Mito della crescita o qualità di vita?

Nov 6 • L'opinione, Prima Pagina • 1958 Views • Commenti disabilitati su Mito della crescita o qualità di vita?

Rolando Burkhard

Rolando Burkhard

Oggigiorno, “crescita” è l’unica parola d’ordine. Senza crescita non funziona nulla, ci si dice. Tutto deve crescere. Innanzitutto l’economia, altrimenti il la nostra prosperità è in pericolo. Quale conseguenza deve quindi crescere al massimo la popolazione importata, al fine di rendere possibile questa crescita economica. Fermarsi significa arretrare. Ma è davvero così? Davvero la crescita del PNL porta più prosperità? E soprattutto, porta a noi più benessere? Crea una migliore qualità di vita? Qui sorge un legittimo dubbio.  

 

Discutibili vantaggi della crescita

Senza crescita non esiste prosperità, ci si vuole far credere. Gli esperti sono tuttavia di opinioni molto diverse negli ultimi tempi. La crescita economica porta sì nell’insieme un maggiore prodotto nazionale lordo, ma dal punto di vista del reddito disponibile siamo fermi da anni. Ciò non sorprende. Perché in ultima analisi, a causa dell’importazione in massa di manodopera estera, la crescita economica non è il motore della nostra prosperità, bensì il contrario. La maggior parte dei nuovi posti di lavoro creati serve unicamente a digerire l’immigrazione supplementare: perché abbisogna di ulteriori amministrazioni, strade, ospedali, alloggi, eccetera. La nostra straripante industria dell’assistenza sociale, di stampo socialista, inneggia naturalmente con gioia al pensiero di importare stranieri nel nostro paese.    

La maggior parte dei nuovi impieghi creati serve unicamente a gestire l’immigrazione supplementare. Dobbiamo tutti lavorare di più per pagare i costi ulteriori dell’immigrazione di massa. Queste spese sono poi registrate statisticamente quali   PNL – ossia crescita – ma in realtà significano una diminuzione del benessere dei singoli individui.

Prendiamo un esempio non del tutto immaginario: una ditta che prospera in Ticino solo grazie al 98% di stranieri/frontalieri potrebbe, a mio avviso, tranquillamente andarsene all’estero. Perché che il ca. 98% di lavoratrici e lavoratori portoghesi producano in (…) o nel loro paese d’origine, non potrebbe interessarci di meno. E se dall’operazione traggono vantaggio solo 2 o 3 capitani d’industria svizzeri mentre la comunità deve sopportare tutti i costi collaterali causati dagli stranieri, i conti non tornano. 

Che i capitani d’industria vogliano più stranieri è chiaro, perché sono i soli a trarne vantaggio. Le spese le sopportiamo noi. E quando la situazione si fa difficile, chiudono bottega e se ne vanno all’estero. Ma gli stranieri importati con diritto di permanenza e pretese di aiuto sociale rimangono sulle spalle a noi.

 

Tutto cresce, solo la Svizzera no

L’errore di fondo in tutta questa discussione sulla crescita è il seguente: a non crescere sono i circa 41’000 Kmq del territorio svizzero. Oggi siamo circa 8 milioni di abitanti, se si continua in modo così sfrenato, saremo ben presto 10 milioni. Cosicché diventeremo ancor più sovrappopolati e cresceranno costantemente i problemi di alloggio, costi della salute, assistenza, integrazione, aiuto sociale, criminalità, eccetera, eccetera.

Questa crescita sfrenata della popolazione straniera è causata dalla libera circolazione delle persone con l’UE, nonché dall’incomprensibile “politica del benvenuto” della consigliera federale Sommaruga nel settore dell’asilo. Chiunque venga deve poter rimanere.  

L’Europa non può farsi carico di tutti i casi problematici dell’Africa e del Vicino Oriente – che siano causati dalla situazione economica, dalla guerra o dal clima. Lo sta notando perfino Bruxelles. Dappertutto si azionano i freni. Speriamo che se ne accorgano presto anche il nostro Dipartimento federale di giustizia e polizia e il Consiglio federale.  

Non possiamo continuare, un anno dopo l’altro, a importare sempre più stranieri, solo per occupare o creare posti di lavoro che, senza l’importazione di stranieri non sarebbero assolutamente necessari! Per poi tutti fieri dichiarare tutto ciò “crescita del PNL” e dire che senza l’importazione di stranieri non ci sarebbe crescita e quindi non sarebbe possibile la prosperità. 

 

Prosperità o benessere individuale?

In tutta franchezza, mi piacerebbe molto di più una Svizzera senza crescita. Al momento stiamo ancora relativamente bene. Ma qualunque crescita puramente nominale comporta maggiori rischi e non ci porta alcun aumento del benessere individuale.

Inoltre occorre chiedersi: anche un aumento della prosperità nominale calcolato solo teoricamente ci porterebbe più benessere? Ci sentiremmo meglio? Un aumento della prosperità materiale corrisponde a un benessere migliore? Aumenterebbe la nostra qualità di vita? 

In Ticino si dice: „Si stava meglio quando si stava peggio“. È una battuta di spirito, ma non tanto sbagliata. Io stesso devo ammettere che in una Svizzera di 4,5 milioni d’abitanti mi sentivo decisamente meglio di oggi.

In breve: sempre più persone in Svizzera significano un crescente peso per uno Stato con una superficie molto limitata. Portano più problemi di quanti ne possano risolvere. La tanto propagandata crescita del PNL è un mito, una pura illusione per ciò che riguarda la prosperità e il benessere individuali. Sacrifichiamo sempre di più la nostra qualità di vita a beneficio dei crescenti interessi economici di singoli approfittatori dell’economia e della politica!

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