L’oasi felice UE

Mag 29 • L'opinione, Prima Pagina • 32 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 23 maggio 2020. Il 23 maggio 1949 riunito il consiglio parlamentare è proclamata formalmente la Repubblica federale tedesca.

Israele sta per annettersi la Valle del Giordano e l’UE si indigna.

È paradossale assistere al coro di reazioni scomposte all’annuncio del nuovo governo israeliano sull’imminente annessione della Valle del Giordano, che sarà realizzata al termine dell’attuale transizione dovuta all’emergenza Covid-19, ovvero dal 1° luglio prossimo. L’Unione europea, moralmente indignata, ha dichiarato che ricorrerà a tutti i mezzi diplomatici in suo possesso per dissuadere il governo israeliano da questa scelta definita come un’azione illegale e unilaterale, in modo non dissimile da altre azioni passate di Israele che però non sono mai state oggetto di alcuna sanzione ufficiale. Tra tutte spicca l’annessione di fatto di Gerusalemme est nel 1967, poi ufficializzata 13 anni dopo (1980), che sollevò un coro di proteste da parte della comunità internazionale e in sede ONU, ma senza sfociare in alcuna risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza contro Israele. Non è improbabile che anche stavolta la reazione europea, per quanto idealmente improntata al rispetto del diritto internazionale, assuma caratteristiche analoghe, sfociando in proteste diplomatiche clamorose quanto prive di effetti concreti. Questo, sempre che l’Unione riesca a trovare una quadra al suo interno, con la Germania e il gruppo Visegrad – in particolare l’Ungheria – che, per ragioni diverse, premono per una risposta più annacquata. Omissis. La propaganda israeliana sostiene, a ragione, che si tratti di un’azione in profonda continuità con il passato. Il mandato britannico avrebbe destinato tutta la Palestina mandataria alla creazione di un focolare ebraico alla conferenza di San Remo (1920), e la Cisgiordania sarebbe stata legittimamente conquistata dall’esercito israeliano in una guerra di autodifesa nel 1967. Non si tratterebbe, dunque, di un’annessione, termine che veicola contenuti negativi, riecheggiando la recente occupazione russa della Crimea e altre azioni illegali a carattere istantaneo e violento – ma della pacifica quanto graduale “estensione” della sovranità israeliana ad aree che di fatto già appartengono allo Stato ebraico e sono da esso amministrate da anni. In sintesi, la presunta annessione da parte israeliana costituirebbe piuttosto una regolarizzazione della situazione esistente: un atto di chiarezza istituzionale piuttosto che di sovvertimento dello status quo. Il fatto che l’azione sia intrapresa senza l’accordo della controparte, poi, non significherebbe nulla, essendo Israele regolarmente responsabile dell’area C secondo gli accordi di Oslo. Ancora più sorprendente è, però, la totale mancanza di reattività da parte palestinese. Le reiterate dichiarazioni rilasciate a caldo dal presidente Mahmoud Abbas sulla volontà di sospendere la cooperazione in materia di sicurezza con Israele, rilanciando il dialogo con il suo avversario Hamas, finora sono rimaste lettera morta. Omissis. Ancora più spregiudicatamente, il suo concorrente Hamas nemmeno considera l’imminente annessione un ostacolo a stringere con Israele l’accordo segreto sullo scambio di prigionieri attualmente in corso: scelta certamente foriera di vantaggi concreti per il governo della Striscia, ma che testimonia sia l’estremo pragmatismo della leadership islamista che la disgregazione in cui versa l’identità nazionale palestinese. In sintesi, l’annessione è un film già visto: a credere che costituisca uno spartiacque storico rimane solo un’Unione europea che vorrebbe una realtà diversa da quella che è, ma senza possibilmente giocarvi alcun ruolo. Omissis.

(Il fatto quotidiano 22 maggio 2020 di Claudia De Martino)

UE, Conte sente Macron e Merkel: “Recovery fund sia all’altezza della sfida”. Le Maire avverte: “Austria, Danimarca, Svezia e Olanda contrarie”. Dombrovskis: “Ambizione Commissione è arrivare a mille miliardi”

ll ministro dell’economia francese, promotore della proposta che vale 500 miliardi di euro, avverte: “Trovare un accordo sarà difficile”. La sintesi franco-tedesca è già un compromesso fra le richieste del sud e i veti dei paesi rigoristi, ma mentre a Berlino viene salutato come “un grande passo avanti”, a Vienna Kurz già anticipa il suo no: “Pronti ad aiutare solo con prestiti”. Ora, l’attesa è per il 27 maggio, quando arriverà la proposta di Bruxelles. Il vicepresidente: “Non solo investimenti, anche riforme. Lavoriamo per anticipare fondi già al 2020”

(F.Q. 19 maggio 2020)

Quali sono i paesi più pacifici del mondo?

Nonostante i conflitti brutali e prolungati che fanno fuoco nel Medio Oriente, il mondo è diventato leggermente più pacifico nell’ultimo anno. E l’Europa rimane il luogo più pacifico del mondoun monito per coloro che auspicano la fine dell’Europa Unita.

Il paese più pacifico del mondo è l’Islanda, che ha mantenuto il suo posto in cima all’indice dal 2008. Le altre nazioni delle prime cinque sono la Nuova Zelanda, il Portogallo, l’Austria e la Danimarca.

Un piccolo cambiamento lo notiamo nei punteggi dei paesi più legati ai conflitti, come la Siria che resta la meno pacifica, seguita da Afghanistan, Iraq, Sud Sudan e Yemen.

Sei delle nove regioni geografiche dell’indice hanno registrato miglioramenti, il che ha portato al primo aumento dei livelli di pace globali fin dal 2014.

Il più grande deterioramento regionale è stato visto in Nord America. Ciò è stato in gran parte a causa delle elezioni presidenziali statunitensi che hanno polarizzato il fenomeno. Sebbene il periodo della relazione escluda gli attentati terroristici recenti in Europa, in particolare nel Regno Unito e in Francia, l’Europa rimane la regione più pacifica del mondo.

(Europea il quotidianoeuropeo.it)

La stretta di Orban: domande di asilo solo presso i consolati all’estero

Dopo la recente sentenza della Corte di Giustizia UE che ha definito illegale la detenzione di circa 300 immigrati clandestini attuata dall’Ungheria mediante strutture ubicate lungo il confine con la Serbia, il governo Orban ha annunciato una stretta radicale proprio in ambito migratorio.

Budapest ha infatti annunciato di recente, contemporaneamente alla liberazione degli aspiranti profughi in questione, una riforma in senso ancora più restrittivo della normativa nazionale in tema di diritto di asilo. La svolta promossa dall’esecutivo a guida Fidesz farà in modo, nell’intenzione del premier magiaro, di scoraggiare definitivamente i migranti dall’accalcarsi alle frontiere ungheresi per presentare istanza di protezione internazionale alle autorità del paese est-europeo.

Ad annunciare l’inasprimento delle leggi migratorie di Budapest, fa sapere il New York Times, è stato giovedì, tramite un tweet, Zoltan Kovacs, portavoce del governo Orban. Omissis

(Gerry Freda 23/05/2020 il giornale.it)

La Lagarde tira dritto: “L’euro è irreversibile, ma va cambiato il Patto di stabilità”

“Credo che i termini del Patto di stabilità e di crescita debbano essere rivisti e semplificati prima che si pensi a reintrodurlo, quando saremo usciti da questa crisi”: la proposta è di Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea (BCE), intervistata da Federico Fubini sul Corriere della Sera.

Dall’emergenza sanitaria alle ripercussioni economiche della pandemia, fino alla sentenza tedesca di Karlsruhe, Lagarde spiega a trecentosessanta gradi il suo punto di vista su come uscire dalla crisi del coronavirus, con una convinzione ben precisa: il rischio per l’euro è prossimo a zero e la moneta unica è irreversibile. Ricordando la missione della Banca centrale europea, Lagarde spiega che “la stabilità dei prezzi è il cuore del nostro mandato, con un’inflazione al di sotto ma vicina al 2%”. In circostanze come quelle di oggi, afferma, “in cui l’inflazione – e le attese di inflazione – sono nettamente inferiori all’obiettivo e l’economia è in profonda recessione, la BCE deve perseguire una politica monetaria accomodante quanto necessario per stabilizzare, allo stesso tempo, l’inflazione e l’economia. Dobbiamo intervenire ogni qual volta si manifesti un rischio di restrizione delle condizioni finanziarie”. Omissis

(Roberto Vivaldelli Il giornale.it 18/05/2020)

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