L’Oasi felice UE

Lug 24 • L'opinione, Prima Pagina • 8 Views • Commenti disabilitati su L’Oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 15 luglio 2020.  IL 15 luglio 1965 la sonda spaziale Mariner 4, lanciata il precedente 28 novembre, raggiunge il pianeta Marte.

Umanesimo 4.0. Per ripartire non basta l’economia circolare, occorre mettere l’uomo al centro di tutto

Focalizzati sulla pandemia, abbiamo perso di vista le nostre responsabilità. Per risollevare le sorti globali c’è però bisogno di una ri-evoluzione delle coscienze che generi una ri-evoluzione dei comportamenti, individuali e sociali, che portino a una ri-evoluzione globale. «C’è gente che soffre. C’è gente che sta morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E voi non siete capaci di parlare d’altro che di soldi e di favoleggiare un’eterna crescita economica. Come osate!». Ricordate queste parole? E come potreste, questi ultimi mesi sono stati più densi di un secolo e proprio un secolo sembra passato da quando Greta Thunberg le ha pronunciate all’ONU. Era solo l’autunno dell’anno scorso. Di quel 2019 così lontano dal nostro presente e così focalizzato su argomenti fondamentali che purtroppo abbiamo relegato a un ruolo di secondo piano, su uno sfondo che rischia di impallidire e sfocarsi verso un veloce quanto probabile oblio.

Nel frattempo, all’interno del circolo polare artico si sono toccati nuovi record assoluti di caldo. Per esempio, i 38 gradi Celsius registrati nella regione russa della Siberia. Il Guardian ritiene che l’ondata di caldo artica sia la manifestazione più evidente della tendenza al riscaldamento globale, non potrebbe esserci un segnale più chiaro di questo circa la necessità di agire subito. Oltretutto, avverte, avrà anche l’effetto immediato di alimentare gli incendi.

La Siberia e il circolo polare artico in generale, in precedenza hanno già sperimentato altri mesi di giugno relativamente caldi. Ciò che è preoccupante –  spiega il direttore di Copernicus Climate Change Service (C3S) di Ecmwf –  è che l’Artico si sta riscaldando più velocemente del resto del mondo. Inoltre, l’umidità del suolo inferiore alla media è stata un fattore che ha contribuito all’aumento dell’attività degli incendi, concentrata principalmente nell’estremo nord-est della Siberia. Sia il numero sia l’intensità hanno portato alle emissioni stimate più elevate negli ultimi 18 anni: in giugno, sono stati rilasciati nell’atmosfera un totale di 59 megatonnellate di CO2, un dato superiore al totale di giugno dell’anno scorso che si attestava a 53 megatonnellate.

Se la Siberia spicca come la regione dove si sono verificate le anomalie più importanti, anche l’Europa ha registrato temperature ben al di sopra della media a nord rendendo in generale per il nostro continente, giugno 2020 il secondo mese di giugno più caldo di sempre.

Il 2020 ci ha costretti a fare i conti con le nostre fragilità, umane e sociali. Ci ha messo brutalmente di fronte a quel senso di caducità che negli scorsi decenni avevamo sfrontatamente relegato nel sottoscala delle nostre coscienze. Dimentichi dei nostri doveri ci siamo abbandonati allegramente allo sperpero e alla spoliazione delle nostre risorse credendo, sulla scorta di chissà quale fondamento, che esse fossero infinite, o peggio, infischiandocene. In queste settimane abbiamo imparato forzatamente a capire che la nostra salute, le nostre prospettive, il nostro futuro e la nostra vita stessa, dipendono dall’altro, dai comportamenti degli altri.

Allo stesso modo gli altri dipendono da noi, dai nostri comportamenti. Siamo stati chiamati alla responsabilità sociale e l’esercizio con cui abbiamo completato questo nostro apprendimento è stato chiamato distanziamento sociale.

E cosa altro è se non la rappresentazione plastica delle infinite interconnessioni visibili e invisibili che reggono e sottintendono l’esistenza tutta?

“Tanto dai, tanto ricevi”: una regola di vita banale di cui, però, troppo spesso ci siamo dimenticati. Se ne è dimenticata l’umanità intera, verrebbe da dire, un’amnesia collettiva che ci riporta alla necessità di ripensare il nostro modello economico e sociale.

Affinché i riflettori non si spengano definitivamente, dobbiamo assumerci tutte le nostre responsabilità consapevoli che l’economia circolare non basta: occorre un’altra dimensione, quella della persona, che dovrà essere al centro di tutto. La persona è l’asse che aggiunge alla circolarità la terza dimensione che evolve il sistema e lo rende sferico quindi solido, armonioso, equilibrato e contemporaneo dove la gratitudine rappresenta l’energia vitale.

Sono convinto che per risolvere le difficili circostanze in cui l’intera umanità versa, aggravate anche da questo fattore invisibile che dobbiamo imparare a conoscere e dal quale scientificamente ci dobbiamo proteggere, serva una ri-evoluzione delle coscienze che generi una ri-evoluzione dei comportamenti, individuali e sociali, che portino a una ri-evoluzione globale.

(Economia sferica di Oscar di Montigny)

Arcipelago Europa. Perché l’Unione dovrebbe imparare a conoscere i suoi territori d’Oltremare

In tutto il mondo ci sono migliaia di isole francesi, olandesi, danesi, portoghesi e spagnole in cui vivono sei milioni di cittadini comunitari. L’antropologo Favole ha studiato in modo organico queste realtà: «Siamo immobilizzati nel mito di un’identità statica, loro guardano al futuro» Omissis. La raccolta di saggi “L’Europa d’Oltremare”, curata dal docente di Antropologia culturale all’Università degli Studi di Torino Adriano Favole, appena uscito per Raffaello Cortina Editore, per la prima volta fa luce in maniera unitaria su queste realtà di cui nel Vecchio continente tendiamo a dimenticare l’esistenza. Soprattutto perché la nostra visione del mondo e della politica, fatta di Stati nazione e marginalità delle isole, fatica a classificare questi paesi. «Ho incontrato tantissimi francesi che non hanno mai sentito parlare delle francesi Wallis e Futuna o Mayotte nell’Oceano Indiano o che non sapevano che la Francia avesse terre antartiche», racconta Favole, che da metà anni Novanta studia i territori d’Oltremare francese. Non si può dire essi non siano stati studiati: giuristi, economisti, politologi e – non da ultimo – antropologi, se ne sono occupati, ma sempre concentrandosi su singole isole o arcipelaghi, mai osservando in modo organico gli Oltremare d’Europa come, appunto, realtà diversificate legate a un medesimo continente. Per favorire un approccio comparativo e uno sguardo organico Favole l’anno scorso ha attivato all’Università di Torino il laboratorio di ricerca “Arcipelago Europa”, e da settembre partirà un seminario permanente che ogni 15 giorni ospiterà specialisti da tutto il mondo.

«La storia di questi territori è molto frammentata ed è sempre stata legata più alle madri patrie, che loro chiamano métropole. Ma un approccio organico sugli Oltremare ha senso, poiché dalla metà degli anni Novanta proprio da parte loro è iniziata una politica più unitaria nei confronti dell’Europa: hanno cominciato a fare rete, nel 2000 hanno costituito l’Octa, l’Associazione dei Paesi e Territori d’Oltremare, che si riunisce a Bruxelles una volta all’anno e negozia con l’Unione europea». Omissis. I saggi contenuti in “L’Europa d’Oltremare” trattano elementi molto diversi tra loro: dalla mobilità degli studenti d’Oltremare francesi – che vanno a studiare in Francia e vengono considerati come immigrati -, al rapporto con il mare e la barriera corallina dei bambini, dalle conseguenze della Brexit ai gruppi etnici che abitano le diverse isole. In tutti i casi l’approccio è antropologico.

Negli Oltremare esistono dinamiche e convivenze etniche molto complesse: «Ci sono i popoli indigeni che stavano lì da prima della colonizzazione, poi i discendenti dei popoli deportati o immigrati (gli schiavi nei Caraibi o la manodopera asiatica che va a lavorare nelle isole del Pacifico), ci sono i discendenti dei primi coloni, che si sentono i pionieri e spesso sono in conflitto con i métros, cioè i cittadini della madrepatria – di solito funzionari – che restano sull’isola per brevi periodi». Omissis. «A Futuna, per esempio, l’insegnamento delle scuole primarie è affidato alla Chiesa: ciò sarebbe impensabile, persino incostituzionale in Francia. Ma il partito progressista di Futuna non si permetterebbe mai di metterlo in discussione. Oppure, a Futuna e Wallis è molto forte il centrodestra: un approccio solo politologico farebbe fatica a capire il motivo. La ragione sta nel fatto che gli emigrati francesi in Nuova Caledonia si son trovati in forte conflitto con i kanak, cioè gli indigeni, che invece son più indipendentisti e di sinistra». Omissis. «Ancora non conosciamo tutte le potenzialità della Groenlandia o dell’Antartide. La Guyana francese è un giacimento d’oro che non è ancora stato esplorato: ci si è limitati a raccogliere l’oro nei fiumi, ma non sono state scavate miniere. C’è un enorme progetto francese di estrazione, la “Montagna d’Or”, che Emmanuel Macron ha provato a rilanciare, ma è una questione molto delicata». Omissis. Se guardassimo con più attenzione agli Oltremare d’Europa, cominciando col renderli visibili nella cartografia, anche la retorica del continente-fortezza si disgregherebbe. Ci accorgeremmo che l’Europa ha satelliti sparsi in tutto il mondo, confina con i mari del Venezuela, del Mozambico, del Madagascar, con Vanuatu e le Figi. Spetta al Vecchio Continente decidere che relazioni avere con questi territori: «Li può trattare come una rete di colonie con cui negoziare oppure può viverli come una rete di relazioni culturali e politiche, guardando a sè stessa come a un arcipelago».

(Europa di Nicola Baroni)

Roccella Jonica, sbarcati 28 migranti positivi al Covid

Dei 70 migranti, tutti maschi e di nazionalità pakistana, sbarcati ieri a Roccella Jonica in provincia di Reggio Calabria, 28 sono risultati positivi al tampone per il coronavirus. I migranti erano stati avvistati venerdì sera a bordo di un’imbarcazione a largo di Caulonia e sono stati trasportati fino al porto con una motovedetta.

(Ankronos luglio 2020)

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