L’oasi felice UE

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Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il giorno 26.02.2021. Il 26.02.1952, il Regno Unito annuncia di disporre di armamenti atomici.

Draghi e la «confessione» di Gentiloni: ciò di cui l’Italia non aveva bisogno

Omissis. Secondo Gentiloni è da tener presente che Draghi è molto stimato in Europa e negli Stati Uniti per il suo atteggiamento poco incline a tutelare gli interessi italiani e molto propenso a tutelare gli interessi degli Stati forti dell’Unione europea, nel quadro di un fermo atlantismo. Dunque, c’è poco da sperare per la tutela dei nostri interessi, mentre appare sicuro che le poche forze economiche rimaste all’Italia saranno utilizzate non per rafforzare enti pubblici italiani che assicurino occupazione e ricchezza a lungo termine, ma per tener buone le grandi potenze finanziarie nel quadro del più smaccato neoliberismo. In poche parole, come ha espressamente detto Gentiloni, quel poco che potrà sperare l’Italia di ricevere dall’Europa consiste in un prolungamento della sospensione del patto di stabilità, mentre all’interno della nostra economia si comincia ad assistere a una capitolazione degli interessi del popolo italiano di fronte allo strapotere delle imprese straniere, che si sono impadronite delle nostre industrie strategiche e dei nostri servizi pubblici essenziali, senza che i nostri governi facessero valere le norme costituzionali previste dal titolo terzo, parte prima, della Costituzione. In particolare, per quanto ci riguarda, dall’articolo 43 Cost., secondo il quale: “le industrie strategiche, i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia e le situazioni di monopolio devono essere nella mano pubblica o di comunità di lavoratori o di utenti”. Omissis. Infine, è da ricordare il problema della fibra ottica. A questo riguardo, i profitti saranno altissimi, e si prevede che le spese per la costruzione della rete saranno a carico della Cassa Depositi e Prestiti, mentre la maggioranza delle azioni andrà a TIM, che è in mano straniera, con la francese Vivendi in posizione prioritaria, mentre l’Italia è presente solo con un misero 10%. Anche in questo caso il costo sarà sostenuto dagli Italiani e i profitti andranno agli stranieri. Omissis. Ma la sua azione non appare certo diretta allo sviluppo, il quale potrebbe esserci soltanto con forti investimenti pubblici in imprese di Stato e non in S.p.A., che sono oggetto di speculazione da parte dei potentati stranieri. Questa idea però è assolutamente assente nel disegno di Draghi, e il suo fine appare quello di assicurare soltanto non l’indipendenza economica italiana, ma la perdita totale del suo territorio e delle sue fonti di ricchezza nazionale, restando in una situazione di totale subordinazione ai potentati economici stranieri. E oltre il danno, c’è anche la beffa. La stragrande maggioranza dei parlamentari plaude alle iniziative di Draghi, il quale si dimostra poco attento alle necessità della nostra Patria e assume le vesti di un servitore degli Stati forti d’Europa e d’America. Proprio quello di cui non avevamo bisogno.

(Il fatto quotidiano 23 febbraio 2021

La discussione sui vaccini

La discussione sui vaccini, alimentata da novità e mezzi colpi di scena quasi ogni giorno, ha ormai monopolizzato il dibattito pubblico europeo. Dopo un primo momento di estese celebrazioni dell’approccio delle istituzioni comunitarie, oggi l’opinione più diffusa è che si siano mosse male e in ritardo. Fra i primi cinque paesi al mondo per tasso di persone vaccinate sulla popolazione non c’è nemmeno uno stato dell’Unione Europea. Per trovare un paese dell’Europa occidentale bisogna scendere fino al 17esimo posto, dove c’è la Germania. Omissis. Negli scorsi numeri abbiamo parlato a lungo di come e perché i paesi europei abbiano fatto grandissimo affidamento sul vaccino prodotto da AstraZeneca – in sintesi: perché europeo, economico e facile da conservare – e quanto sia stato forte il contraccolpo quando l’azienda britannica ha tagliato unilateralmente le dosi pattuite per il primo trimestre del 2020. Qualche giorno fa CNN ha scoperto che da mesi era online il contratto stipulato da AstraZeneca col governo britannico, sotterrato in un sito istituzionale. Il contratto contiene la stessa controversa formula utilizzata in quello stipulato con l’Unione Europea, in cui AstraZeneca si impegna a garantire le dosi applicando «il massimo impegno». Alla fine di gennaio AstraZeneca aveva provato a giustificare il taglio delle forniture spiegando che l’impegno con l’Unione Europea non era vincolante: la scoperta di CNN rafforza però l’idea che la decisione di AstraZeneca di tagliare le dosi all’Unione Europea e non al Regno Unito sia stata politica (il vaccino è stato prodotto in collaborazione con l’università di Oxford e dietro continue pressioni del governo britannico). Omissis. Anche con Pfizer-BioNTech l’Unione Europea è stata in grado di farsi rispettare meglio di come sembra: un’inchiesta della TV tedesca ARD TV e della Süddeutsche Zeitung ha scoperto che in un primo momento le due aziende avevano chiesto per il proprio vaccino 54,08 euro per dose. Alla fine dei negoziati, condotti dalla Commissione Europea, il prezzo è sceso a 15,50 euro per dose. Omissis. I 27 paesi dell’Unione Europea hanno provato a fare una cosa mai sperimentata prima, e che ha rotto un altro tetto di cristallo per quanto riguarda un’integrazione più profonda, anche se un po’ traballante, scegliendo di affidarsi alle istituzioni comuni per assicurarsi i vaccini.
Nel farlo hanno invertito l’equazione che di solito caratterizza il blocco. I paesi più grandi e ricchi come Germania e Francia – che avrebbero potuto permettersi di firmare contratti direttamente con i produttori, come hanno fatto gli Stati Uniti – hanno assistito a una campagna vaccinale più lenta per via dello sforzo collettivo e, grazie a questo sforzo, i paesi più piccoli sono riusciti a pattuire termini migliori di quelli che avrebbero potuto negoziare per conto loro.

(Il post Konrad  febbraio 2021)

Vaccini: la verità sul fiasco dell’Europa (n.d.r. dedicato a chi ama l’Europa)

Diciamoci la verità. Checché ne dica Paolo Gentiloni («in questa crisi hanno vinto gli europeisti»), dalla pandemia, l’Europa esce malissimo. Anzi, a essere precisi, non ne esce affatto. Non vede la luce in fondo al tunnel, perché sui vaccini procede a ritmi da lumaca, se paragonata ai Paesi – i vituperati Stati nazionali sovrani – che hanno preferito fare da sé. Guardiamo i dati riportati da Our world in data, relativi al numero di dosi somministrate ogni 100 abitanti. La media UE è di 6,09. Quella degli USA è 19,39, quella del Regno Unito 27,03, quella di Israele, ormai, 87,06. L’Unione sta perdendo alla grande il confronto con tutti gli altri grandi concorrenti e, per questo, è ridicolo che, come fa qualcuno, ci si metta a celebrare la campagna vaccinale italiana. Perché siamo andati, sì, un po’ meglio degli altri, ma solo per essere i primi tra gli ultimi della classe. Omissis. È finita con Ursula von der Leyen, che ha chiesto scusa per i ritardi e poi ha montato una battaglia contro i produttori, rei di non rispettare i tempi delle consegne. Omissis. L’Europa, d’altronde, è stata surclassata anche sul piano dei risultati raggiunti dal settore privato. La prima casa farmaceutica a inventare un vaccino è stata l’americana Pfizer (anche se ha lavorato in tandem con la tedesca Biontech). E anche Moderna è americana. Intanto, sta per arrivare il preparato dall’altra statunitense, Johnson & Johnson. Grossi problemi, invece, hanno avuto gli anglosvedesi di Astrazeneca, che hanno utilizzato le ricerche di Oxford e dell’italiana IRBM, ma almeno hanno portato a casa un risultato. Oggi, si vaccina anche con il loro immunizzante. La francese Sanofi, dal canto suo, ha combinato un pasticcio e, alla fine, si è dovuta arrendere pure la tedesca Merck. Siamo in attesa del primo “miracolo” italiano, con il vaccino tricolore dello Spallazani e di Reithera, che dovrebbe arrivare entro l’estate. Comunque, su tutti i fronti, gli americani sono arrivati per primi. Fa specie, infine, il paragone con la Gran Bretagna. Ai tempi della Brexit, gli opinionisti paventavano ogni sciagura. Tra le altre cose, annunciavano che agli inglesi sarebbero mancate persino le medicine. Ironia della sorte: per la campagna vaccinale, il divorzio dall’Unione europea è stato una manna. E adesso Boris Johnson, che ieri ha annunciato al Parlamento un piano per riaprire gradualmente il Paese (in Israele sono già pronti a tornare alla normalità, con i patentini vaccinali), medita pure di soffiare – di nuovo, ironia della sorte – il Campionato europeo di calcio alle altre nazioni, che si erano candidate per ospitare alcuni match.

(Nicola Porro febbraio 2021 Mondo Il Giornale .it)

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