L’oasi felice UE

Apr 17 • L'opinione, Prima Pagina • 303 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di scrivere queste notizie il giorno 09/0/2020. Il giorno 09/04/1492, a causa di una ericemia che, degenerata in infezione, gli ha provocato una cancrena alla gamba, muore a Firenze lo scrittore, politico e mecenate Lorenzo de’ Medici, signore della città, detto “il Magnifico”.

Coronavirus, Berlino: “Pronti a fare la nostra parte.

L’Eurogruppo di martedì rappresenta una giornata cruciale non solo per comprendere come reagirà l’Unione europea alla imminente crisi economica provocata dal Covid-19, ma anche per il futuro stesso dell’UE, forse mai così in bilico come nell’ultimo periodo.

Omissis. L’importante, spiegano da Berlino, “è che i mezzi finanziari non siano vincolati a condizioni inutili”, pena “la ricaduta nella politica dell’austerità” subito dopo la crisi, che “porterebbero a una disparità di trattamento di singoli Stati membri”. I ministri tedeschi difendono il MES, il meccanismo europeo di stabilità che, a loro dire, “mette a disposizione i mezzi senza bisogno di troika, controllori o commissioni”, ma va adeguato “in modo ragionevole”. Insomma, molto fumo e poco arrosto, per ora.

(Roberto Vivaldelli IL Giornale 04/2020).

Il gatto e la volpe

Ma come poteva Giuseppe Conte credere, anche solo lontanamente, che Emmanuel Macron stesse davvero dalla sua parte? Davvero non gli è mai venuto il dubbio che nella strategia dell’Eliseo non ci fosse la benché minima intenzione di fare sponda con Palazzo Chigi? Eppure, è la stessa persona che in più di un’occasione ha dato prova di essere più che propenso a pugnalare alle spalle. Lo ha fatto quando c’era in ballo l’emergenza sbarchi. Ma non solo. Ha tramato in lungo e in largo per estromettere Roma dal tavolo internazionale sulla Libia. E ha pure giocato sporco quando in ballo c’erano gli asset del suo paese. Eppure, nonostante tutti questi precedenti, “Giuseppì” gli è andato dietro, manco fosse il suo migliore amico.

Il risultato? Alla fine, Macron ha stretto il patto con il suo vero (e unico) sodale: Angela Merkel. Il gatto e la volpe.

L’ultimo colpo basso all’Italia arriva nella trattativa sugli aiuti per l’emergenza economica scatenata dall’epidemia da coronavirus. Mentre nelle nostre città muoiono a migliaia, a Bruxelles si sono messi a litigare su quanti soldi in più si possono spendere per salvare le vite in pericolo o per far ripartire un sistema in ginocchio. Si sta cavillando anche (e questo è sicuramente il punto più rischioso) sulle clausole per la restituzione di questi soldi. Perché in Europa nessuno dà niente per niente. E così, mentre il presidente Donald Trump inonda l’America di dollari, Conte si è andato a invischiare in una lite senza senso con la Merkel per trovare lo strumento più adatto a far entrare in Italia qualche euro in più. Sul tavolo le ipotesi dei coronabond e dell’accesso al MES ma senza quelle condizionalità che portano alle riforme lacrime e sangue imposte dalla Troika.

Macron e Sanchez si sono subito schierati al fianco di Conte. Sembrava fatta: la Merkel, dopo tutto, era in minoranza. Ma poi? Poi è finita come doveva finire. Ha deciso ancora una volta la Germania. Vi sembra strano? Macché. Dopo tutto ai vertici di Commissione UE, Fondo salva Stati e Banca europea degli investimenti non ci sono tre tedeschi? Che poi, in uno sprazzo di sincerità, nei giorni scorsi proprio Ursula von der Leyen aveva detto chiaro e tondo che i coronabond erano “solo uno slogan” lasciando intendere che l’unica strada aperta è quella del MES. Si, ma a quali condizioni? Ovviamente quelle imposte da Berlino. Venerdì, infatti, Macron ha lasciato solo Conte e ha appoggiato l’idea della Merkel di adottare “condizionalità light”. Ogni paese che ne farà richiesta accederà a un 2% del PIL nazionale. All’Italia, tanto per intenderci, arriveranno 36 miliardi di euro che, a ben guardare sono poco e niente, per far fronte all’imponente crisi che ci sta travolgendo.

Omissis. Gli interessi dell’Italia, insomma, non sono in cima agli interessi di chi comanda in Europa. E Parigi non può essere l’alleato con cui fermare gli egoismi di Berlino. Il gatto e la volpe non si faranno mai la guerra sul serio. Continueranno a tramare alle nostre spalle per fare i propri interessi. Ora non resta che lo capisca anche Conte, che non deve fidarsi di certe persone… almeno finché in Europa ci saranno politici, come il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra, che credono che “in passato il Fondo Salva Stati ha dato ottimi risultati”.

(Il Blog di Andrea Indini 04/2020).

Il lato oscuro del vaccino anti Covid-19

Medici, esperti, giornalisti, politici. Tutti ripetono che torneremo alla normalità, ma lo faremo soltanto quando sarà pronto un vaccino contro il Covid-19. Considerando che letteralmente mezzo mondo, cioè quasi 4 miliardi di persone, è bloccato in casa in attesa che la tempesta perfetta cali d’intensità, si capisce quanto sia fondamentale avere tra le mani una cura capace di neutralizzare il nuovo coronavirus. Al momento non esiste niente di tutto questo, e l’unica arma a disposizione degli Stati resta il distanziamento sociale, da conseguire in forme più o meno estreme e attraverso modalità più o meno coercitive. Si va dal coprifuoco imposto in Thailandia alla quarantena di ferro cinese, dall’“uscire solo in caso di emergenza” italiano al più morbido controllo degli inglesi. Omissis. Mentre ogni giorno balza agli onori della cronaca un presunto farmaco miracoloso (che nel giro di poche ore si rivelerà essere sostanzialmente inutile alla causa), cinque grandi multinazionali stanno disputando una corsa serrata per trovare il tanto famigerato vaccino anti Covid-19. La competizione è globale e senza esclusione di colpi. Stando a quanto riferito sabato scorso dal think tank Milken Institute, sono in lizza 97 trattamenti farmacologici (si va dall’utilizzo degli anticorpi agli antivirali, fino alle terapie basate sull’RNA) e 52 vaccini. Attenzione ai facili entusiasmi. Prima di assistere alla fumata bianca dovranno passare altri mesi, realisticamente tra i 12 e i 18 mesi. Questo sarà il tempo necessario per effettuare tutti i test clinici del caso, salvo poi individuare il vaccino giusto e avviarne la produzione di massa. Va da sé che il fortunato che prima degli altri uscirà vittorioso con la pozione magica in mano si assicurerà diversi denari. Le big pharma si preparano quindi a realizzare enormi affari, e più in fretta riusciranno a realizzare un vaccino prima passeranno all’incasso. Per farsi un’idea delle cifre, a detta di Fortune Business Insights alla vigilia dell’esplosione del nuovo coronavirus il mercato dei vaccini avrebbe toccato la soglia degli 83,6 miliardi di euro da qui al 2026. Con l’aggiunta del Covid-19 i numeri saranno ancora più alti. Scendendo nel dettaglio della corsa al vaccino, scrive Il Fatto Quotidiano, i riflettori sono puntati su cinque multinazionali, le stesse che sono responsabili di quasi quattro quinti delle vendite globali di vaccini. Eccole, una dietro l’altra: GlaxoSmithKline (Regno Unito, che nel 2018 ha registrato un giro d’affari di 34,2 miliardi), Merck (Stati Uniti, 36,83 miliardi), Sanofi (Francia, 34,46 miliardi), Pfizer (Stati Uniti, 46,72 miliardi) e Gilead Sciences (Usa, 19,3 miliardi). Omissis.

(Federico Giuliani 04/2020)

Speciale Corona Virus

La crisi determinata dalla pandemia di Covid-19 è destinata ad avere effetti più pesanti di quella del 2008. Le ragioni sono molteplici, e non solo di natura economica, ma anche geopolitica. Innanzitutto, lo shock economico sarà maggiore, e non solo in termini di caduta percentuale del PIL (già adesso in Europa si stimano perdite che si aggirerebbero intorno al 10% su base annua). Non è questione, infatti, di meri punti percentuali, ma di una differenza sostanziale nella natura dello shock. Il tracollo del 2008 fu finanziario, e i suoi effetti si riversarono sull’economia reale che però, pur con una notevole crisi del credito, continuò a funzionare. In questo caso, invece, ci troviamo di fronte a un vero e proprio arresto (seppure non totale), provocato dallo stop delle attività produttive e da un crollo dei consumi determinato dal confinamento a casa delle persone. Questo arresto si sta verificando progressivamente su scala globale, da est a ovest, seguendo la diffusione del virus. Omissis. Tuttavia, sotto tale profilo, e più in generale sotto il profilo geopolitico globale, bisogna sottolineare che il Covid-19 non va considerato come causa della crisi attuale, ma piuttosto come potentissimo catalizzatore e acceleratore di una crisi già in atto, e originariamente messa in moto proprio dagli eventi del 2008. Il Covid-19 ha messo a nudo la totale impreparazione del mondo globalizzato di fronte a una pandemia che proprio l’interconnessione senza precedenti della globalizzazione ha reso così fulminea. E ha ribadito ulteriormente il declino della leadership statunitense, inesistente in particolare nei confronti dei propri alleati in difficoltà, mentre gli aiuti cinesi e russi (e cubani!) giungevano nell’Italia martoriata e altrove nel mondo. Al contrario, per amara ironia della sorte, gli Stati Uniti sono divenuti il nuovo epicentro mondiale dell’epidemia, e rischiano di pagare costi umani e sociali elevatissimi. Nonostante ciò, Washington si è ostinata finora a portare avanti un’odiosa politica delle sanzioni nei confronti dei suoi avversari, dall’Iran al Venezuela, con il rischio di trasformare l’infezione da Covid-19 in una catastrofe umanitaria in questi paesi e nelle regioni limitrofe. L’Europa, dal canto suo, non si trova in una situazione migliore. Il dilagare del virus ha fatto ancora una volta emergere la frammentazione europea e l’inadeguatezza delle istituzioni dell’Eurozona. Sia la fine dell’euro che una mutualizzazione del debito a livello europeo diventano in teoria scenari plausibili, ma più probabilmente si giungerà a una soluzione compromissoria nel tentativo di mantenere in vita un’Eurozona disfunzionale. Omissis. E possiamo solo vagamente immaginare quali saranno gli effetti quando l’infezione raggiungerà luoghi sovraffollati e privi di strutture sanitarie come i campi profughi in Grecia, Siria, Gaza, e altrove in Medio Oriente e nel mondo, mentre una precipitosa fuga di capitali lascia presagire una formidabile emergenza economica nei paesi emergenti.

(Roberto Iannuzzi il fattoquotidiano 6 aprile 2020)

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