L’oasi felice UE

Nov 13 • L'opinione, Prima Pagina • 227 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 5 novembre 2020. Il 5 novembre del 1943 alla 20.10 cinque bombe (una resterà inesplosa) vengono sgangiate da un aereo sulla basilica di San Pietro in Vaticano nonstante la dichiarata neutralità. Sconosciuta la nazionalità dell’aereo

Dichiarazione comune dei membri del Consiglio europeo

Noi, leader europei, siamo sconvolti e rattristati dagli attentati terroristici perpetrati in Francia. Condanniamo nel modo più assoluto questi attentati che rappresentano un attacco ai nostri valori condivisi. Restiamo uniti e risoluti nella nostra solidarietà alla Francia, al popolo francese e al governo della Francia nella nostra comune e continua lotta contro il terrorismo e l’estremismo violento. Esortiamo i leader di tutto il mondo ad adoperarsi per il dialogo e la comprensione tra le comunità e le religioni piuttosto che per la divisione.

(Consiglio europeo 3 novembre 2020)

Cosa sappiamo finora dell’attentato terroristico di Vienna

Almeno 3 persone sono morte e altre 15 sono rimaste ferite nell’attacco di matrice terroristica avvenuto nella sera di lunedì 2 novembre nelle vie del centro della capitale austriaca. Nella sera di lunedì 2 novembre, Vienna è finita al centro di quello che il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha definito “uno spregevole attacco terroristico”, in una dichiarazione all’emittente pubblica ORF. I primi colpi di arma da fuoco per strada sono stati sparati intorno alle ore 20, nei pressi della sinagoga Stadttempel nella zona di Seitenstettengasse. Da lì si è sviluppata una serie di sparatorie condotte in sei diverse località del centro della capitale, da più uomini armati di fucili. Dopo diverse ore, alle 23:20, la polizia ha dichiarato che la propria operazione era “ancora attiva”, esortando le persone a rimanere in casa e a non usare i mezzi pubblici. Almeno 3 persone sono state uccise e altre 15 sono rimaste ferite (ma secondo alcuni quotidiani locali i numeri delle vittime, ancora da verificare, potrebbero essere più alti). La polizia austriaca ha risposto al fuoco – riporta su Twitter lo stesso corpo di sicurezza – e ha ucciso uno dei sospetti che è stato successivamente descritto dalle autorità come un simpatizzante dello Stato islamico, dotato di una finta cintura esplosiva. Secondo gli agenti potrebbe esserci almeno un’altra persona ancora in fuga per la città, motivo per cui il centro è ancora presidiato da forze dell’ordine e corpi speciali. La sparatoria è iniziata a poche ore dall’inizio del nuovo lockdown dell’Austria per contrastare la diffusione di Covid-19, e i bar e i ristoranti erano pieni di persone intente a godersi l’ultima notte di relativa libertà. Durante una conferenza stampa della mattina del 3 novembre, il ministro dell’Interno austriaco Karl Nehammer ha rinnovato l’invito ai cittadini di rimanere in casa il più possibile, mentre le indagini della polizia proseguono. Le scuole di Vienna nella giornata di martedì rimarranno chiuse. Il capo della comunità ebraica locale Oskar Deutsch, ha riferito che anche tutte le sinagoghe, le scuole ebraiche, le istituzioni comunitarie, i ristoranti e i supermercati kosher saranno chiusi martedì per precauzione – dal momento che non è ancora chiaro se la sinagoga Stadttempel (chiusa al momento dell’attacco) fosse l’obiettivo dei terroristi. Nehammer ha detto che l’attacco è stato un “assalto” ai valori dell’Austria e “un tentativo di indebolire o dividere la nostra società democratica”, aggiungendo tuttavia: “Non lasceremo che ciò accada”. Il governo ha annunciato l’avvio di una caccia all’uomo non solo nella capitale austriaca, ma in tutto il paese: “Abbiamo riunito diverse unità delle forze speciali che ora stanno cercando i presunti terroristi”, ha detto Nehammer. “Non intendiamo quindi limitarlo a un’area di Vienna perché questi autori sono in movimento”. La polizia ha raccomandato alle persone di non diffondere notizie non verificate online e di non condividere video degli eventi in corso sui social network, in quanto potrebbe mettere in difficoltà le operazioni

( Wired.it di Camilla Lombardi Contributor 3 novembre 2020)

 La resa dei conti interna al mondo scientifico nel dopo Covid

Dilaga il coronavirus e, con esso, anche la confusione nel mondo scientifico e, di conseguenza, fra i cittadini che un giorno seguono la linea espressa dai più ottimisti e, un altro, il filone dei pessimisti. Il settore scientifico risulta diviso e questo accresce le perplessità di tutti in merito a come affrontare la propria quotidianità con il virus. La spaccatura dai piani alti della scienza ha la conseguenza di favorire nel popolo la libera interpretazione circa la pericolosità del coronavirus. Una situazione questa che fa pensare a cosa accadrà nel post pandemia, con domande che sorgono spontanee: alla fine dell’emergenza sanitaria ci sarà una resa dei conti nel mondo scientifico per accertare eventuali responsabilità sulla confusione? Omissis. Che la mancanza di una comunicazione unitaria sia stata determinante lo ha confermato gli scorsi giorni lo studioso Pierluigi Fagan su InsideOver: “Sin dall’inizio c’è stato un grosso problema di comunicazione. Su tutti i canali televisivi – ha detto l’esperto di comunicazione – ci sono stati e ci sono epidemiologi, virologi, che esprimono il loro punto di vista alimentando diversi pensieri, in alcuni casi contrapponendosi. Manca una comunicazione centrale, affidabile e credibile, espressa in termini semplici ma diretti verso la popolazione in modo da far capire veramente il problema”. Omissis. L’arrivo della pandemia ha evidenziato come qualcosa evidentemente non sia andata per il verso giusto. A partire dal ruolo e dalle responsabilità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Quando tutto questo sarà finito – ha dichiarato a InsideOver il virologo Massimo Clementi – occorrerà capire cosa è successo in Cina e perché l’OMS si è mossa così in ritardo”. Una posizione, quella del professore del San Raffaele, che è arrivata anche da un’oggettiva constatazione: “Nel 2009, in occasione dell’epidemia da A/H1N1, ci si è mossi per tempo – ha fatto notare Clementi – oggi no. Forse perché oggi l’OMS è più un organismo politico che scientifico”. E del resto dubbi sull’operato dell’organizzazione sono stati avanzati da più parti negli ultimi mesi. A partire dall’ambito politico, con in testa il presidente USA Donald Trump che ha più volte accusato l’OMS di aver nascosto i veri dati su pressione della Cina. Nel Libro Nero del Coronavirus, di Andrea Indini e Giuseppe De Lorenzo, è stato messo in evidenza come tra gennaio e febbraio i delegati dell’OMS abbiano più volte elogiato gli sforzi cinesi per il contenimento dell’epidemia, senza rilevare grandi criticità. Osservazioni però ben smentite dai fatti, visto che il virus non è stato affatto contenuto e si è dovuto attendere l’11 marzo per dichiarare la pandemia. In quel momento il Covid era già diffuso in buona parte del pianeta. A gettare ulteriore sospetto sulle azioni dell’OMS in Cina, anche la figura del segretario Tedros Adhanom Ghebreyesus. Eletto al vertice dell’organizzazione nel 2017, da ministro degli Esteri dell’Etiopia, come raccontato da Gian Micalessin su IlGiornale, è risultato molto vicino alla Cina e anche sulla sua nomina ci sarebbe lo “zampino” di Pechino. Da qui le critiche verso la sua azione, ritenuta profondamente orientata verso gli interessi cinesi soprattutto a inizio emergenza. Ma non è soltanto l’OMS a essere potenzialmente nel mirino di una possibile vera e propria resa dei conti all’interno del mondo scientifico. Omissis. Un buon numero di virologi sta iniziando a chiedersi se forse non sia il caso di fare “mea culpa”, usando ancora una volta le parole di Maurizio Clementi. Questo perché le avvisaglie su una possibile pandemia c’erano tutte e da tanti anni. Eppure non si è riusciti a intervenire per tempo. Omissis. E c’è già chi ha iniziato a pensare al dopo emergenza, quando da più parti si chiederà conto delle responsabilità dell’attuale situazione e dei disastri procurati dal non controllo della pandemia. In poche parole, non è dato sapere se il mondo post Covid sarà o no uguale a quello di prima, mentre è assai probabile che il panorama scientifico subirà scossoni molto profondi

(INSIDEROVER Mauro Indelicato , Sofia Dinolfo 5/11/2020)

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