L’oasi felice UE

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Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il giorno 20 marzo 2021. Il 20 marzo 1800 Alessandro Volta annuncia l’invenzione della pila elettrica

La locomotiva tedesca e la zavorra europea

È come una regata, una sfida sul mare in barca a vela, simile a quella che si sta svolgendo nelle acque di Auckland, solo che in ballo non c’è la vecchia e gloriosa coppa America, ma gli equilibri politici del mondo. Tutto dipende da quando e come si esce dalla pandemia. Qualcosa si comincia già a capire e purtroppo non è rassicurante. L’Europa ha sbagliato, e di brutto, la partenza. Era già dietro e adesso lo è ancora di più. Arranca, sbaglia la rotta, non trova il vento, non c’è uno skipper, i timonieri sono troppi, quando qualcuno alza le vele, qualcun altro le sta abbassando, nessuno si fida veramente degli altri e chi può sta già pensando di gettare in acqua le scialuppe di salvataggio. Non mancano i colpi bassi. Non c’è neppure da stupirsi più di tanto. L’Europa purtroppo è questa, anche di fronte a una catastrofe biblica, come se la sua storia fosse una zavorra e non un patrimonio di saggezza e consapevolezza. Si spendono tante parole, ma quando arriva il momento di dare un senso a quello che si dice si sprofonda nel solito egoismo. La parola d’ordine è sempre la stessa: si salvi chi può. Non è che gli altri siano dei santi. Non si può però negare quello che si vede: stanno andando più veloci. La Cina, il coraggioso Israele, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna guadagnano tempo. Le vaccinazioni veloci riducono i tempi della pandemia e questo significa ripartire prima, prendere il vento giusto, affrontare il futuro con un vantaggio competitivo forte. I mesi in questa corsa valgono anni. La differenza di un anno nell’uscita significa ritrovarsi più di un decennio in vantaggio rispetto a chi, come noi, non riesce neppure a immaginare il futuro. Senza contare che l’imbarcazione europea da questa storia ne uscirà a pezzi. Non si riconoscerà e andrà avanti alla deriva con la sola preoccupazione di sopravvivere alla meno peggio. I vaccini stanno diventando il nostro naufragio. Ci sarà tempo per recuperare? Viene voglia di pregare e sperare in un miracolo. È che, al di là delle parole, molti governi non credono poi davvero nell’Europa. Non è il caso di Draghi e forse neppure di Macron. Forse. Ti chiedi però fino a che punto la Germania sarà paziente con il resto dell’Europa e quanto riuscirà a tenere a bada i suoi demoni. Non c’è dubbio che i Tedeschi senza l’Europa restano una media potenza che si confronta con due o tre giganti. La Germania, si dice, per contare deve avere alle spalle un continente. Il problema è che non sono affatto convinti che uno valga uno. La regola dell’unanimità gli sta stretta. Non credono più di tanto nell’attuale struttura europea. La gestione del Covid è un fallimento. Resta da capire se sarà l’ultimo.

(il Giornale marzo 2021 Vitorio Macioce)

Nel 2019 il presidente francese Emmanuel Macron lanciò l’idea di tenere una Conferenza sul futuro dell’Europa

L’idea piacque talmente tanto a Ursula von der Leyen che la inserì nelle sue priorità di governo. Ora,  la Conferenza è effettivamente pronta a partire, ma è chiaro a tutti che non riuscirà a cambiare né la struttura né il funzionamento dell’Unione.

Per prima cosa non avrà come obiettivo la revisione dei trattati europei, le leggi fondanti dell’Unione che ne regolano la forma e la vita istituzionale. Senza una riforma strutturale – auspicata da due terzi dei cittadini europei, secondo un recentissimo sondaggio – il Parlamento Europeo continuerà ad avere una doppia sede a Strasburgo e Bruxelles, il Consiglio dell’UE continuerà a prendere le decisioni più importanti all’unanimità, affidando un potere enorme ai governi nazionali, e il Consiglio Europeo, l’organo che comprende i 27 capi di stato e di governo, continuerà ad avere un peso specifico enorme rispetto alla Commissione e al Parlamento. Omissis. Nella bozza dell’accordo fra Commissione, Consiglio e Parlamento, che sarà pubblicata la settimana prossima e che abbiamo potuto leggere in anticipo, si legge che la Conferenza riguarderà solamente «le ambizioni e le future politiche» dell’Unione. Sono previste assemblee a livello locale, regionale, statale, europeo che coinvolgeranno gli Stati, le associazioni di categoria, i sindacati, i giornali.

Si parlerà tantissimo, senza arrivare a nulla. Omissis. L’Unione Europea viene descritta come un centro di potere lontano dalla vita dei cittadini e prigioniera dei giochi di palazzo. I negoziati sulla Conferenza sono stati fermi un anno perché non si trovava un accordo su chi doveva presiederla: e alla fine si è deciso di non decidere, visto che non ci sarà un solo presidente ma tre distinti: uno espresso dalla Commissione, uno dal Parlamento, uno dal Consiglio dell’UE. Sembra uno scherzo.

(Il Post Konrad, l’Europa spiegata bene)

I  dilemmi sul futuro del partito popolare europeo

L’uscita di Fidesz, la formazione conservatrice del premier ungherese Viktor Orban, dal Partito popolare europeo ha cambiato notevolmente gli equilibri e le carte in tavola nella definizione dell’evoluzione del partito di maggioranza relativa al Parlamento europeo che dal 2004 esprime il Presidente della Commissione, prima con José Barroso (2004-2014) e poi con Jean-Claude Juncker (2014-2019) e Ursula von der Leyen (dal 2019). Il PPE, partito-guida dell’Unione Europea, è stato storicamente contraddistinto da diverse anime complementari: a una componente di stampo democristiano che risale alle sue origini (la formazione è stata di fatto modellata su ispirazione della nostra DC e della CDU/CSU tedesca) si aggiungono un’anima legata al centrodestra liberalconservatore europeo (di cui la classica espressione sono partiti come Forza Italia, il Partito Popolare spagnolo e la greca Nuova Democrazia), battitori liberi come i Repubblicani francesi e formazioni di stampo maggiormente conservatore e identitario, legate principalmente ai Paesi dell’Europa centro-orientale entrati nell’UE dal 2004 in avanti. Di cui Fidesz è il partito-guida, ma tra cui spiccano anche partiti come SDS, formazione del premier sloveno Janez Janša. Un ensemble tutt’altro che incoerente, in cui sono a lungo coesistite diverse spinte ideali legate a un europeismo attento ai valori identitari e storici del Vecchio Continente e a principi-cardine geopolitici quali l’atlantismo.

Ma messo sotto pressione negli ultimi anni dall’apertura di diverse faglie interne all’Unione: dallo scontro tra la Commissione e i Paesi di Visegrad all’avvio delle sirene sovraniste e populiste. L’uscita di Fidesz segna in tal senso un punto di svolta per il futuro del PPE perché imporrà alle formazioni che ne fanno parte una scelta sulla rotta futura: consolidare l’asse con socialisti, verdi e liberali che oggi governa l’UE? Compattarsi come formazione legata al centro-destra popolare, liberale e conservatore dei Paesi dell’Europa occidentale e accettare che i Paesi della “nuova Europa” vedano i loro partiti (e i loro proficui consensi) toccare altre formazioni come il gruppo dei Conservatori e Riformisti? Domande legittime a cui si aggiunge la possibilità che nella presente legislatura il PPE cerchi altrove i voti perduti con l’uscita di Fidesz. Omissis.

(Insiderover Andrea Muratore Marzo 2021)

Un passaporto di immunità

All’inizio della settimana la Commissione Europea ha fatto sapere che entro la fine di marzo avanzerà una proposta per creare un “passaporto di immunità” che permetta alle persone che hanno ricevuto la dose di vaccino contro il coronavirus di riprendere a spostarsi per lavoro o per piacere.
L’annuncio è arrivato dopo settimane di pressione dei paesi del Sud più dipendenti dal turismo come Grecia e Malta, preoccupati dalla prospettiva di un’altra estate a mezzo servizio, ma la proposta in questione sta facendo discutere parecchio gli esperti, alcuni dei quali ritengono che sia complicatissima al limite dell’impossibile.
Un primo problema riguarda la sua efficacia: «stiamo ancora raccogliendo dati su quanto ciascun vaccino riesca a prevenire l’infezione e il contagio e quanto duri l’immunità», ha spiegato Chris Dye, epidemiologo dell’università di Oxford, perciò non abbiamo idea di quanto e come possano proteggere. Ogni persona inoltre reagisce in modo diverso, e sembra difficile prevedere il giorno esatto in cui un eventuale passaporto possa “scadere”.
Ci sono anche questioni di tipo etico. Cosa fare con chi non può vaccinarsi per ragioni che vanno al di là della propria volontà, come i minorenni, le donne incinte, o chi ha particolari problemi di salute? E che dire del fatto che per ottenere un simile passaporto sia necessario avere uno smartphone, dato che una versione cartacea sarebbe irrealizzabile? Sarebbe un grosso problema per quei paesi in cui solo una parte della popolazione utilizza una connessione internet mobile: come per esempio l’Italia, ultima per numero di adulti che usano internet al di fuori della propria casa o del posto di lavoro.

(Il Post Konrad, l’Europa spiegata bene)

Blocco AstraZeneca, è tutta questione di soldi?

Siamo proprio sicuri che AstraZeneca sia un vaccino pericoloso e mortale? A dire degli esperti no! E noi, degli scienziati, dobbiamo fidarci. E se la parola di uno studioso non dovesse bastare, ci sono i numeri a confortarci: 15 embolie polmonari e 22 trombosi su 17 milioni di vaccinati in tutta Europa. Siamo sicuri che gli altri vaccini siano sicuri? No! Non ci sono certezze, anche dopo la somministrazione di Pfizer, ad esempio, si sono registrati casi di morti sospette. Nessuno ne parla, nessuno punta il dito contro il colosso americano. Nessuno blocca il vaccino. Né la Germania, né la Francia. Come mai? Non è dato sapere. Tra i tanti misteri, però, c’è un fatto certo (oltre alla sfiducia degli italiani nel siero anglo svedese) il costo dei vaccini per ogni singola dose.

  • ASTRAZENECA 1,78 euro
  • JOHNSON & JOHNSON 7,14 euro
  • SANOFI 7,56 euro
  • CUREVAC 10 euro
  • PFIZER 12 euro
  • MODERNA 15,12 euro

Dopo il blocco di AstraZeneca la multinazionale USA  che produce Pfizer ha annunciato che la produzione per l’Europa è in crescita. Come il loro fatturato.

(IL rinoceronte il blog di Michele Dess Marzo 2021)

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