Quale futuro?

Mar 10 • L'opinione, Prima Pagina • 1052 Views • Commenti disabilitati su Quale futuro?

Daniel Grumelli
Presidente Giovani UDC Ticino

La parola ai giovani

 

Mercoledì 21 febbraio, dopo quasi un anno e mezzo di discussioni, interpellanze e molti dubbi, il Gran Consiglio era chiamato a prendere posizione in merito all’iniziativa cantonale “Prima i nostri!”. E, come ben sappiamo, il concetto di preferenza indigena è stato rifiutato di misura dalla maggioranza del legislativo. PS, PLR parte dei verdi e quasi tutto il PPD, si sono categoricamente opposti alla messa in atto dell’iniziativa accettata alle urne con il 58% il 25 settembre 2016.

C’è chi, come me, è rimasto deluso pur sapendo che l’esito era già scontato, chi invece gioisce. Si rallegra della bocciatura di un concetto basilare in molti Stati, quell’imprenditore che siede a Bellinzona anche per difendere i propri interessi personali senza nemmeno rendersi conto che i cittadini che hanno detto Sì a “Prima i nostri!” sono anche coloro che lo hanno eletto in Parlamento. Personaggi politici che, dal centro all’estrema sinistra, hanno più volte pronunciato affermazioni che vanno contro lo spirito democratico e di democrazia diretta che vige da due secoli in questo paese.

A quanto pare, secondo Ducry, sembra che il popolo non sia più sovrano perché, di tanto in tanto, non si rende conto del tema che è chiamato a votare dando così il dovere al legislativo di respingere una decisione popolare piuttosto che metterla in atto come invece dovrebbe fare in una democrazia. Gendotti e Ay, come ormai viene ripetuto da molti da diverso tempo, richiamano al fatto che l’iniziativa è inapplicabile e che gli iniziativisti stessi hanno da sempre illuso i Ticinesi portandoli alle urne su un tema importante. L’ennesima menzogna di coloro che sanno benissimo che spetta al potere legislativo, e non agli iniziativisti, mettere in atto la volontà popolare! E un Germano Mattei che non ha ancora capito che i 67’000 posti di lavoro assegnati a frontalieri verrebbero svolti anche da quei Ticinesi e residenti in disoccupazione o in assistenza. Il mito che i frontalieri fanno quei lavori che i Ticinesi non vogliono fare è sfatato da anni ormai, eppure qualcuno ancora non lo capisce.

La bocciatura di “Prima i nostri!”, così come era stata approvata dalla popolazione, porterà ancora di più allo sfascio il mondo del lavoro in Ticino, già incasinato oggigiorno. L’approvazione di una versione light è solo un piccolo spiraglio di luce, perché gran parte dei frontalieri e dei lavoratori in Ticino non è impiegata nel settore pubblico e/o parapubblico. È già scandaloso di suo che il cantone assuma frontalieri quando i disoccupati residenti sono a migliaia e non smettono di aumentare. Sono invece tutte quelle ditte, aziende, uffici, negozi e tutte quelle imprese di servizi, che assumono la gran parte dei frontalieri. Privati che ormai sempre più spesso, non tutti per fortuna, fanno i propri interessi a scapito dell’impiegato rendendo così la busta paga sempre più misera, perché assumere oltre confine costa meno e rende così di più ai dirigenti e all’azienda stessa. Ciò fa sì che sempre più gente residente in Ticino venga lasciata a casa per far posto a un frontaliere disposto a prendere la metà del salario, se non addirittura meno.

Quale futuro per i nostri giovani? Studenti che, dopo aver terminato gli studi oltre Gottardo, torneranno in Ticino per lavorare e mettere su famiglia? O preferiranno rimanere a Zurigo, Basilea o Losanna perché le condizioni di vita e lavoro son migliori? E gli apprendisti che oggi già fanno sempre più fatica a trovare un posto di tirocinio? Chi garantirà loro un lavoro e un salario dignitoso in Ticino al termine del loro percorso formativo? Ebbene, “Prima i nostri!” prendeva in considerazione anche questi argomenti.

Dagli ambienti economici e diverse figure politiche ci vien detto che il lavoro in Ticino continua a crescere con un aumento dei posti di lavoro. Vero, così è, ma omettono di dire che, nello stesso tempo, anche il numero di disoccupati aumenta e, di certo non per puro caso, anche i frontalieri sono sempre di più. Così facendo si viene a creare una situazione insopportabile per molti. Con decine di migliaia di persone da oltre confine disposte a guadagnare 2000 franchi o meno al mese, il residente è costretto a cercare altrove o ad adattarsi. Ciò porta a una sempre maggiore povertà in Ticino perché, pur avendo i salari più bassi della Svizzera, i costi di vita sono gli stessi di Zurigo e di altre realtà svizzere.

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