Non un tiro mancino a Maurer, anzi…

Lug 10 • L'editoriale, Prima Pagina • 3573 Views • Commenti disabilitati su Non un tiro mancino a Maurer, anzi…

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Il voto al Consiglio nazionale con cui una maggioranza di voti formata da UDC e da PS ha permesso di respingere la revisione della legislazione militare, è subito stato strumentalizzato dagli avversari dell’UDC come un segnale d’incoerenza da parte di quest’ultima che si sarebbe vergognosamente alleata con la sinistra tirando la zappa non solo sui propri piedi, ma anche e specialmente su quelli del “suo” ministro della difesa Ueli Maurer. Non accettando il seppur ragionevole compromesso che il Consiglio nazionale proponeva – si è detto – l’UDC danneggia quello stesso apparato di sicurezza che, a parole, dice sempre di avere a cuore. Non solo, ma si è tentato di lasciar trasparire il messaggio che lo stesso Ueli Maurer avrebbe visto di buon occhio l’aborto che la minoranza della Camera bassa tentava di partorire, piuttosto che lo statu quo cui il NO parlamentare per il momento rimanda.

Ebbene, la realtà è ben diversa, ed è stato lo stesso capo del Dipartimento della Difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) a dirlo, in un suo mirabile intervento all’assemblea dei delegati nazionali UDC di Kerns.

Contro il parere della sua Commissione della politica di sicurezza, il Consiglio nazionale aveva deciso di non ancorare l’importo minimo di 5 miliardi di franchi annui destinati al budget della difesa nella legge militare in oggetto, bensì di lasciarne decidere l’importo all’Assemblea federale ogni quattro anni, mediante apposita ordinanza. Il che lasciava trasparire una volontà di continuare nella sciagurata politica di erosione dei fondi destinati alla difesa nazionale che in 25 anni hanno subito una progressiva diminuzione del 20%, da 5,9 miliardi di franchi del 1990 ai 4,7 miliardi del preventivo 2016. E ciò, nonostante che le minacce cui il DDPS deve far fronte siano aumentate e non certamente diminuite (focolai di guerra a poche ore d’aereo da noi come Ucraina  o Siria, terrorismo incombente, eccetera). Intendiamoci, non si tratta qui di un mero processo alle intenzioni, la proposta di diminuire ulteriormente i fondi per l’odiato esercito la sinistra l’aveva già fatta – assieme alla riduzione dell’effettivo a 80’000 militi – durante questo dibattito parlamentare. E la prevista politica di risparmi annunciata recentemente dal Consiglio federale non fa certo presagire nulla di buono in questo senso.

Ueli Maurer l’ha detto chiaramente: un esercito di 100’000 militi – ben equipaggiato e adeguatamente addestrato – sebbene ancora non sufficiente a garantire al 100% il mandato affidatogli dalla Costituzione – è il minimo indispensabile per perlomeno assolvere con credibilità gran parte dei suoi compiti, a condizione che gli siano garantiti i mezzi finanziari necessari, nella fattispecie almeno 5 miliardi di franchi l’anno. Le precedenti riforme dell’esercito sono parzialmente fallite proprio perché, dopo averle avallate, l’Assemblea federale ha loro negato il finanziamento continuando a diminuire – come detto – il budget destinato alle spese militari.

Queste due condizioni – effettivo di 100’000 militi e budget minimo di 5 miliardi di franchi l’anno garantito dalla legge, e quindi non soggetto al volubile arbitrio di maggioranze parlamentari variabili e createsi di volta in volta – era la “linea rossa” sotto la quale l’UDC non era e non è disposta a scendere per accettare un compromesso che, ancora una volta, prosegue più o meno lentamente verso l’obiettivo della sinistra di smantellare l’esercito. Tutti i partiti negano infatti di volerlo abolire ma, di fatto, con le loro decisioni camuffate da concetti nebulosi di “rinnovamento” o di “ulteriore sviluppo” stanno portando il nostro esercito verso un’estinzione autonoma “per esaurimento”.

E quindi – ha detto Maurer – l’UDC ha fatto bene a rifiutare la non-soluzione che il Consiglio nazionale proponeva, in modo che l’oggetto possa di nuovo essere discusso e, speriamo, corretto nel giusto modo. Questa, tanto per chiarire le idee a chi pensa che fra il gruppo parlamentare UDC e il ministro della difesa non ci sia un‘unità d’opinione. E anche per rispondere a chi taccia l’UDC di incoerenza o blatera di “alleanze contro natura”. Quando l’UDC, saltuariamente e con motivazioni evidentemente differenti, vota nello stesso modo della sinistra è uno scandalo. Quando lo fanno PLR e PPD durante tutto il resto dell’anno, tanto da costituire di fatto una sinistra moderata che di borghese non ha più nulla, allora è ragionevole e meritevole politica progressista. Non importa se – durante gli stessi 25 anni in cui il budget per la difesa è stato ridotto del 20% – le spese per la sicurezza sociale (eufemismo per giustificare in gran parte lo sperpero di una politica eccessivamente assistenziale) sono aumentate del 225%, passando a 22,4 miliardi di franchi l’anno, quelle per la “collaborazione internazionale” (fra le quali il famigerato aiuto allo sviluppo e le magnanime regalie per contribuire alla coesione dell’UE, come per esempio i recenti 45 milioni alla Croazia) sono passate da 1,5 a 3,6 miliardi di franchi (+ 137%). Chi se ne frega se, a fronte della riduzione del 20% in meno per la nostra sicurezza, la media delle spese della Confederazione è aumentata del 112%, ossia a 66,9 miliardi di franchi? L’importante è far sì che in futuro, i già insufficienti 4,7 miliardi (grossomodo lo 0.8% del PIL) possano essere ulteriormente diminuiti, senza eccessivi intoppi, un passo alla volta, finché dell’esercito non ci sarà più traccia.

Ancora una volta, l’UDC è l’unico partito a prendere sul serio la sicurezza nazionale, oggi sempre più minacciata da fattori esterni ma, soprattutto, da quinte colonne che al nostro interno fanno di tutto per eliminarne ogni capacità di difesa.

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