Perché il referendum contro „La scuola che verrà“?

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Pubblicata da LiberaTV lo scorso 14 marzo, riportiamo un’intervista al presidente di UDC Ticino, Piero Marchesi

Piero Marchesi
Presidente UDC Ticino

Piero Marchesi, perché avete deciso di lanciare un referendum contro la sperimentazione della riforma “La scuola che verrà”?

“Perché è un progetto che si propone di riformare la scuola, ma di fatto la smonta. È una riforma molto ideologica che non tiene conto dell’evoluzione della società. Non preparerà adeguatamente i giovani al mondo del lavoro, che sappiamo essere sempre più difficile e selettivo. Inoltre le proposte del nostro gruppo in Parlamento sono state tutte ignorate. Ci sembra quindi giusto portare questo progetto così importante davanti al popolo e lasciare ai Ticinesi l’ultima parola”.

Lei parla di riforma ideologica, di un progetto che smonta la scuola, ma può dirmi un elemento concreto della “Scuola che verrà” che proprio non le piace?

“Prendiamo il tema dei livelli alle scuole medie. È vero: oggi forse ci rendiamo conto che non sono il sistema migliore, soprattutto perché negli anni sono stati interpretati in modo errato. Semplificando: gli intelligenti fanno gli A, gli altri il B. Questo è sbagliato, ma da qui a eliminare completamente la differenziazione, ce ne passa. Perché questa logica del “tutti uguali” non potrà che produrre un generale appiattimento verso il basso. E, di conseguenza, il salto che gli allievi dovranno fare tra le medie e il liceo sarà ancora più ampio. Di fatto posticipiamo una legnata ai ragazzi, tenendoli sotto una campana di vetro per nove anni, per poi gettarli in pasto al mondo reale. Questo è il limite più evidente della riforma”.

Il vostro referendum, però, non è contro la riforma ma contro il credito per la sperimentazione. Di fatto volete soffocare il progetto nella culla, senza attendere che sia messo alla prova. Perché non avete aspettato i risultati per poi, eventualmente, ricorrere alla via popolare?

“Questa sperimentazione in realtà è una foglia di fico. Manuele Bertoli è stato molto intelligente e molto abile a procedere in questo modo. Ma lui, di fatto, come del resto ha detto in Gran Consiglio, promuove questa sperimentazione con il chiaro obiettivo che “La scuola che verrà” venga presto implementata in tutte le scuole ticinesi. Per capirlo basta osservare come non siano stati fissati dei parametri oggettivi per misurare i risultati del test. E quindi l’esito non potrà che essere quello auspicato dal DECS. A quel punto, come faranno i partiti a opporsi al volere degli esperti? Non è un modo serio di procedere. Quel che però più mi infastidisce è la posizione di PPD e PLR. Questi due partiti, fino a poco tempo fa, erano contro questa riforma in modo piuttosto convinto. Poi Bertoli, ancora una volta abilmente, gli ha proposto di inserire anche il modello di sperimentazione proposto da loro e a quel punto hanno votato a favore. Non rendendosi però conto che l’unico modello che conta è quello del DECS”.

Il vostro referendum, però, considerate le tempistiche, rischia di far saltare la sperimentazione qualunque sia il risultato. I ticinesi potrebbero accogliere la proposta di Bertoli, senza tuttavia vederla implementata a causa dei tempi tecnici. Non strapazzate un po’ la democrazia in questo modo?

“No, questo è il gioco democratico. In questi giorni ho ricevuto diverse mail e telefonate da persone attive nella formazione, che ci hanno spinto a lanciare questo referendum perché non vedono in questo progetto uno sviluppo della scuola ma una sua demolizione. Se poi Bertoli dovesse vincere nelle urne, allora sarà ancora più legittimato a proseguire nella sua riforma. Non capisco proprio dove stia il problema”

In questi giorni avete insistito molto con lo slogan “la scuola socialista” contro la riforma. È questo il vero nodo politico della vostra battaglia?

“No. Anzi, per me si tratta di un aspetto del tutto secondario. Il punto centrale è che questa riforma smantella la scuola anziché migliorarla”.

Per concludere, negli ultimi giorni lei e Bertoli avete polemizzato parecchio. In questa intervista, invece, ha lodato l’intelligenza e l’abilità politica del ministro. Cosa pensa del direttore del DECS?

“Manuele Bertoli è una persona molto intelligente e abile a livello politico. Porta avanti una visione della società che non corrisponde alla nostra. Lui sta facendo legittimamente la sua lotta. Il problema qui sono PLR e PPD che gli hanno steso i tappeti rossi…”

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