifestamente perso il senso della realtà, a maggior ragione con le decisioni prese dal popolo. Quest’alta istanza si dedica quindi a correggere i bassi istinti popolari con degli argomenti inaccessibili al profano, svuotando così della loro sostanza delle norme volte a proteggere la popolazione.

Si constata anche che, per i nostri giudici, uno stupro, commesso anche con l’aiuto di sostanze che diminuiscono le capacità, non è “particolarmente grave”. Questo è un insulto incomprensibile nei confronti delle donne che devono poter far uso del proprio corpo come vogliono e non costituire una riserva di caccia per dei mascalzoni. Come possono questi giuristi qualificare non “particolarmente gravi” degli atti che lasciano le vittime nel più completo sgomento, con a volte un’assenza di ricordi che rende il triste episodio ancora più difficile da superare?

Trattandosi di un messaggio trasmesso da quella conventicola impermeabile che è il Tribunale federale, esso non mancherà d’essere interpretato dai delinquenti sessuali come un «appello a prendere l’elementare precauzione di far inghiottire alle loro vittime» l’uno o l’altro prodotto che li sdoganerà poi più tardi di fronte a un tribunale. Con questo genere sconcertante di decisioni, la produzione di GHB, la droga dello stupratore, subirà un’impennata.

Un raggio di sole, tuttavia, nella spaventosa oscurità nella quale ci sprofonda la nostra suprema istanza giuridica, è rappresentato dalla vittoria del buonsenso lo scorso 18 ottobre. Adesso abbiamo finalmente i mezzi per condurre, con i nostri partner, la politica di cui il nostro paese ha bisogno. Noi ci impegniamo fin da ora a obbligare i nostri giudici pusillanimi e concilianti a fare il loro lavoro e a non trovare tutti i cavilli giuridici per snaturare la volontà del sovrano.

 

 

Ginevra, 30 novembre 2015

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