Priorità? All’esercito la priorità l’ha data il popolo in più occasioni

Apr 6 • Dalla Svizzera, L'editoriale • 2244 Views • Commenti disabilitati su Priorità? All’esercito la priorità l’ha data il popolo in più occasioni

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Quello dell’acquisto di aerei da combattimento è un tema ricorrente (P-16, Mirage, F-5, F/A-18, e ora il Gripen) che ha sempre suscitato forti dibattiti. Ma, soprattutto, a spaventare o, quantomeno a rendere perplesso, il cittadino comune è l’importo da destinare a questo investimento. Pochi o tanti che siano gli apparecchi da acquistare, la cifra tocca subito livelli di miliardi di franchi. E allora è comprensibile che l’uomo (e ancora di più la donna) della strada, specialmente in periodi di “magra” e d’incertezza occupazionale come quello che stiamo vivendo, ci venga a parlare di priorità.

 

Ci sono diversi tipi di priorità

Ma oltre alle priorità di carattere finanziario – “utilizziamo piuttosto questi soldi per il sociale o per programmi volti a combattere la disoccupazione giovanile (chissà poi perché di quella delle persone più in età non gliene frega niente a nessuno), eccetera” – ci sono priorità da dare ad altri settori a prescindere da quanto ci costano. Personalmente sono dell’opinione che la massima priorità vada data alla libertà del nostro paese, alla sua sovranità e alla sua indipendenza, senza le quali non ci sarebbe nemmeno lo spazio per la socialità o per l’occupazione, salvo qualche briciola che ci venisse “magnanimamente” concessa dall’invasore di turno.

E a questa fondamentale e imprescindibile priorità ha giustamente assegnato il suo posto il popolo svizzero, votando a favore dell’esercito ogni qualvolta che gliene s’è presentata l’occasione.

 

L’ennesimo subdolo tentativo di abolire l’esercito

È chiaro che la votazione sul Gripen del prossimo 18 maggio è un’ulteriore ghiotta occasione per gli sciagurati che da anni – finora fortunatamente invano – vanno tentando in tutti i modi di abolire l’esercito. Essendo chiaro anche a loro che l’abolizione “tout court” è invisa al popolo, tentano un cammino a tappe che li porti a raggiungere il loro obiettivo. Cronologicamente: 1989 iniziativa per l’abolizione dell’esercito (bocciata dal 64% dei votanti), 2001 seconda iniziativa per l’abolizione dell’esercito e iniziativa per l’instaurazione di un servizio civile volontario (entrambi respinte con ca. il 75% dei voti), settembre 2013 iniziativa per l’abolizione del servizio militare obbligatorio (73% NO); una parentesi nel 1993 con l’iniziativa “Per una Svizzera senza nuovi aviogetti da combattimento”, volta a impedire l’acquisto di 34 caccia F/A 18, pure bocciata con il 57,1% di voti contrari.

Oggi questo tentativo si ripete con il referendum contro l’acquisto del Gripen.

 

Un referendum ingannevole

Il referendum è ingannevole, perché fa credere ai cittadini che, con un NO nell’urna, i ca. 3 miliardi di franchi approvati dal Parlamento per l’acquisizione dei nuovi aerei potranno essere utilizzati per altri settori (socialità, occupazione, formazione, eccetera), il che non è assolutamente vero! Il budget del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), rimarrà uguale: semplicemente, essendogli vietato l’acquisto degli aerei da combattimento, quest’ultimo dovrebbe ripiegare su altri strumenti di difesa che, paradossalmente, potrebbero addirittura costare di più.

Infatti, ha spiegato il Capo del DDPS, Ueli Maurer, parlando a Bellinzona lo scorso 27 marzo, l’opzione Gripen è quella finanziariamente più vantaggiosa rispetto ad altre alternative di difesa dello spazio aereo (antiaerea, missili terra-aria, eccetera).

 

O l’esercito è credibile, oppure è inutile

Liberissimi di credere che la Svizzera non abbia bisogno di un esercito – benché tale non sembri essere l’opinione della maggioranza degli Svizzeri che ha sempre votato contro le sopraccitate iniziative del Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) – ma se optiamo, come abbiamo sempre fatto, a favore del mantenimento della nostra armata, non possiamo renderla inutile tagliandole ogni possibilità di ammodernamento dell’armamento. Sarebbe come se al Dipartimento dell’interno assegnassimo un budget da cui però, per esempio, togliessimo poi l’importo assegnato all’Ufficio federale della sanità pubblica o a quello delle assicurazioni sociali: non potendo comunque fare a meno di questi due essenziali settori, il DFI opterebbe per altre soluzioni, ma non cederebbe comunque (né sarebbe giusto) i fondi risparmiati a un altro dipartimento. Perché non potrebbe adempiere al mandato globale che gli compete, il quale comprende socialità, sanità, ma anche cultura, statistica e quant’altro.

E la stessa cosa succede al Dipartimento della difesa: con il suo budget di ca. 5 miliardi l’anno, deve coprire la difesa territoriale (di cui fa parte anche lo spazio aereo), la sicurezza e la protezione dei cittadini, e lo sport. Sta poi al capo del Dipartimento stesso – coadiuvato da specialisti esperti in materia – stabilire come assegnare gli importi (per la verità lo fa già prima, a livello di preventivo) alle sue singole componenti, affinché ne esca un pacchetto il più completo e il più efficace possibile. A stretto rigore di logica – al di là della quasi impossibilità di applicazione – sarebbe più giusto che l’intero preventivo della Confederazione fosse referendabile, non le sue singole voci, nella fattispecie la “Legge sul fondo Gripen” che, tutto sommato, non è che un particolare della ripartizione dei fondi all’interno del budget già assegnato al Dipartimento militare. In altre parole, con un NO il 18 maggio 2014, non è che si dica: ”Il budget del DDPS è decurtato di 300 milioni (tale è la somma che per dieci anni il DDPS assegnerà all’acquisto dei Gripen)”, bensì semplicemente “I soldi ve li concediamo lo stesso, ma non comprate gli aerei”.

 

Cui prodest – a chi giova tutto ciò?

Rifacendoci al vecchio programma televisivo “Emilio”, andato in onda su Italia 1 nel 1989-90, ci chiediamo, come allora Gene Gnocchi, “Cui prodest, a chi giova tutto ciò?”.

Sicuramente, questo referendum non giova né ai contribuenti, che devono sopportare le spese della votazione, né a un efficace dispositivo di difesa del nostro paese, che abbisogna di una struttura completa e globale – quindi anche di forze aeree adeguate – per adempiere il suo mandato, né tantomeno ai referendisti, quelli in buona fede, che con il loro voto non impediranno comunque che la cifra in questione sia spesa, solo che forse non lo sarà per una soluzione altrettanto efficace. Ancor meno gioverà all’economia svizzera – e, di conseguenza, alla politica occupazionale – che vedrà svanire nel nulla ghiotte commesse calcolate a ca. 2,5 miliardi di franchi che le ditte fornitrici si sono impegnate ad attribuire alle industrie svizzere in contropartita, qualora l’acquisto vada in porto.

Gioverà invece, ma soltanto a loro, ai referendisti in mala fede – quelli che da anni tentano di demolire le forze armate – i quali, qualora la proposta venisse respinta nelle urne, vedrebbero assestato un colpo gravissimo alla credibilità del nostro esercito e alla nostra politica di neutralità armata e permanente. E, di conseguenza, tornerebbero ben presto alla carica con una nuova iniziativa per l’abolizione dell’esercito.

 

Perciò, il 18 maggio, s’impone un SÌ plebiscitario alla “Legge sul fondo Gripen”.

Comments are closed.

« »