NO alle naturalizzazioni incontrollate

Gen 27 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 1564 Views • Commenti disabilitati su NO alle naturalizzazioni incontrollate

I delegati di UDC Svizzera si sono riuniti il 14 gennaio 2017 a Le Châble (VS). Essi hanno chiaramente adottato, con 228 voti contro 1, il NO al decreto federale concernente la naturalizzazione agevolata degli stranieri di 3a generazione che sarà sottoposto al voto il 12 febbraio 2017. La Direzione del partito aveva deciso il giorno prima di sostenere il Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato (FOSTRA). Sempre in merito alle votazioni del 12 febbraio, l’assemblea aveva dato il suo sostegno alla Legge sulla riforma dell’imposizione delle imprese (RI imprese III) in occasione dell’ultima riunione del 29 ottobre a Balsthal (SO).  I delegati hanno pure chiaramente rifiutato di sostenere il referendum contro la NON-applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, ritenendo che questo non cambierebbe assolutamente nulla del problema d’immigrazione che la Svizzera sta vivendo.

Infine, l’unanimità dei delegati di UDC Svizzera ha sostenuto l’Ufficio di direzione dandogli l’incarico di presentare le sue proposte concrete per limitare l’immigrazione, in occasione dell’assemblea dei delegati del prossimo 24 giugno. Il principio della libera circolazione delle persone come applicato oggi deve essere bloccato al più presto. L’immigrazione di massa deve cessare, che sia mediante la rescissione dell’accordo di libera circolazione delle persone o in altro modo.

Qui di seguito riportiamo i discorsi di Albert Rösti, Christoph Blocher, Oskar Freysinger e Adrian Amstutz.

Albert Rösti

2017: anno chiave per l’indipendenza della Svizzera

Vi ringrazio di essere venuti fin qui in questo bel comune del Basso Vallese, e vi sono riconoscente della vostra fedeltà alle nostre assemblee. Sarà pure l’occasione per manifestare il nostro sostegno all’UDC Vallese per le prossime elezioni. Le auguriamo il massimo successo e un forte aumento dei suoi elettori. Forza UDC Vallese!

La vostra presenza è più importante che mai. Nei prossimi mesi, non dovremo più solo far fronte a dei giochetti politici; non si tratterà più di vergognose manovre di qualche politico di basso livello nel tentativo di nuocere all’UDC per nascondere le proprie carenze, di politici che, come abbiamo potuto constatare lo scorso dicembre, non esitano nemmeno a venire a patti con i socialisti. No, saremo confrontati con temi politici che toccano le fondamenta della Svizzera. È a noi e solo a noi che toccherà il compito di impedire la distruzione della Svizzera, di evitare che la Svizzera perda la sua indipendenza, la sua democrazia diretta, in breve tutto ciò che ha fatto il successo e la prosperità del nostro paese. Ecco perché questa assemblea dei delegati è stata intitolata “2017: anno chiave per l’indipendenza della Svizzera”.

Una scottante attualità ci ricorda con insistenza la promessa elettorale che tutti i candidati dell’UDC alle elezioni federali 2015 hanno fatto il 22 agosto di quell’anno, quindi solo un anno e mezzo fa, a St. Luzisteig davanti alla bandiera svizzera e sotto lo sguardo severo del mio predecessore Toni Brunner. Già a quell’epoca, sotto il motto “Restiamo liberi”, abbiamo fatto al popolo svizzero le seguenti promesse:

“Noi vogliamo

  • nessuna integrazione nell’UE e nessun riconoscimento di giudici stranieri, affinché possiamo decidere noi stessi del nostro destino;
  • limitare l’immigrazione e non una Svizzera di 10 milioni d’abitanti, affinché possiamo continuare ad avere una patria intatta e nella quale sia bello vivere;
  • espellere gli stranieri criminali e combattere gli abusi nel settore dell’asilo, affinché possiamo vivere in sicurezza;
  • imposte moderate per tutti e meno regolamentazioni statali, al fine di assicurare posti di lavoro.”

Tutti questi obiettivi sono oggi rimessi in questione dal Consiglio federale, dal Parlamento e dal Tribunale federale.

Le imposte e le regolamentazioni statali si sono gravemente appesantite. Lo scorso settembre, il nuovo Parlamento ha approvato una legge sull’energia nella pura tradizione dell’economia pianificata, moltiplicando le prescrizioni, i divieti, gli obblighi e i prelievi fiscali in tutti i settori della vita – al lavoro, al domicilio e nella mobilità. Secondo l’articolo 3 della nuova legge, il consumo d’energia dovrebbe essere ridotto del 43%, dunque quasi della metà, entro il 2035, ossia dopo soli 18 anni dall’entrata in vigore delle nuove norme. In realtà, la Confederazione tenta di realizzare per vie traverse il progetto “economia verde” che il popolo ha appena rifiutato. Questo obiettivo può essere raggiunto unicamente mediante aumenti massicci di tasse e imposte sull’elettricità, sui carburanti, sui combustibili e sul gas. Secondo diversi studi scientifici – queste cifre non sono state inventate dall’UDC – questa modifica dell’approvvigionamento elettrico e questi risparmi d’energia costeranno 200 miliardi di franchi, ossia 3’200 franchi l’anno per una famiglia di quattro persone. In occasione del congresso sull’elettricità che ha avuto luogo l’altro ieri, il presidente della CAPTE, il consigliere nazionale PPD Müller Altermatt, è venuto a dirmi che se si risparmiasse il 43% d’energia si risparmierebbero soldi. Peccato che, risparmiando in tal modo, si muoia di freddo in inverno e si debba fare a piedi metà del tragitto da casa al posto di lavoro. Questo mi ricorda la storia del contadino che voleva disabituare il suo asino dal mangiare. Quando alla fine il povero animale aveva perso l’abitudine di mangiare, era morto. L’UDC si batterà perché non si arrivi a questo punto.

È grazie all’UDC che potremo votare il prossimo 21 maggio sulla disastrosa legge sull’energia. Vi ringrazio per i vostri sforzi nella raccolta delle firme e vi esprimo il mio rispetto. Infatti, avevamo solo un mese di tempo per raccogliere le firme necessarie. Abbiamo dovuto batterci fino a fine novembre contro l’iniziativa per l’abbandono del nucleare, poi abbiamo perso tempo a causa delle feste di fine anno. È stato necessario un grande sforzo e possiamo essere fieri del nostro successo. Ma il Consiglio federale continua a metterci i bastoni fra le ruote. Fissando la data della votazione già al mese di maggio, ci lascia poco tempo per rendere consapevole la popolazione dei costi enormi che attendono gli abitanti di questo paese. Vi ringrazio dunque per il vostro sostegno in occasione della raccolta delle firme e anche della vostra futura partecipazione alla campagna di voto. Il mandato è chiaro: ogni sezione posa dei manifesti, redige delle lettere dei lettori e fa propaganda da bocca a orecchio.
Ma c’è stato di peggio durante la sessione parlamentare di dicembre, che non l’approvazione di questa legge sull’energia d’ispirazione comunista. Come dei volgari traditori della patria, i deputati hanno rifiutato a maggioranza di applicare la decisione del popolo per la gestione dell’immigrazione. Mi aspettavo che l’arroganza insopportabile con la quale il Parlamento, il Consiglio federale e il Tribunale federale hanno ignorato l’anno scorso la volontà della maggioranza del popolo e la Costituzione federale non potesse essere superata. Ve lo dico: mi aspettavo perfino che la Berna federale tornasse ai valori tradizionali dell’indipendenza e della democrazia che hanno fatto il successo della Svizzera, perché vasti ambienti estranei all’UDC avevano criticato questa violazione della Costituzione. Grave errore! La nuova presidente della Confederazione, Doris Leuthard, ha chiaramente annunciato, al momento della sua entrata in funzione, che il Consiglio federale concluderà nel 2017 un accordo-quadro istituzionale con l’UE e che lo presenterà al Parlamento. L’appetito vien mangiando: dopo avere ignorato una prima volta la volontà del popolo nella questione dell’immigrazione, il governo continua allegramente per la sua strada e tenta di affossare definitivamente la democrazia diretta sottomettendo la Svizzera all’UE.

Di che cosa si tratta? In tutti i settori nei quali la Svizzera intrattiene dei rapporti bilaterali con l’UE, il diritto svizzero sarà automaticamente adeguato a qualsiasi modifica del diritto UE. Se il popolo svizzero decide altrimenti tramite referendum, l’UE potrà prendere delle misure di compensazione, in altre parole delle sanzioni e, in caso di litigio, toccherà alla Corte di giustizia dell’UE decidere. Inoltre, la Svizzera passerà alla cassa per dei pagamenti di coesione. Si capisce perché dei tipi come Fluri, Wermut, Müller, Funicella, Levrat e compagnia bella tentavano di spingerci a lanciare al più presto il referendum o un’iniziativa per la rescissione. Perché cercano di sviare l’attenzione dalle loro intenzioni ancora più dannose per la Svizzera, ossia un trattato di sottomissione all’UE che permetterebbe di annullare i risultati delle votazioni popolari, quali che siano.
Ma non ci lasciamo ingannare. Noi metteremo tutto in atto per impedire questo trattato di sottomissione. Lo scopo non è soltanto quello di ridare alla Svizzera i mezzi per gestire in modo autonomo l’immigrazione sul suo territorio ma, in generale, per salvaguardare l’indipendenza, la democrazia diretta e il modello di successo svizzero. Come vi dicevo, il 2017 sarà un anno chiave per il futuro della Svizzera.

 

Albert Rösti – Presidente UDC Svizzera

 

Blocher

 

La Svizzera indipendente e l’Unione europea

L’UDC è purtroppo il solo partito che si batte ancora per una Svizzera performante, liberale e nella quale è bello vivere.

I. 2017, anno chiave

Durante quest’anno 2017, gli affossatori della Svizzera libera si accaniranno più che mai a minare le fondamenta che fanno il successo del nostro paese. Chi sono questi affossatori della Svizzera? È ora di indicarli con il dito: la maggioranza del Consiglio federale e del Parlamento, i grandi partiti dell’amministrazione federale, i dirigenti dei gruppi internazionali e i dirigenti sindacali.

Se va secondo gli auspici di questa funesta alleanza, nel 2017 la Svizzera sarà integrata nell’UE. L’indipendenza e l’autodeterminazione della Svizzera saranno sistematicamente minate e infine soppresse. La neutralità armata sarà abolita. L’economia di mercato e il mercato del lavoro liberale saranno sacrificati sull’altare del “bilateralismo” nella accezione più menzognera del termine.

II. I pilastri essenziali dello Stato svizzero

Signore e Signori,

se alla Svizzera va oggi meglio di altri paesi, è perché il suo Stato poggia su alcuni solidi pilastri. Eccole, queste fondamenta del nostro paese:

  • un’indipendenza non negoziabile;
  • un’autodeterminazione tramite la democrazia diretta: conformemente alla Costituzione federale, il popolo è il sovrano dello Stato;
  • la neutralità permanente e armata grazie alla quale la Svizzera vive da oltre 150 anni in pace e libertà;
  • l’autonomia dei cantoni e dei comuni che viene prima del potere centralizzatore della Berna federale;
  • l’economia di mercato liberale che si oppone alla disastrosa espansione del “socialismo”.

Signore e Signori, apriamo gli occhi: il Consiglio federale, la maggioranza del Parlamento e il Tribunale federale si distanziano sempre di più dalla volontà del popolo; essi minano l’autodeterminazione del popolo per cedere il potere a delle autorità straniere.

Ormai la maggioranza del popolo e dei cantoni può decidere ciò che vuole; in ogni caso, i tre poteri dello Stato s’infischiano completamente della volontà del sovrano costituzionale. E non crediate che agiscano per debolezza: questi violatori della Costituzione federale sono animati da intenzioni malefiche.

III. I pilastri marci dell’UE

Signore e Signori, noi Svizzere e Svizzeri non siamo pronti a rinunciare al carattere particolare del nostro paese. Non abbiamo vergogna né del nostro successo, né del nostro regime statale più efficace di quello di altri paesi. Un sentimento di vergogna sarebbe soprattutto fuori posto di fronte all’UE.

Che cos’è in realtà questa UE? In poche parole è l’esatto contrario della Svizzera.

L’UE è una costruzione centralizzatrice e caratterizzata dalla burocrazia, da politici professionisti e da funzionari. Nell’UE sono i politici a decidere. Il popolo non ha voce in capitolo. Dei concetti totalmente avulsi dalla realtà come la libera circolazione delle persone, Schengen/Dublino, una cultura del benvenuto verso tutti e non importa chi, eccetera, hanno dato una dolorosa prova della loro inefficacia. L’UE è e resterà un errore di costruzione intellettuale.

No, Signore e Signori, l’UE e la Svizzera sono incompatibili. La Svizzera è indipendente e autodeterminata oppure è perduta. Se la Svizzera diventa come l’UE, non è più la Svizzera. Le cittadine e i cittadini svizzeri vogliono percorrere la propria strada. Ecco perché hanno rifiutato l’adesione allo SEE/UE, ecco perché hanno accettato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa, l’iniziativa per l’espulsione degli stranieri criminali, l’iniziativa contro i minareti, per non citare che qualche esempio. Il popolo si oppone a una classe politica arrogante, ma questa si rifiuta di ammetterlo e non esita, nella sua riprovevole ostinazione, a violare la Costituzione e la legge.

IV. 2017: NO all’estromissione del sovrano

L’UDC è il solo partito svizzero a battersi senza compromessi par la libertà, la prosperità, la pace e la qualità di vita in Svizzera.

Il 2017 sarà l’anno delle grandi sfide per l’UDC:

  • bisognerà impedire nel 2017 l’accordo-quadro istituzionale con l’UE, dunque opporsi alla soppressione della democrazia diretta e dell’autodeterminazione del nostro paese. Non vogliamo giudici stranieri!
  • Non bisogna lasciare alcuna chance nel 2017 all’iniziativa RASA o a un eventuale controprogetto.
  • Nel 2017 bisognerà tagliar corto con la priorità del diritto internazionale sul diritto del popolo e dei cantoni. Bisognerà far accettare l’iniziativa per l’autodeterminazione!
  • L’UDC sarà nel 2017 l’unico partito a battersi per un mercato del lavoro liberale, perché tutti gli altri partiti hanno votato contro questo principio durante l’ultima sessione parlamentare di dicembre.
  • La nuova strategia energetica, un enorme e inutile apparato burocratico, dovrebbe essere affossata nel 2017. La nuova legge sull’energia prevede delle spese supplementari fra i 150 e i 200 miliardi di franchi. Bisogna porre fine a questa follia a spese delle cittadine e dei cittadini.

 

Una celebre canzone in tedesco dice:

 

« Chi deve pagare?

Chi ha tanto denaro,

chi ha tanti soldi, soldi –

chi ha tanto denaro?

 

I cittadini devono pagare –

hanno così tanto denaro?

I cittadini danno i loro soldi, soldi –

fintanto che non hanno più denaro!»

 

V. La resistenza è un dovere

Signore e Signori,

l’UDC è purtroppo il solo partito che si batte ancora per una Svizzera performante, liberale e nella quale è bello vivere.

 

Tiriamoci su le maniche e mettiamoci al lavoro!

 

 

Christoph Blocher

Già consigliere federale UDC

 

 

Oskar Freysinger Vicepresidente

Naturalizzazione agevolata della 3a generazione

Ciò che mi disturba del partito socialista, è la costanza con la quale maschera il suo fine ultimo, che sa essere inconfessabile, con delle tappe che ci vende come fini a sé stesse.

E ciò a dispetto degli uomini, della società, dei fatti, in breve della realtà. Per ciò che concerne la naturalizzazione agevolata della terza generazione, il modo d’agire corrisponde una volta di più a questo schema: avendo la sinistra, e il centro orientato nella stessa direzione sotto la pressione dei media, perso nel 2005 la votazione popolare sulle naturalizzazioni facilitate, tornano oggi con una versione minimalista del concetto, si avvalgono di cifre spacciate per insignificanti che questa riformetta implicherebbe, e cercano così di fare surrettiziamente un piccolo passo nella direzione dell’obiettivo ultimo: l’abolizione dell’identità nazionale, delle frontiere e degli Stati-nazione, a beneficio di un grande suk multiculturale dove i dirigenti regneranno, accontentandosi di gestire il caos che avranno abilmente orchestrato.

Prendiamo dapprima le cifre: fra il 1980 e il 2015, il numero di stranieri in Svizzera è aumentato di 1,13 milioni per situarsi a 2,048 milioni. Durante lo stesso periodo, la quota di Svizzeri s’è abbassata da 5,51 milioni a 5,47 milioni, se non vi si includono le 806’644  naturalizzazioni effettuate dal 1985. Pretendere allora che bisogna, per non sembrare chiusi su noi stessi, rendere il passaporto svizzero ancora più accessibile, denota una palese malafede.

Da parte mia, in Vallese procedo a circa 1’200 naturalizzazioni l’anno e posso assicurarvi che la stragrande maggioranza di queste persone è perfettamente integrata e dotata di un solido sentimento patriottico verso il suo paese d’accoglienza. Esse comprendono perfettamente che se la procedura per l’ottenimento del passaporto rossocrociato è lunga e minuziosa, è perché si tratta innanzitutto di garantire la qualità della cittadinanza delle persone che faranno d’ora in poi parte del corpo elettorale svizzero e avranno quindi, in quanto sovrano, dei vasti diritti e doveri..

La procedura agevolata sottoposta al popolo il prossimo 12 febbraio comporta, per delle ragioni puramente ideologiche e contrarie al buonsenso, due difetti principali:

  1. La quantità primeggia sulla qualità, la forma sul contenuto. Mi spiego: la procedura prevista non determina più l’attitudine degli aspiranti alla nazionalità svizzera secondo la qualità della loro integrazione (conoscenza della lingua del paese d’accoglienza, accettazione delle regole giuridiche, conoscenza degli usi e costumi), ma sulla base di concetti giuridici attestati dai loro documenti (almeno un nonno nato in Svizzera o che può attestare di avere un permesso di dimora. Almeno un genitore con un permesso di dimora e vissuto 10 anni in Svizzera avendovi frequentato per almeno 5 anni la scuola obbligatoria. Inoltre, il giovane deve essere nato in Svizzera, deve essere in possesso di un permesso di dimora, deve aver frequentato la scuola obbligatoria durante cinque anni e avere meno di 25 anni d’età).

È tutto! Niente sulla qualità reale dell’integrazione, sull’accettazione dei nostri valori, sulla conoscenza del funzionamento delle nostre istituzioni, e via di seguito, ma un intrico burocratico che farà fatica a determinare certi aspetti richiesti dalla legge: cosa ne è di un bambino nato all’estero durante le vacanze dei suoi genitori? La scuola obbligatoria include le scuole internazionali e le scuole private nel senso più lato del termine? Come si vede, il testo ignora totalmente l’essenziale.

2. Questo progetto è un attentato intollerabile al federalismo perché, secondo lo spirito giacobino tipico della sinistra, tutto deve essere centralizzato e regolamentato a livello federale al fine – conosciamo la tiritera – di presumibilmente correggere le ineguaglianze fra i cantoni. Ancora una volta, si vuole allontanare il potere decisionale dal terreno togliendolo dalle mani delle istanze direttamente interessate per affidarlo a una burocrazia astratta più facile da manipolare in direzione della tolleranza e dell’apertura. Ma questi concetti non sono altro che i cavalli di Troia linguistici che significano l’abbandono dello Stato-nazione e, di conseguenza, dello Stato di diritto e della democrazia diretta.

Tengo comunque a ricordarvi che la naturalizzazione ordinaria è già stata facilitata con la revisione totale della legge federale sulla cittadinanza svizzera (entrata in vigore al 1.1.2018). La naturalizzazione si ottiene così se la persona ha soggiornato in Svizzera in modo cumulativo durante 10 anni, di cui tre prima del deposito della domanda di naturalizzazione, se è sufficientemente integrata e se non rappresenta alcun pericolo per la sicurezza pubblica. Inoltre, gli anni fra gli otto e i 18 anni d’età contano il doppio. Perlomeno, questa legge rappresenta una salvaguardia contro gli abusi, mentre che il progetto sottoposto al voto il 12 febbraio si limita alla registrazione di certi dati da parte di un ufficio lontano, senza che alcun contatto diretto con la richiedente o il richiedente abbia avuto luogo.

Cari amici, ciò che c’è in gioco ancora una volta in questo preteso dettaglio della naturalizzazione agevolata della terza generazione è un’importante battaglia che il socialista, a causa delle sue aspirazioni totalitarie, conduce contro l’autodeterminazione dei popoli, gli Stati-nazione, la democrazia diretta o partecipativa e, infine, contro la realtà dei fatti stessa.

Nessuno in questa sala è contro l’integrazione delle persone, a condizione che l’integrazione ci sia e sia di qualità. Nessuno in questa sala respinge uno straniero solo per ciò che è. Ma gli Svizzeri hanno a cuore che non si svenda un passaporto che rischia di conferire ampi diritti e doveri a certe persone che abusano del sistema per sovvertirlo dall’interno. Vi ricordo in questo senso che molti terroristi islamici che hanno commesso degli attentati su suolo europeo in questi ultimi anni, provenivano dalla terza generazione. Evidentemente, con la nuova procedura di naturalizzazione agevolata, saranno degli Svizzeri a farsi esplodere in mezzo alla folla, non più degli stranieri. Il che permetterà di abbellire le statistiche.

Vi raccomando dunque vivamente di votare NO a un testo  procedurale che ignora l’essenziale e rappresenta un non indifferente potenziale pericolo per la nostra coesione sociale.

 

Oskar Freysinger

Consigliere di Stato UDC (VS)

 

 

Adrian Amstutz, Nationalrat , Fraktionspräsident , Sigriswil (BE)

Il “Sonderfall Schweiz” (“Caso particolare Svizzera”): l’importanza della democrazia diretta

La democrazia diretta è la chiave del successo della Svizzera, la chiave della libertà e della sicurezza. Ma questa chiave non funziona che in una Svizzera indipendente. E la nostra indipendenza è, una volta di più, in pericolo.

Constaterete che parecchie delle mie riflessioni sono già state fatte dal nostro consigliere federale Ueli Maurer e che l’UDC mette in guardia da diverso tempo contro questo pericolo. Ma oggi, l’insolenza della maggioranza del Consiglio federale e del Parlamento non ha più ritegno. La democrazia diretta è calpestata; la Costituzione federale è violata senza alcuna remora; gli intere4ssi dell’UE passano davanti a quelli della Svizzera. È una realtà: la maggioranza del Consiglio federale e del Parlamento dispregia le regole della democrazia diretta per soddisfare le esigenze di Bruxelles. Con la costante preoccupazione di sottomettersi alla volontà dell’UE, governo e parlamento non hanno applicato un solo punto del risultato dello storico scrutinio del 9 febbraio 2014, quando popolo e cantoni hanno approvato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

L’immigrazione di massa, di cui si conoscono le conseguenze nefaste per la Svizzera, continuerà dunque senza cambiamenti. Come sudditi timorosi, la maggioranza dei consiglieri federali e dei parlamentari s’inchina di fronte al minaccioso gesticolare di Bruxelles. E, lo sapete, il Consiglio federale sta già preparando la prossima tappa dell’abbandono della nostra indipendenza per mezzo di un accordo-quadro integrante la Svizzera nell’UE.

Non è la prima volta nella nostra storia che la nostra indipendenza e la nostra libertà sono in pericolo. Nell’edificio vecchio di secoli che ospita gli archivi di Sigriswil, il mio comune di domicilio, si può leggere l’iscrizione seguente che nulla ha perso della sua pertinenza:

«Der Sigriswiler alte Freiheitsbriefe ich bewach’, die Freiheit selber zu erhalten, das ist eure Sach’.»

«La carta della libertà di Sigriswil à ben custodita qui, tocca a voi battervi per conservare la vostra libertà. »

Questa frase dice tutto. Tocca a noi batterci per conservare la nostra libertà. Se non ci battiamo per la nostra libertà, tutti documenti e le dichiarazioni non servono a niente – né la Carta della libertà di Sigriswil, né il Patto federale. Questa iscrizione sui vecchi muri del mio comune è purtroppo di un’attualità più scottante che mai.

La nostra Costituzione garantisce la nostra libertà di cittadini e fa di noi il sovrano, l’istanza suprema del nostro paese – ma solo in teoria. Nella pratica, il Consiglio federale e il Parlamento se ne infischiano oggigiorno, e si pongono con arroganza al di sopra della volontà del popolo.

Questo comportamento è incompatibile con la nostra Costituzione, incompatibile con la nostra storia! È in opposizione a tutto ciò che la Svizzera rappresenta!

È contrario alla nostra sperimentata democrazia e alla nostra indipendenza, ambedue valori che, è bene ricordarlo, sono sognati da milioni di esseri umani nel mondo intero. Dei valori per i quali ci si batte e si muore ancora sempre in molti paesi. Ma che cosa fa la maggioranza del Consiglio federale e del Parlamento? Getta servilmente questi valori ai piedi dei funzionari di Bruxelles.

L’essenza della democrazia diretta

Sembra utile ricordare una volta di più perché la Svizzera è diversa dagli altri paesi, perché sta meglio degli altri paesi, perché da noi tante cose funzionano meglio che altrove. Semplicemente perché la Svizzera è un caso particolare sotto diversi punti di vista.

Ciò è dovuto alla democrazia diretta. Senza la democrazia diretta non ci sarebbe il caso particolare Svizzera e non ci sarebbe il successo svizzero.

La Confederazione è stata fondata perché i suoi abitanti volevano prendere in mano il loro destino, perché rifiutavano i giudici stranieri, perché volevano vivere secondo le proprie regole, perché non volevano ricevere ordini da potenze straniere.

Ed è esattamente questo atteggiamento che ha preservato durevolmente la nostra libertà: decidere noi stessi, eleggere noi stessi i nostri rappresentanti, ma controllandoli da vicino.

Democrazia diretta significa che le decisioni non vengono prese al di sopra di coloro cui si riferiscono, ma proprio da costoro. Non vogliamo uno Stato, e ancor paggio un’élite, che violi la Costituzione decidendo al posto del popolo. Queste decisioni spettano a noi – quantomeno ci spettavano fino a poco tempo fa.

Contro la Costituzione – contro il buonsenso!

Quando il Consiglio federale e il Parlamento rifiutano di applicare ciò che il sovrano ha iscritto nella Costituzione concernente l’immigrazione, non solo violano la Costituzione, ma infrangono la ragione d’esistere del nostro Stato, la nostra tradizione nazionale. È grave, ma c’è anche di peggio: il governo e il parlamento hanno agito non soltanto contro la Costituzione, ma anche contro il buonsenso!

Perché il modello di successo della Svizzera è fragile. La democrazia diretta costituisce un’utile valvola. Essa incanala le preoccupazioni e i disagi del popolo. Coloro che non sono contenti di una certa politica la possono cambiare se trovano una maggioranza. La democrazia diretta trasforma il disagio in utile discussione. Le divergenze d’opinione sono regolate democraticamente; la concorrenza delle opinioni genera nuove soluzioni.

È alla democrazia diretta che dobbiamo la stabilità del nostro paese. Ma se la maggioranza del Consiglio federale e del Parlamento viola la Costituzione e blocca la valvola della democrazia diretta, allora il disagio si può rapidamente trasformare in collera.

Non si può privare durevolmente il nostro popolo della sua voce. Se non ha più nulla da dire in politica e se si continua a menarlo per il naso, si farà sentire presto o tardi in strada. E sarà ben presto la fine della stabilità del nostro paese. Ed è esattamente ciò che l’UDC vuole evitare. Più che mai siamo messi alla prova.

L’UDC continuerà a battersi affinché la Svizzera possa gestire indipendentemente e diminuire l’immigrazione sul suo territorio.

Noi continueremo a batterci per la salvaguardia della democrazia diretta, per l’indipendenza del nostro paese.

Noi continueremo a batterci per il bene dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Affinché la Svizzera rimanga la Svizzera.

 

 

Adrian Amstutz

Capogruppo UDC alle Camere federali

Comments are closed.

« »