L’oasi felice UE

Nov 27 • L'opinione, Prima Pagina • 14 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 19 novembre 2020. Il 18 novembre del 1911 Guglielmo Marconi telegrafa da Coltano, in Italia, un messaggio telegrafico che raggiunge la sede del New York Times a New York attraverso un ricevitore installato in Nuova Scozia. Il messaggio percorre 6500 chilometri battendo il precedente record di 3500 chilometri.

Perché l’UE non espelle Ungheria e Polonia?

La notizia che i governi di Ungheria e Polonia abbiano posto il veto al nuovo bilancio dell’Unione Europea – e quindi anche al cosiddetto Recovery Fund – ha fatto riemergere il dibattito in corso ormai da diversi anni sulla presenza all’interno dell’UE dei due paesi.

Da tempo, entrambi sono guidati da governi semi-autoritari che violano sistematicamente i valori contenuti nei trattati europei: non rispettano i diritti delle minoranze etniche e degli oppositori politici, riempiono i tribunali di giudici fedeli più che competenti, restringono la possibilità di ricorrere all’interruzione di gravidanza, esercitano un controllo oppressivo sui media e indirizzano fondi pubblici – anche quelli europei – verso un ristretto circolo di sostenitori.

In molti si chiedono perché l’Unione europea non prenda dei provvedimenti drastici nei loro confronti: per esempio la sospensione o persino l’espulsione dall’UE, come del resto aveva suggerito esplicitamente l’allora ministro degli Esteri lussemburghese nel 2016 e, in maniera più sottile, il primo ministro olandese Mark Rutte alcuni mesi fa.

I motivi per cui l’Unione europea non ha mai minacciato né tantomeno preso misure del genere sono due. Il primo è che espellere un paese dall’Unione non è affatto semplice, anzi. Il secondo è che una o più espulsioni avrebbero delle controindicazioni molto evidenti e potenzialmente molto problematiche per gli altri paesi.

(Di Luca Misculin Konrad novembre 2020)

La Bulgaria ha bloccato le trattative per l’ingresso della Macedonia del Nord nell’Unione europea

«La Bulgaria – ha dichiarato Zahariev dopo che i ministri degli Esteri dell’Unione europea avevano discusso l’argomento in una riunione online – in questa fase, non può sostenere la bozza del quadro negoziale con la Repubblica di Macedonia del Nord e lo svolgimento della prima conferenza intergovernativa.» Zahariev ha aperto invece ai negoziati con l’Albania. I colloqui di adesione all’Unione di Macedonia del Nord e Albania dovrebbero iniziare a dicembre con una conferenza intergovernativa.

Per cercare di aderire all’Unione europea, la Macedonia ha dovuto accettare di aggiungere la parola “Nord” al suo nome ufficiale, per risolvere uno scontro decennale con la Grecia che ha una sua regione settentrionale con quel nome. Anche la Francia, nel 2019, aveva manifestato scetticismo sull’ingresso del paese nell’Unione europea. La Bulgaria starebbe cercando garanzie che la Macedonia del Nord, una volta entrata nell’Unione europea, non avanzi alcuna rivendicazione per una minoranza di lingua macedone in Bulgaria. La Bulgaria vorrebbe che nei documenti ufficiali dell’Unione, per evitare di menzionare direttamente la “lingua macedone”, si dicesse che deriva dal bulgaro.

(Il post Konrad 17 novembre 2020)

Mattarella: “Il virus tende a dividerci, basta polemiche scomposte per interessi di parte. Serve leale collaborazione tra le istituzioni”

l presidente della Repubblica, intervenendo all’assemblea dell’Anci, ha fatto un nuovo appello agli amministratori: “La libertà rischia di indebolirsi quando si abbassa il grado di coesione, di unità tra le parti. È questa la prima responsabilità delle istituzioni democratiche”. E ha invocato il “senso di responsabilità” degli italiani: “Ci si renda conto, tutti, della gravità del pericolo del contagio”

(Il fatto quotidiano 17 novembre 2020.)

La Norvegia ha un’idea precisa su diritti umani e Stato di diritto

Negli ultimi mesi, la Norvegia ha preso una serie di iniziative per sanzionare due paesi membri dell’Unione europea – Ungheria e Polonia – a causa delle loro ripetute violazioni dei diritti umani e dello Stato di diritto. Il governo norvegese, che dal 2013 è guidato da Erna Solberg, del Partito conservatore, ha sospeso l’erogazione di milioni di euro di sovvenzioni, provocando effetti molto più rilevanti ed estesi di quelli prodotti finora dalle iniziative dell’Unione europea, a quanto pare non altrettanto efficaci.

La Norvegia non è membro dell’Unione europea, ma fa parte del mercato unico grazie all’accordo sullo spazio economico europeo (SEE, che include i paesi dell’Unione, Islanda, Liechtenstein e Norvegia), che ha tra i suoi obiettivi quello di ridurre le disparità economiche in tutto lo SEE. Attraverso il sistema delle sovvenzioni dello SEE e della Norvegia, il governo norvegese dà ingenti somme di denaro a quindici paesi membri dell’Unione economicamente più deboli, tra cui Ungheria e Polonia. Negli ultimi anni, però, il governo norvegese è diventato sempre più esigente per quanto riguarda gli standard richiesti sui diritti umani e sullo stato di diritto per accedere ai fondi erogati: a volte è andato anche oltre la stessa Unione Europea.

( Konrad  12 ottobre 2020)

Una spia nell’ufficio di Merkel: il giallo che fa tremare Berlino

Sembra la trama di una spy story ma non lo è. Una spia dell’intelligence egiziana è riuscita a infiltrarsi all’interno dell’ufficio stampa della cancelliera Angela Merkel. Omissis. Secondo il rapporto dell’intelligence interna tedesca, sia il servizio di intelligence estero egiziano (Gis) che il suo servizio di intelligence interno (Nss) sono attivi in ​​Germania. Uno dei loro obiettivi è raccogliere informazioni sugli oppositori del regime egiziano del presidente Abdel Fattah al-Sissi che vivono nel paese, in particolare sui sostenitori della Fratellanza musulmana, bandita in Egitto dal 2013. Presso il Bundespresseamt, la spia si occupava delle visite e dell’accoglienza dei visitatori: secondo i media tedeschi, avrebbe cercato di sfruttare quella posizione per monitorare in particolare i giornalisti egiziani.

(Roberto Vivaldelli 18/11/2020 Il Giornale .it)

La storia infinita. Perché Regno unito e Unione europea continueranno a scontrarsi anche dopo la Brexit

Anche se Regno unito e Unione europea trovassero un’intesa commerciale post Brexit all’ultimo minuto, quel lieto fine non sarà l’epilogo delle tensioni fra i due blocchi. Sarà al massimo un finale di stagione. Una tregua. Quattro anni di burrasche diplomatiche sono il preludio di un futuro ancora tutto da scrivere: disallineata dagli standard comunitari, come si muoverà Londra? E quali saranno le contromosse di Bruxelles? La Brexit ha conseguenze di lungo periodo, è presto per misurarne l’onda d’urto. I prossimi anni saranno il battesimo del fuoco di una Global Britain spacciata dai Brexiteers come una corazzata, ma che ha già cominciato a imbarcare acqua. Ne è convinto anche Nigel Driffield, professore di International Business alla prestigiosa Università di Warwick. Questo ultimo miglio del 2020 ha visto il premier Boris Johnson cambiare parzialmente rotta. Il motivo proviene dall’altro capo di una «relazione speciale» in crisi, con la vittoria di Joe Biden alle presidenziali americane.

(l’Inkiesta di Matteo Castellucci 18 novembre 2018)

La carica degli Ülkücüler: chi sono i Lupi grigi e perché preoccupano l’Europa

La caccia ai Lupi grigi in Europa potrebbe essere solo all’inizio. Dopo l’annuncio del governo francese, che ha bandito il gruppo ultranazionalista turco dal proprio territorio, parte del Parlamento europeo chiede una decisione analoga per mettere fuorilegge il movimento in tutta l’Unione. Un movimento che però, formalmente non esiste: grazie alle numerose associazioni di immigrati turchi nei paesi europei, i militanti riescono infatti a perseguire i loro obiettivi senza dare troppo nell’occhio. 
La leggenda vuole che fu una lupa a guidare le antiche tribù turche tra le montagne dell’Asia centrale, secoli prima che queste raggiungessero l’Anatolia e, successivamente, incontrassero l’Islam. Non a caso l’animale è simbolo nazionale, tanto da apparire nelle prime banconote della Repubblica di Turchia, sorta dalle ceneri dell’Impero ottomano. Il lupo diventa anche il simbolo del MHP (Partito del Movimento Nazionalista), fondato dal colonnello di simpatie naziste Alparslan Türkes nel 1969. La sezione giovanile di questo partito si chiama ufficialmente Ülkücü (“Idealisti”), ma per tutti sono già i Bozkurtlar (“Lupi grigi”). La loro ideologia è una sintesi identitaria fra la supposta superiorità etnica e la dottrina islamica, il loro obiettivo la creazione di un grande impero che riunisca tutti i popoli turcofoni dai Balcani alla Mongolia.

I giovani Idealisti si organizzano presto in formazioni para-militari, ricevendo in quegli anni supporto dagli Stati Uniti in funzione anti-comunista. Obiettivi delle loro iniziative violente sono sindacalisti, oppositori politici, minoranze religiose ed etniche come i Curdi o gli Aleviti: secondo lo storico Nikolas Brauns, 5mila persone muoiono in Turchia fra il 1975 e il 1980 a causa delle loro azioni.

( Di Vincenzo Genovese Linkiesta 18 novembre 2020)

Comments are closed.

« »