NO alla medicina di Stato

Mar 14 • Dall'UDC, Dalla Svizzera • 2019 Views • Commenti disabilitati su NO alla medicina di Stato

Toni Bortoluzzi Consigliere nazionale UDC

Toni Bortoluzzi
Consigliere nazionale UDC

Editoriale di Toni Bortoluzzi, consigliere nazionale, membro della Commissione della sicurezza sociale e della salute pubblica,  Affoltern (ZH)

 

Votazione popolare del 18 maggio 2014: decreto federale concernente le cure mediche di base (controprogetto diretto all’iniziativa popolare « Sì alla medicina di famiglia »
Il controprogetto all’iniziativa sulla medicina di famiglia aumenta l’influenza della politica e dei funzionari sulla salute pubblica.

La politica della salute si caratterizza per una evidente mancanza di concetto. Essa evolve fra delle sovranità cantonali non coordinate e delle rivendicazioni a corto termine di differenti gruppi d’interesse. Questa situazione rafforza l’influenza dello Stato e spinge i premi al rialzo. Ispirata un tempo dall’ideale liberale, la salute pubblica è stata progressivamente sottomessa a un regime d’economia pianificata. Prova ne siano, per esempio, l’influenza che lo Stato esercita su un modello tariffale fondato su dei prezzi cartellistici oppure il numerus clausus limitante l’accesso agli studi di medicina con, parallelamente un congelamento imposto dallo Stato dell’apertura di nuovi studi medici, mentre che il numero di nuovi medici autorizzato per 1’000 abitanti è passato, nello spazio di 20 anni, da 1,4 a 2,1 unità, ossia un aumento del 50%. Ed ecco che lo Stato propone d’intervenire anche nella medicina di famiglia che, lei pure, dovrebbe beneficiare di un sostegno pubblico. Il controprogetto all’iniziativa popolare sulla medicina di famiglia prolunga dunque senza transizioni la serie d’errori e di contraddizioni osservata da diversi anni.


Rafforzamento dell’economia pianificata

Mentre che si tenta penosamente dall’inizio del 2012, con un successo modesto e contro la resistenza dei cantoni e degli ospedali, di uscire a piccoli passi dal settore stazionario di un regime di economia pianificata e di rafforzare l’autonomia degli ospedali, questa nuova disposizione costituzionale percorre esattamente la strada inversa nel settore ambulatoriale. Il controprogetto all’iniziativa sulla medicina di famiglia invita la Confederazione e i cantoni ad assicurare un servizio medico di base sufficiente e accessibile a tutti. Toccherà al legislatore definire in dettaglio questo mandato dato ai poteri pubblici. Un piano direttore presentato dal Consiglio federale traccia le grandi linee della futura applicazione dell’articolo costituzionale. Si tratta in particolare di migliorare la formazione e il perfezionamento dei medici di famiglia, rafforzando il ruolo dei fornitori di prestazioni mediche di base in un sistema sanitario integrato. Nulla da ridire su questo, ma non è assolutamente necessario promulgare un nuovo articolo costituzionale per raggiungere questi obiettivi. Sarebbe sufficiente apportare una leggera correzione alle leggi in vigore. Per contro, non si sa ancora niente circa le future misure previste per garantire un servizio medico di base. Ciò che è evidente, invece, è che l’accettazione di questo progetto costituzionale spalancherà le porte all’economia pianificata nel settore della medicina ambulatoriale.
Si tratta unicamente di soldi
La seconda parte dell’articolo costituzionale sottoposto al sovrano è particolarmente scioccante. Il mandato dato alla Confederazione e ai cantoni di vegliare su una “remunerazione appropriata delle prestazioni della medicina di famiglia” (testo del controprogetto) costituisce un caso assolutamente unico nella legislazione svizzera. Esso introduce per la prima volta nella Costituzione federale una garanzia salariale dello Stato a favore di una professione. Questa politica è condannabile per uno Stato liberale ed è vergognosa per una professione universitaria di alto livello. Lo Stato darebbe non solo la sua garanzia per l’esercizio di una professione, ma andrebbe fino ad assicurare per via costituzionale il reddito dei medici che, di conseguenza, dovrebbe quindi essere più elevato della media attuale di circa 200’000 franchi l’anno.

 

Non si può fare a meno di pensare che tanto l’iniziativa quanto il controprogetto sono essenzialmente una questione di denaro. Poiché i medici specialisti realizzano nell’insieme un reddito più elevato dei generici, si tenta – in un curioso spirito di giustizia – di equilibrare le remunerazioni al livello più alto. Nessuno contesta che, avendo i medici diritto a un reddito superiore alla media per l’esercizio della loro esigente professione. Questo articolo costituzionale non è tuttavia necessario a questo effetto, tanto meno se mira a imporre una salute pubblica di tipo socialista che dà alla Confederazione e ai cantoni il mandato di vegliare su un servizio medico sufficiente.

 

Il controprogetto all’iniziativa popolare “SÌ alla medicina di famiglia” è un passo importante verso una medicina statalizzata. Deve quindi essere respinto nell’interesse di una concezione liberale della professione medica e della salute pubblica.

 

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