Per i 100 anni di UDC Ticino, un libro di storia

Nov 27 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 152 Views • Commenti disabilitati su Per i 100 anni di UDC Ticino, un libro di storia

Eros N. Mellini

Mi si consenta un certo orgoglio – e quindi il titolo un po’ roboante di questo editoriale – per il traguardo del secolo di vita raggiunto dal partito al quale ho dedicato la mia attività politica degli ultimi vent’anni. Un partito di cui ho un solo rimpianto: che non abbia effettuato la “svolta blocheriana” subito dopo il successo nelle urne del referendum lanciato contro lo Spazio economico europeo (SEE) nel 1992. La possente ed efficace azione voluta e capitanata da Christoph Blocher – al quale, a giusta ragione, deve essere attribuito il merito del fatto che la Svizzera sia tuttora fuori dall’UE – fu cavalcata in Ticino dall’allora neonata Lega dei Ticinesi che, bisogna riconoscerlo, lo fece bene, infondendo ai Ticinesi un orgoglio nazionale apparentemente latente, ma che di fatto attendeva solo di essere risvegliato. Onore al merito ma, intanto, avevamo perso il treno e, anche dopo la citata “svolta blocheriana” avvenuta nel 1998 con l’assunzione della presidenza da parte del Dr. Alessandro von Wyttenbach, fummo costretti al rimorchio della Lega, della quale eravamo considerati un po’ come la sorella minore. Anni duri. Infatti, con la Lega in piena auge e con consensi tre, quattro o anche cinque volte più dei nostri, era ben difficile convincere l’elettorato che, seppure tendenzialmente d’accordo con la nostra politica, al momento delle elezioni optava per il cosiddetto “voto utile” preferendo non disperdere i voti di destra su due fronti, di fatto indebolendola. L’arrivo del Dr. Gianfranco Soldati con il suo Polo della libertà nel 1999, permise al partito di ottenere tre seggi in Gran Consiglio, raddoppiati poi quattro anni dopo. Poi, una certa stasi, addirittura un calo nel 2007, per arrivare nel 2011 all’elezione di un consigliere nazionale nella persona di Pierre Rusconi. Il consenso a livello nazionale aumentava, ma non così quello per le cantonali. Nel 2015, più o meno le stesse proporzioni, ma con Marco Chiesa che superava Rusconi e lo sostituiva al Nazionale. Il resto è storia recente: apoteosi di Marco Chiesa che, nel 2019, ottiene il migliore risultato e l’elezione al Consiglio degli Stati, e Piero Marchesi che gli subentra in Consiglio nazionale. La stella ascendente di Marco Chiesa ha poi un’ulteriore conferma con la sua nomina, quest’anno, alla presidenza del partito nazionale. Nel frattempo, si sono finalmente riequilibrati i rapporti con la Lega dei Ticinesi, della quale l’UDC non è più il rimorchio, bensì l’alleato determinante per assicurarle il secondo seggio in Consiglio di Stato. Un’alleanza che promette di essere proficua per le imminenti Comunali, ma anche per le future tornate elettorali oltre che, ovviamente, per il successo di iniziative e referendum di comune interesse. Una curiosità sfuggita agli autori del libro: dal 2005, su iniziativa del sottoscritto, è attiva in Ticino una sezione UDC di lingua tedesca che conta oggi circa 150 membri residenti in Ticino, ma anche oltralpe. Specialmente a loro, Il Paese dedica in ogni numero da una a due pagine, grazie al prezioso aiuto di Rolando Burkhard – traduttore e autore lui stesso di interessanti articoli.

Il Paese è strettamente legato all’UDC, di cui è stato in certi periodi anche l’organo ufficiale, e non poteva quindi esimersi dal dare il suo contributo a una degna celebrazione del 100° anniversario, traguardo che anche il giornale stesso raggiungerà fra un paio d’anni. In prima pagina trovate perciò la copertina con le coordinate per ordinare il libro, mentre la pagina 5 ospita la sua presentazione da parte dell’ideatore, Giovanni Maria Staffieri, del presidente di UDC Ticino, Piero Marchesi, e dell’editore Carlo Danzi.

Nel titolo l’ho definito un libro di storia, perché non si limita a celebrare e inneggiare al partito, bensì propone un’immagine storica del Ticino politico del secolo scorso, contesto nel quale naturalmente l’UDC s’inserisce, ma non è l’unica protagonista. Il contesto rievocato dagli autori, quindi, è d’interesse per tutti coloro che, in una lettura scorrevole e di facile comprensione, cercano un’infarinatura di quella che era la realtà politica dei nostri padri, nonni e, forse, anche bisnonni.

Segretario cantonale da ormai un ventennio, non posso che sentirmi fiero di aver potuto dare il mio contributo a un partito che, dopo 100 anni, sembra aver ritrovato lo spirito e l’entusiasmo dei suoi padri fondatori.

Grazie quindi al suo ideatore, Giovanni Maria Staffieri, ai suoi autori – storici di riconosciuto valore – all’editore Carlo Danzi e ai responsabili di UDC Ticino e a tutti coloro che, con il loro sostegno, hanno permesso la realizzazione di questo libro.

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