NO all’iniziativa «Per la sovranità alimentare. L’agricoltura riguarda noi tutti»

Ago 29 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 625 Views • Commenti disabilitati su NO all’iniziativa «Per la sovranità alimentare. L’agricoltura riguarda noi tutti»

Discorso di Markus Hausammann* all’assemblea dei delegati UDC del 25.08.2018

Quasi l’80% dei votanti ha approvato appena un anno fa il nuovo articolo costituzionale sull’agricoltura, sottopostogli nella forma di controprogetto all’iniziativa popolare «Per la sicurezza alimentare». Questo testo mira già a un’agricoltura durevole, rispettosa delle risorse e adattata ai luoghi di produzione. Esso serve da base per la Politica agricola 2022+ che il Consiglio federale metterà in consultazione l’autunno prossima.

 

L’iniziativa popolare federale «Per la sovranità alimentare. L’agricoltura riguarda noi tutti» chiede le seguenti modifiche della Costituzione federale:

 

Art. 104c       Sovranità alimentare

1 Al fine di attuare la sovranità alimentare, la Confederazione promuove un’agricoltura contadina indigena, rimunerativa e diversificata, che fornisca derrate alimentari sane e confacenti alle aspettative sociali ed ecologiche della popolazione.

2 La Confederazione provvede affinché l’approvvigionamento in derrate alimentari indigene e in alimenti indigeni per animali sia preponderante e la loro produzione preservi le risorse naturali.

3 La Confederazione prende provvedimenti efficaci allo scopo di:

  1. favorire l’aumento della popolazione attiva nell’agricoltura e la varietà delle strutture;
  2. preservare le superfici coltivabili, segnatamente quelle per l’avvicendamento delle colture, sotto il profilo quantitativo e qualitativo;
  3. garantire il diritto dei contadini all’utilizzo, alla moltiplicazione, allo scambio e alla commercializzazione delle sementi.

4 La Confederazione vieta l’impiego nell’agricoltura di organismi geneticamente modificati nonché di piante e animali risultanti da nuove tecnologie di modifica o ricombinazione non naturale del genoma.

5 La Confederazione ha segnatamente i compiti seguenti:

  1. sostiene la creazione di organizzazioni contadine che mirino ad assicurare l’adeguatezza tra l’offerta dei contadini e i bisogni della popolazione;
  2. garantisce la trasparenza del mercato e favorisce la fissazione di prezzi equi in ciascuna filiera;
  3. rafforza gli scambi commerciali diretti tra contadini e consumatori, nonché le strutture regionali di trasformazione, di stoccaggio e di commercializzazione.

6 La Confederazione presta particolare attenzione alle condizioni di lavoro dei salariati agricoli e provvede ad armonizzarle sul piano federale.

7 Per preservare e sviluppare la produzione indigena, la Confederazione riscuote dazi sull’importazione di prodotti agricoli e derrate alimentari e regola il volume di tali importazioni.

8 Per favorire una produzione conforme alle norme sociali e ambientali svizzere, la Confederazione riscuote dazi sull’importazione di prodotti agricoli e derrate alimentari non conformi a tali norme e può vietarne l’importazione.

9 La Confederazione non accorda alcuna sovvenzione all’esportazione di prodotti agricoli e derrate alimentari.

10 La Confederazione assicura l’informazione e la sensibilizzazione sulle condizioni di produzione e di trasformazione delle derrate alimentari indigene e importate. Può stabilire norme di qualità a prescindere dalle norme internazionali.

I capoversi 1 e 2 del testo dell’iniziativa sono di carattere generale e se ne trova l’essenziale nell’attuale articolo 104 sull’agricolture e nell’articolo 104a sulla sicurezza alimentare. La norma «che l’approvvigionamento in derrate alimentari indigene e in alimenti indigeni per animali sia preponderante» lascia un grande margine d’interpretazione.

Per rispondere realmente ai bisogni della produzione indigena, bisogna ridurre il numero di regolamentazioni e non aumentarlo. Basterebbe, per esempio, ridurre i contributi federali ai campi fioriti, alle colture floreali, eccetera, perché la coltura di derrate alimentari sia di nuovo redditizia.

L’aumento del numero di posti di lavoro nell’agricoltura prescritto al capoverso 3 lettera a, sarebbe per forza di cose artificiale e consisterebbe nell’invertire lo sviluppo dell’agricoltura. E sappiamo bene che ciò non funziona mai nella pratica. Nessuno auspica di trasformare l’agricoltura svizzera in un vasto museo di Ballenberg.

Un’azienda agricola che ha bisogno di collaboratori qualificati fa già oggi molta fatica a trovarne sul mercato del lavoro, anche offrendo delle buone condizioni salariali. Di fatto, gli autori dell’iniziativa cercano, con questa disposizione, di sostenere le persone in spaccatura sociale, gli agricoltori urbani e altri contadini dilettanti, permettendo anche a loro di beneficiare dei finanziamenti previsti dalla legislazione agricola.

Purtroppo, la politica agricola attuale aiuta gli agricoltori che hanno sognato troppo in grande e che si sono mossi in una situazione difficile, offrendo loro dei contributi operativi. Senza questo intervento dello Stato, le strutture si equilibrerebbero da sole.

Il principio è quindi sempre lo stesso: eliminare piuttosto una norma, invece di introdurne di nuove e applicare rigorosamente il diritto fondiario rurale affinché i terreni coltivabili non siano degradati al livello di semplici oggetti di investimento finanziario.

Le mie spiegazioni precedenti rispondono anche al capoverso 3 lettera «preservare le superfici coltivabili». Il resto è regolato dalle disposizioni inasprite della legge sulla pianificazione del territorio, che sono già entrate in vigore.

Lettera c: garantire il diritto dei contadini all’utilizzo, alla moltiplicazione, allo scambio e alla commercializzazione delle sementi.

La situazione attuale in Svizzera in questo campo non è male. Le regolamentazioni e le restrizioni commerciali in vigore garantiscono ai contadini che le sementi che comperano offrano la purezza e la capacità germinale che hanno il diritto di pretendere.

Gli effetti negativi concernono soprattutto gli agricoltori stranieri che coltivano delle specie geneticamente manipolate, esponendosi così a delle dipendenze, anche in termini di protezione delle piante.

Il prolungamento della moratoria in materia di tecnologia genetica a livello di legge è un’azione più efficace del divieto sancito all’articolo 4. Essa permette infatti una verifica sporadica della situazione.

L’articolo 5 esige un intervento totale della Confederazione nel mercato alimentare – una cosa impensabile per me e, spero, anche per voi.

Il capoverso 6 ricorda che questa iniziativa è stata lanciata in Romandia. I Romandi hanno sempre avuto difficoltà ad ammettere che noi svizzero-tedeschi lavoriamo volentieri un po’ più a lungo di loro. Questa iniziativa mira anche a ridurre i nostri orari di lavoro. Io preferisco la legislazione federalista in vigore, che passa dai contratti di lavoro cantonali.

L’applicazione di questa iniziativa esige delle norme doganali più rigide e differenziate. Ma il resto dell’economia svizzera deve poter esportare per garantire i suoi posti di lavoro.

In seguito alle decisioni dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) del 2015, il capoverso 9 concernente le sovvenzioni alle esportazioni è obsoleto. Rischiamo, con questa disposizione, di imporci delle restrizioni più severe di quelle pretese a livello internazionale.

Nonostante le basi costituzionali in vigore autorizzino già delle azioni ai sensi del capoverso 10, un miglioramento delle dichiarazioni e una maggiore sensibilizzazione della popolazione sarebbero auspicabili.

Con la mia ultima constatazione ho perlomeno ammesso un aspetto positivo di questa iniziativa. Arrivo, ciononostante, alla conclusione che questa iniziativa debba essere chiaramente respinta.

Il Consiglio federale e il parlamento sono della stessa opinione.

 

Voto in Consiglio nazionale:

23 SÌ

146 NO

Voto in Consiglio degli Stati:

1 SÌ

37 NO

4 astensioni

*Consigliere nazionale UDC

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