Pagliuzze, travi e moralisti

Gen 13 • Prima Pagina • 8 Views • Commenti disabilitati su Pagliuzze, travi e moralisti

«Il moralista, come il Tartufo di Molière, si atteggia a educatore integerrimo, poi fa quello che vuole. Ha sempre in bocca espressioni morali come diritto, dovere, bene, male, giusto, ingiusto. Però, come nella parabola del Vangelo, vede il fuscello nell’occhio dell’altro, non la trave nel suo.» (fdc)

Ci troviamo perfettamente in sintonia con il noto sociologo italiano Francesco Alberoni. Potremmo sintetizzare questa descrizione del moralista tipo, con il vecchio adagio «predicare bene e razzolare male». In questa società abbondano i moralisti, i dispensatori di sani principi. Così come il falso, ipocrita buonismo e i predicozzi quotidiani, che personaggi noti e meno noti, diffondono dai pulpiti massmediatici, sempre accondiscendenti e disposti a divulgare queste perle di saggezza in fatto di etica. Spesso, questi moderni inquisitori, emuli di Torquemada, Juan Enguera, Jiménez de Cisneros e altri spietati fustigatori di costumi del passato, soffrono di disturbi mnemonici causati dalla coscienza… che ogni tanto rimorde. Eppure, con saccenteria, continuano a sputare sentenze a vanvera, biasimano ma, in fatto di coerenza, proprio non ci siamo!

Il moralista per mestiere, spesso si lascia andare in stigmatizzazioni ad ampio raggio, accusando gli ambienti più disparati: la politica, che non è certamente esente da pecche, ci mancherebbe! Il mondo degli affari, che sappiano a volte spregiudicato pur di raggiungere il massimo profitto. Quello dei costumi in generale, criticati e oggetto di anatemi di disapprovazione da parte dello strenuo, irreprensibile divulgatore di turno della teologia morale.

Insomma, si giudica, si disapprova e si condanna il comportamento altrui, guardandosi bene dal giudicare il proprio. Ed è allora che le «travi» hanno il sopravvento sulle pagliuzze. Ma si finge di non vederle e soprattutto di non sentirle. Dipende in quali occhi sono infilate! Allora si tace, non si fanno nomi (sempre per preservare le vittime, naturalmente!) si nascondono i fatti, si coprono vergognosamente coloro che li hanno commessi. Sono gli intoccabili, inspiegabilmente protetti e anche omaggiati quando dai loro pulpiti e cattedre esternano con presunzione lezioni di grande moralità! Questo atteggiamento ha un nome: omertà. Ne prendano nota i nostri grandi giuristi!

Già, ma dipende da chi sei e quali sono i tuoi sponsorizzatori. Altrimenti ti sbattono in prima pagina con tanto di nome e cognome, rovinandoti la reputazione, anche se poi verrà appurato – purtroppo assai tardivamente – che hai agito in buona fede e che non sei affatto colpevole! Succede spesso, troppo spesso eppure si tace. Anzi, ci si lascia andare (da preti mancati!) in dotti sermoni sui principi morali, sull’onestà, e altri bla bla.

Di quali sani principi stiamo parlando? Forse come quelli di un tipo, che un giorno fu sorpreso in uno stabilimento balneare a praticare l’onanismo per poter soddisfare le sue incontrollabili pulsioni pedofile, mentre con sguardo lascivo osservava un gruppo di ragazzini intenti a giocare? Alcune mamme s’accorsero, informarono la direzione dello stabilimento per denunciare l’indecente comportamento di questo squallido personaggio, che venne immediatamente espulso con l’ingiunzione di non farsi più rivedere! Sui quotidiani locali di allora, non apparve mai un articolo titolato «Atti osceni in luogo pubblico» e la relativa cronaca dell’accaduto. Silenzio tombale e nessuna denuncia. Chissà per quale motivo, forse per ordini impartiti dall’alto?

Le pagliuzze negli occhi possono risultare fastidiose, figuriamoci le travi! Allora, convinti come sono di compiere una missione al servizio della verità e della giustizia, i moralisti di professione si beano nell’insano e perverso gusto di pontificare e giudicare gli altri, ma guardandosi bene dal sondare la loro coscienza, poiché si sentono sempre e comunque irreprensibili. Beati loro che ci credono. Ma per favore, almeno non fateci passare per fessi!

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