Necessario ma non sufficiente, il freno alla regolamentazione

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Marco Taddei
Responsabile Svizzera romanda
Unione svizzera degli imprenditori

Articolo apparso su AGEFI il 30 giugno 2021, pubblicato con il consenso dell’autore

Campionessa del mondo della competitività secondo la classifica 2021 dell’IMD, la Svizzera è un paese dove è bello fare impresa. La flessibilità del suo mercato del lavoro, l’eccellenza del suo sistema di formazione e l’attrattività della sua fiscalità contribuiscono enormemente a questo successo.

C’è tuttavia un aspetto negativo: il peso crescente della regolamentazione che invade tutte le sfere dell’attività economica. Una cifra, una sola, per illustrare l’attivismo legislativo del Parlamento: fra il 2004 e il 2020, 22’680 pagine supplementari hanno sviluppato ulteriormente la raccolta sistematica del diritto federale!

Questa pletora di norme si traduce in procedure dispendiose in termini di tempo e di oneri amministrativi gravanti sulle imprese. Secondo la SECO, i costi diretti della regolamentazione ammontano a circa 10 miliardi di franchi l’anno. E si tratta di una stima prudente, perché non considera i costi indiretti.

Per lottare contro la proliferazione legislativa, il Consiglio federale preconizza la messa in vigore di un freno alla regolamentazione, che ha messo recentemente in consultazione. Questo meccanismo istituzionale prevede di subordinare a una maggioranza qualificata l’adozione da parte del Parlamento di nuovi atti normativi gravanti sensibilmente sulle imprese.

Questa clausola di maggioranza rafforzata deve essere sostenuta. Limitando la profusione normativa, essa dovrebbe contribuire a contenere il carico regolamentatorio delle imprese. Le risorse così liberate potranno essere investite in altri settori e portare degli incrementi di produttività.

Si tratta certamente di un passo nella giusta direzione, ma che rischia di rivelarsi insufficiente se non accompagnato da misure analoghe nei cantoni e nei comuni. Il nostro Stato federalista, con i suoi tre livelli decisionali, tende infatti a moltiplicare le ridondanze regolamentatrici e quindi il fardello amministrativo delle imprese.

Un altro ostacolo al freno alla regolamentazione è lo zelo dell’amministrazione che si traduce nella volontà di voler regolamentare tutto nel minimo dettaglio. Così, troppo spesso, la legge generica e astratta si trasforma nella sua applicazione in una moltiplicazione di atti amministrativi pignoli.

Le circa 1’500 pagine di istruzioni ufficiali in materia di IVA illustrano perfettamente questa deriva.

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