Pro-Vax vs. No-Vax? Acqua passata, adesso c’è Pro-Putin vs. No-Putin

Mar 4 • L'editoriale, Prima Pagina • 207 Views • Commenti disabilitati su Pro-Vax vs. No-Vax? Acqua passata, adesso c’è Pro-Putin vs. No-Putin

Eros N. Mellini

Inutile negarlo, a me Putin piace. Lo ritengo un politico che pensa agli interessi del suo paese, che da sempre deve combattere contro un muro ostile costituito da USA e NATO ma, soprattutto, da un’UE che di considerare la Russia come parte dell’Europa, proprio non ne vuole sapere. Ma, soprattutto, un politico con dei solidi attributi , che non gli si possono far girare senza incorrere in conseguenze incalcolabili.

Un approccio più schietto e meno diffidente, no?

Personalmente, credo che un approccio dell’Occidente verso la Russia post-sovietica meno diffidente ma, soprattutto, in maggiore buonafede, avrebbe portato a una collaborazione politica ed economica ben più vantaggiosa per entrambe le parti. Per esempio, non si può pretendere di acquistare il gas russo emanando nel contempo delle sanzioni verso la Russia, come fa tuttora la Germania. Non si può mostrare una bella faccia, mentre sotto sotto, si sostiene qualsiasi movimento ostile al governo russo nella speranza di indebolirlo. Non si può sottoporre il paese a vessazioni gratuite, pensando che un tipo come Putin, alla lunga, non si «scazzi» mostrando i muscoli. Infine, non si può inneggiare alla fine della guerra fredda, accerchiando nel contempo la Russia di basi NATO sparpagliate lungo tutta la frontiera. Ci si è già dimenticati di come reagirono gli Stati uniti di John Fitzgerald Kennedy nel 1962 quando l’allora primo ministro dell’Unione sovietica Krusciov volle installare delle basi missilistiche a Cuba?

È una politica espansionistica quella di Putin?

Forse sì e forse no. Dopotutto, l’annessione – se così si può chiamare – della Crimea, sembra sia stata richiesta a gran voce dalla maggioranza della popolazione della penisola. L’odierna «invasione» dell’Ucraina era inizialmente circoscritta a piccoli territori a maggioranza filo-russa, che da mesi subiscono attacchi e bombardamenti da parte delle forze armate ucraine. Certo, tecnicamente è un’aggressione da parte russa a un paese sovrano ma, per citare Alessandro Manzoni, « La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto, che ogni parte abbia soltanto dell’una o dell’altro.»

Le reazioni

Naturalmente, le reazioni immediate più o meno sanguigne non sono mancate. Di colpo, gli auto-laureati in virologia di Internet hanno dimenticato vaccini e mascherine per improvvisarsi esperti in politica estera e diritto bellico. Alcuni sportivi di spicco hanno solennemente annunciato che non andranno a competere in Russia (immagino già la disperazione di Putin). Un sacco di navigatori «facebookiani» auspicano che la Svizzera applichi severe sanzioni, affermando che il nostro paese «non può appellarsi alla neutralità per starsene con le mani in mano». Immaginiamoci per un istante se il nostro governo rinunciasse alla neutralità per sostenere la Russia: apriti o cielo, nooooo! Questa opzione deve essere unilaterale e non tanto a sostegno dell’Ucraina, quanto a scapito di Putin. Un po’ come i buontemponi per i quali non importa che vinca il Lugano, l’importante è che perda l’Ambrì.

La neutralità: un valore da preservare proprio in questi momenti

È proprio in momenti di crisi come questi che la Svizzera deve ribadire la sua neutralità. Neutralità – questa magica parola che ci ha preservato, sia pure con qualche incidente di percorso, da ben due guerre mondiali – significa proprio non prendere posizione né per l’una né per l’altra parte. Tanto più, che non ci è dato di conoscere le ragioni a monte di tutto l’Ambaradan. Indipendentemente da chi avrà avuto ragione (la storia la scrivono sempre i vincitori) la Svizzera non deve parteggiare né per Putin, né per tutti gli altri che si sono coalizzati contro di lui. Esattamente come nel 1939 non poteva schierarsi né con le forze dell’Asse, né con gli alleati.

Si vis pacem, para bellum («se vuoi la pace, prepara la guerra»)

Gli avvenimenti in Ucraina stanno a dimostrare che la pace è un valore tutt’altro che acquisito in Europa, come nel resto del mondo, d’altra parte. Le teorie del PS, del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) e di altri gruppi antimilitaristi, secondo cui un esercito in Svizzera sarebbe obsoleto, che una guerra tradizionale d’invasione è roba d’altri tempi e che quindi sarebbe sbagliato spendere soldi per mantenere all’avanguardia l’equipaggiamento dei nostri soldati e dell’aviazione militare, sono drasticamente smentite da quanto sta succedendo oggi.

Condannare la guerra e offrire i buoni uffici

Concludendo, è sbagliato accodarsi alle sanzioni dell’UE – come ha dichiarato di voler fare il Consiglio federale. È giusto invece che la Svizzera condanni con fermezza la guerra in generale, non la guerra di Putin, dell’Ucraina, della NATO o di chiunque altro. E che, proprio grazie alla sua neutralità, possa credibilmente offrire i suoi buoni uffici per arrivare a una ricomposizione dei cocci che indubbiamente ci sono già stati e ci sono tuttora. Avrà il nostro governo il coraggio di assumere questo coerente atteggiamento? Conoscendone l’atteggiamento succube nei confronti dell’UE, dell’ONU e di tutto quanto abbia odore di organizzazioni internazionali, qualche dubbio è legittimo.

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