Neve in Ticino: «quo vadis»

Gen 13 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 11 Views • Commenti disabilitati su Neve in Ticino: «quo vadis»

«È arrivata la neve: oltre 30 centimetri a San Bernardino.» – si leggeva lo scorso 4 dicembre 2022 sul CDT – «Sono iniziate, come previsto, nella giornata di sabato le prime precipitazioni nevose sulla Svizzera italiana, nevicate che si sono intensificate nella notte tra sabato e domenica. Dopo una tregua, nella tarda mattinata di oggi sono riprese copiose le nevicate in altitudine. Sopra 1.400 metri di altitudine la coltre bianca ha superato i 20 centimetri di altezza. Disagi contenuti sull’asse della A13 malgrado la strada fosse innevata a partire da Mesocco. Il pronto intervento dei mezzi di pulizia ha permesso di mantenere le condizioni del fondo stradale accettabili. Solo pochi automobilisti hanno riscontrato difficoltà. Anche la strada cantonale è completamente innevata. Le nevicate a San Bernardino dovrebbero continuare anche nella notte e nella prima parte della giornata di lunedì».

Dopo questa bella notizia che poteva far ben sperare in una buona annata, il trend si è poi modificato e quotidianamente radio, televisione e i vari portali online riferiscono della mancanza regolare di neve in Svizzera e anche in Ticino.

Rattrista osservare in televisione le varie competizioni sciistiche che mostrano la coltre bianca solo sui tracciati dove i vari atleti si confrontano, mentre a lato si vedono solo prati abbastanza rinsecchiti.

Da alcuni anni, i meteorologici confermano la costante diminuzione di precipitazioni.

È un fenomeno naturale causato dall’aumento della temperatura del clima. Pure in gran parte dell’Europa, nelle ultime due settimane sono state registrate temperature da record per questo periodo dell’anno. Nelle Alpi, l’ondata anomala di caldo e la scarsità di neve hanno costretto alla chiusura molti impianti di risalita, soprattutto quelli di bassa e media altitudine, sciatori e sciatrici sono stati costretti ad optare per località a quote più elevate.

Nella nostra Confederazione, nella rinomata stazione sciistica di Splügen – Tambo (1’480 m), nel Cantone dei Grigioni, gli addetti ai lavori hanno preso una decisione più drastica, chiudendo la stazione «fino a nuovo avviso» il 2 gennaio a causa della mancanza di neve, delle forti piogge e delle alte temperature.

In questo inizio d’anno il termometro ha addirittura superato i venti gradi nella Confederazione.

Il primo gennaio a Delémont, nel Canton Giura, la colonnina di mercurio ha fatto segnare 20,9°C, un record a nord delle Alpi. Per esempio, a Grindenwald il noto World Snow Festival, durante il quale gli artisti  realizzano sculture giganti di ghiaccio, è stato cancellato a causa del caldo. Come si constata i problemi non mancano.

Funivie svizzere, l’associazione che riunisce le società che gestiscono gli impianti di risalita, ha da parte sua comunicato, mercoledì 4 gennaio, che l’affluenza è calata del 24% e il fatturato del 9% in questa prima parte di stagione rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Un recente studio dell’Uni di Basilea, conferma che nei prossimi decenni, con l’avanzare del riscaldamento globale, solo le località sciistiche al di sopra dei 1’800 metri saranno in grado di offrire una stagione di 100 giorni di sci consecutivi fino a fine secolo. Ma il prezzo di una vacanza sugli sci aumenterà, dato che le località sciistiche utilizzeranno metodi sempre più costosi e artificiali per preservare le loro piste.

Passando al Ticino, negli scorsi anni, alcune note stazioni sciistiche –  Monte Tamaro e Cardada – con molta tempestività hanno modificato le loro offerte per il turismo di montagna togliendo sci lift e tutto quanto concerne lo sci per orientarsi su gite ed escursioni.  A quanto si apprende, i risultati non mancano. Pure nella bella località valmaggese walser di Bosco Gurin, con alla testa il dinamico imprenditore Giovanni Frapolli, si sta valutando di modificare l’offerta per il turismo.

Il futuro non è facile in quanto, se non sarà possibile continuare a sciare, ci saranno molte persone che dovranno cambiare l’attività. La stessa, pur essendo solo stagionale, permetteva di occupare, riteniamo, un buon numero di addetti. Inoltre, lo smantellamento dei vari impianti sciistici avrà un costo non indifferente. Continuare a elargire altri sussidi alle stesse organizzazioni è, secondo chi scrive, inutile. È ora di richiedere nuovi progetti che, in particolare, si orientino al turismo estivo, se vogliamo che queste località abbiano una possibilità di sopravvivere in futuro!

 

GFR

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