Palesi abusi grazie a lacune legislative

Mar 6 • L'opinione, Prima Pagina • 432 Views • Commenti disabilitati su Palesi abusi grazie a lacune legislative

Patanegra

Porcherie

Articoli costituzionali e leggi federali solo abbozzati e redatti in modo succinto sono di per sé auspicabili per le cittadine e i cittadini. Perché si conta sul fatto che queste norme siano poi anche applicate dagli organi preposti, nello spirito con cui sono state formulate. Ma siamo ben lungi da questo!

Perché, purtroppo, succede sempre più spesso che il Consiglio federale (mediante ordinanze), il Parlamento (con la sua applicazione a livello di legge delle norme costituzionali) e, soprattutto, il Tribunale federale (a seguito di un presunto imprescindibile obbligo di conformità a qualche diritto internazionale superiore, peraltro proclamato dal TF stesso), approfittino della redazione sintetica delle norme, per interpretarle a piacimento e applicarle arbitrariamente con misure dettate dall’opportunismo politico. Che il popolo direttamente (tramite votazione popolare) o mediante i suoi rappresentanti eletti alle Camere federali, possa decidere quale sovrano le sorti del paese, sta sempre più diventando una pia illusione.

Il voluto fraintendimento «politicamente corretto» di decisioni da parte del Consiglio federale, del Parlamento e, soprattutto, del Tribunale federale, è senza limiti. Perlopiù, questo succede con la motivazione che i testi da applicare (norme costituzionali o leggi federali) non sono formulati in modo chiaro, che da essi si può anche impunemente (con la necessaria cattiva volontà) interpretare il contrario di quanto auspicato.

Rimane perciò solo una cosa da fare: formulare gli articoli costituzionali e le leggi federali in maniera così dettagliata, da escludere il più possibile il loro evidente abuso. Ciò significa, per salvare la nostra democrazia, rinunciare ai testi costituzionali e di legge succinti e allo spazio d’interpretazione.  

Di esempi deplorevoli ce ne sono a bizzeffe…

Il Consiglio federale dimostra troppo spesso, nell’applicazione di leggi federali a livello di ordinanza, di non rispettare la volontà del legislatore. Per questo motivo, è diventata ricorrente l’introduzione di un diritto di veto sulle ordinanze, da parte del Parlamento.

Uno degli esempi più eclatanti è stata l’applicazione, o meglio la non-applicazione, dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, accettata dal popolo: il Parlamento ha semplicemente trasformato per via legislativa l’articolo costituzionale approvato nel suo esatto contrario.

Ma la maggior parte dei casi concernono il nostro Tribunale federale: sono innumerevoli i casi nei quali, grazie all’insufficiente concretizzazione delle norme costituzionali o delle leggi, la nostra corte suprema ha ignorato palesemente a suo piacimento la volontà popolare, a vantaggio del tanto declamato diritto internazionale superiore. Un recentissimo esempio a caso?

L’ultimo scoop dei nostri massimi giudici

Si tratta della recente decisione inerente alla pretesa da parte di rifugiati, di rendite per figli residenti all’estero.

Il nostro illuminato Tribunale federale ha così deciso recentemente, che i figli di rifugiati hanno diritto a una rendita AI anche se non vivono in Svizzera. Che questa sentenza spalanchi le porte all’abuso, è più che evidente.

Concretamente, un rifugiato riconosciuto proveniente dal Ciad e che percepisce una rendita AI in Svizzera, aveva fatto la richiesta di una rendita per i figli per le sue due figlie avute al di fuori del matrimonio e residenti in Francia. Conformemente a un decreto federale, i figli di rifugiati devono risiedere in Svizzera per beneficiare di una rendita per figli. Per i figli di Svizzere e svizzeri non c’è tale obbligo. Ma poiché i rifugiati riconosciuti, secondo la convenzione sui rifugiati, in materia di sicurezza sociale devono essere trattati come gli Svizzeri, secondo il Tribunale federale bisogna versare loro una rendita anche se i figli dimorano all’estero. Perché, scrive il Tribunale federale, il legislatore non aveva avuto l’intenzione, nel suo decreto federale, di derogare dalla convenzione sui rifugiati (rispettivamente, non l’ha scritto esplicitamente nella legge). Si è trattata, evidentemente, di una svista da parte di Consiglio federale e Parlamento.

L’UDC intende ora correggere questa lacuna e inoltrerà alla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati un atto in questo senso, ritenendo inaccettabile che per l’assegnazione di una rendita per figli non siano rilevanti né il loro domicilio né la loro nazionalità, perché ciò costituisce un vero e proprio invito all’abuso.

Dei testi costituzionali e legislativi non sufficientemente dettagliati aprono la via a un’infinità di abusi

Adesso, appunto, poiché il Parlamento nel testo del citato decreto federale non ha escluso esplicitamente la possibilità di abuso della rendita per figli da parte di rifugiati, il Tribunale interpreta ciò – in rigorosa applicazione della Convenzione sui rifugiati – come un assenso. Altrimenti, il testo di legge avrebbe dovuto contenere delle disposizioni di deroga.

La conclusione è chiara: dobbiamo purtroppo rinunciare alle – di per sé positive – norme costituzionali e legislative succinte, altrimenti la nostra volontà popolare sarà vieppiù trasformata nel suo contrario dal Consiglio federale, dal Parlamento e, soprattutto, dal Tribunale federale. In futuro, dovremo creare degli articoli costituzionali e di legge formulati fino all’ultimo dettaglio, che impediscano qualsiasi abuso della volontà popolare.   

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