L’oasi felice UE

Apr 30 • L'opinione, Prima Pagina • 7 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato oggi 21 aprile 2021 di raccogliere queste notizie. Romolo, fratricida del gemello Remo, fonda la città di Roma tracciando un solco alle pendici del Campidoglio per delimitare i confini dell’Urbe 2774 anni fa.

Ursula von der Leyen e Charles Michel in Turchia sono finiti ai margini – un paio di temi piuttosto rilevanti.

In altre parole: la confusione intorno all’Unione Europea è tale – e non riguarda solo chi non la conosce, come Donald Trump – che forse non era il caso di alimentarla, inviando in Turchia due presidenti a rappresentare l’Unione: sono ambiguità che lasciano lo spazio per simboliche (e sessiste, ovviamente) dimostrazioni di forza, come il gesto di Recep Tayyip Erdoğan di preparare solo una sedia. È bastato pochissimo perché emergesse il conflitto latente che coinvolge la Commissione e il Consiglio europei, due organi che rappresentano facce diverse dell’Unione europea, e che non si sono nemmeno coordinati nella reazione all’incidente della sedia: la Commissione ha dato subito la colpa al Consiglio che, a sua volta, prima ha fatto trapelare di avere semplicemente rispettato il protocollo, poi ha cambiato posizione nel giro di un giorno. Incidenti del genere non capitano per caso. Per molte persone che lavorano all’interno delle istituzioni europee sarà un tasto dolente, ma se guardiamo l’episodio della sedia dall’alto, da un lato c’era uno dei più efferati politici al mondo, che in pochi anni ha trasformato completamente il suo paese (in peggio, certo) costruendo attorno a sé una specie di culto della personalità. Dall’altra c’erano una mediocre ex ministra della Difesa e un ex primo ministro di uno dei paesi più problematici dell’Unione, incarico a cui arrivò perché capo di un partitino. Non era inevitabile che andasse a finire così?

(il post Konrad aprile 2021)

La rivincita delle potenze: la diplomazia si attiva e silenzia l’UE

Sono ore febbrili per la diplomazia mondiale. I venti di guerra spirano sui confini dell’Ucraina e la tensione tra Russia e Stati Uniti ha raggiunto i livelli di guardia. Joe Biden ha dimostrato dall’inizio della sua residenza di avere abbracciato da subito una politica più assertiva nei confronti di Mosca. Quell’«assassino» rivolto a Vladimir Putin è diventato una sorta di annuncio di una nuova e pericolosa escalation diplomatica che non si vedeva dai tempi della Guerra fredda. E alle parole sono seguiti i fatti: gli Stati Uniti hanno colpito la Russia con le sanzioni e accelerato nella richiesta ai partner europei di una maggiore distanza dal vicino del Cremlino; la Russia, dal canto suo, ha mosso i militari al confine con l’Ucraina per evitare una ripresa delle ostilità nelle aree delle repubblica separatiste, mentre l’FSB ha recentemente arrestato per spionaggio il console ucraino a San Pietroburgo. Omissis Lo scontro «alle porte di Mosca» attiva inevitabilmente la diplomazia europea. In particolare, quella dell’asse franco-tedesco, che è da sempre inserito nel contesto degli accordi sull’Ucraina. I cosiddetti accordi di Minsk. Il presidente francese, Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky hanno espresso in un incontro video la loro preoccupazione per quanto sta avvenendo al confine tra Ucraina e Russia, chiedendo il prima possibile l’inizio di una de-escalation e il ritiro dei militari russi dalla frontiera di Kiev. La via dei negoziati prosegue senza sosta, anche se tutto dipenderà da quel filo diretto e fragile che si è instaurato tra le capitali delle due avverse superpotenze in lotta. Russia e Stati Uniti. Germania e Francia, attive in questo campo ma fondamentalmente incapaci di orientare davvero i destini europei autonomamente, si baseranno in ogni caso su quanto deciso a Washington. E questo nonostante sia Macron che Merkel siano critici nei confronti del sistema NATO (il presidente francese parlava di «morte cerebrale») sia dell’ombrello USA (la cancelliera tedesca deve subire il blocco di Nord Stream 2 proprio per questo motivo). Omissis. C’è però un altro punto su cui riflettere. Perché se è vero che la diplomazia mondiale si è attivata e con essa anche quella europea, di certo non si è attivata quella dell’Unione europea, ferma al palo dopo alcune pessime mosse di Josep Borrell ma, soprattutto, dopo lo «schiaffo» di Ankara. Pensiamo alle ultime attività delle alte personalità europee: non c’è un momento in cui queste situazioni abbiano avuto come protagonista l’Europa in quanto istituzione europea unitaria. Macron e Merkel dialogano con le grandi potenze sul nodo russo e quello del nucleare italiano. Mario Draghi si è scontrato da solo in singolar tenzone con Recep Tayyip Erdogan dimostrando di giocare una partita in solitaria per avere gli USA dalla sua parte nel Mediterraneo.Lo stesso premier greco, Kyriakos Mitsotakis, ha avviato la sua penetrazione in Libia per fermare l’avanzata turca. Nel frattempo, il mondo dell’Anglosfera, ormai sganciato totalmente da Bruxelles, si muove da solo rafforzando la Global Britain e la proiezione di forza americana. E l’Unione europea appare sempre più come una scatola vuota in cui il massimo dell’espressione è dato da una sedia mancante e dall’imbarazzo mostrato ad Ankara. Le istituzioni UE si sono concentrate su un divano, mentre il mondo si incendiava alle porte d’Europa. E il confronto tra Unione europea e attività dei suoi Stati membri appare a questo punto impietoso. Dimostrando una pressoché totale dissociazione tra politiche estere di singoli Stati e la presunta agenda europea di cui la Commissione europea dovrebbe farsi interprete e che invece latita continuamente. Francia, Germania e Italia si muovono ormai in ordine sparso e giocando la partita di chi avrà l’appoggio americano o la leadership su un continente reso sempre più fragile. Gli Stati uniti, che da tempo hanno messo la parola «fine» all’Unione europea con rapporti praticamente azzerati se non mantenuti in vigore grazie alla NATO, hanno fatto capire di avere interesse a mantenere le partnership con i singoli paesi ma non con l’UE in quanto tale. Mentre la Russia, dal canto suo, ha espressamente detto che i rapporti con Bruxelles sono praticamente nulli, confermando in questo senso la linea americana di un dialogo con i singoli Stati membri. L’UE, dal punto di vista diplomatico, è stata completamente soppiantata dai singoli governi. Mentre le potenze esterne, in fin dei conti, sembrano già aver cantato il de profundis di un esperimento nato come frutto della Guerra fredda e che rischia di essere soggiogato proprio dall’esplosione di questo nuovo grande momento di tensione tra Russia e Stati Uniti.

(Insider Over  aprile 2021 Lorenzo Vita)

Dall’inizio di marzo in Bosnia ed Erzegovina è iniziata una nuova ondata della pandemia da coronavirus.

Il numero dei morti per COVID-19 è fra i più alti in Europa, e nonostante negli ultimi giorni ci sia stato un piccolo calo in molti dubitano che la situazione migliorerà a breve. I problemi che la Bosnia ed Erzegovina stanno affrontando sono strutturali e possono essere risolti solo in parte dalla classe politica. La complessa stratificazione dei vari livelli amministrativi – che prevedono tre entità, dieci cantoni e centinaia di comuni – fu decisa per accontentare il desiderio di autonomia dei diversi gruppi etnici, ma da tempo appare evidente che abbia reso lo stato federale lentissimo e inefficiente. Omissis. Proprio a Sarajevo, fra l’altro, una recente stima indica che a marzo siano morte in media più persone di COVID-19 di quanti civili furono uccisi nell’assedio della città durante la guerra civile, durato 1.425 giorni: 18,5 morti al giorno contro 3,8. Omissis.

(Il Post Konrad Aprile 2021)

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