L’UDC chiede la revoca immediata del lockdown

Gen 7 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 29 Views • Commenti disabilitati su L’UDC chiede la revoca immediata del lockdown

Lo scorso 18 dicembre, il Consiglio federale ha ordinato un lockdown parziale. Ha giustificato questa decisione con una situazione epidemiologica giudicata “inquietante” e con un aumento “esponenziale” dei contagi.

Oggi si apprende, tuttavia, che questo inasprimento delle misure è stato imposto sulla base di ipotesi errate. Secondo il quotidiano zurighese “Tages-Anzeiger”, l’ETH ha più volte calcolato male il tasso di riproduzione (il tasso R), sovrastimandolo per poi correggerlo con effetto retroattivo.

  • Secondo i calcoli attuali, il tasso R è dello 0,86, dunque chiaramente al di sotto del valore critico di riferimento fissato a 1.
  • Il tasso d’occupazione dei letti nei servizi di cure intense è del 72%, mentre il numero di letti annunciati è calato di 500 rispetto alla primavera scorsa, stabilendosi a circa 1’000.
  • Il tasso d’incidenza (settimana 51) è di 339, ossia nettamente al di sotto della cifra di 600 annunciata al momento della consultazione dei cantoni da parte del Consiglio federale (13 dicembre).
  • Il numero di ospedalizzazioni confermate dai laboratori sta calando in continuazione dal 5 dicembre, dunque ben prima che il Consiglio federale imponesse il suo pacchetto di misure.

In altre parole, il Consiglio federale ha chiuso ristoranti, strutture sportive, del tempo libero e culturali, mentre che il tasso R e le ospedalizzazioni erano nettamente in calo e le capacità ospedaliere erano garantite a sufficienza.

Incertezze e decisioni arbitrarie

Le scorse settimane hanno mostrato a che punto il comportamento del consigliere federale Alain Berset, dell’UFSP e della Task force fosse fonte d’incertezze e di decisioni arbitrarie:

  • Delle regole sono state emanate e poi annullate;
  • dei concetti di protezione sono stati chiesti e poi invalidati, ma senza motivi comprensibili e basati su fatti;
  • il Consiglio federale impone dei meccanismi operativi che lui stesso non rispetta;

Questa caotica politica Covid-19 provoca incertezze in seno alla popolazione, ai cantoni e alle imprese. Per giunta, ne risultano dei danni enormi per l’economia e la società.

I partiti di sinistra impongono chiusure, esigono misure per i casi di rigore cercando, nello stesso tempo, di impedire qualsiasi allentamento. In altre parole, “riparano” i danni che provocano con la loro politica spendendo miliardi di franchi dei contribuenti.

L’UDC Svizzera chiede:

  • che il Consiglio federale, e in particolare il ministro della sanità Alain Berset, revochi immediatamente le restrizioni imposte ai ristoranti, come pure alle strutture sportive, del tempo libero e culturali. Idem per le riduzioni degli orari d’apertura dei negozi. Va da sé che i concetti di protezione in vigore devono sempre essere rispettati;
  • che il Consiglio federale ponga fine alla cacofonia della Task force, che decida lui stesso definitivamente, e che comunichi le sue decisioni in maniera comprensibile;
  • che il Consiglio federale permetta di nuovo ai cantoni di agire liberamente assumendosi le proprie responsabilità;
  • che il Consiglio federale imponga dei controlli sistematici alle frontiere, con dei test Covid-19 veloci;
  • che il Consiglio federale sopprima il nesso fra le misure restrittive e il tasso medio di riproduzione in Svizzera (ordinanza sui provvedimenti per combattere l’epidemia di COVID-19 nella situazione particolare, del 18 dicembre 2020, art.7 cpv 2, lettera c);
  • che il Consiglio federale fondi le sue decisioni su una base di dati più estesa;
  • che il Consiglio federale smetta di penalizzare arbitrariamente degli interi settori con misure restrittive, senza disporre di dati confermati sui luoghi di contagio;
  • che il Consiglio federale tragga le relative conseguenze personali da questa vicenda, tanto nella Task force quanto nell’UFSP;
  • che il consigliere federale Alain Berset corregga immediatamente la sua caotica politica contro la pandemia Covid-19.

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